Nuoto Catania. Adelante con juicio verso la Serie A1

PEO-17. La Nuoto Catania torna dove le compete, nella massima serie: la formazione di pallanuoto maschile etnea si è ripresa l’A1 a cinque anni dall’ultima apparizione, grazie a un progetto che va avanti giudiziosamente. Ben 11 elementi dei 13 in rosa sono catanesi, la società è ormai ben strutturata grazie alla gestione dell’impianto del PalaZurria, la piscina Francesco Scuderi, e conta su 120 elementi che garantiscono un’attività giovanile ricca e che consente di guardare al futuro con fiducia.

«Dieci degli undici catanesi vengono dal nostro settore giovanile – afferma l’allenatore Giuseppe Dato, trent’anni di militanza nella Nuoto Catania –, non avevo mai visto una situazione come quella di quest’anno. Alcune promozioni del passato erano arrivate con molti catanesi, ma provenienti anche da altre società. È un’impresa memorabile, è la promozione che ricorderò con più affetto».

Il lavoro parte da lontano, da una retrocessione clamorosa avvenuta nel 2009. «Quella squadra non doveva retrocedere – spiega Dato –: la Nuoto Catania per vent’anni ha fatto la A1 e la rosa era costruita con nove nazionali italiani e stranieri. Avevamo perso l’identità nella foga di ottenere i risultati, mancarono fortuna e gruppo. Da allora abbiamo lavorato per arrivare a una stagione così. Parlai con la buonanima di Franco Scuderi: non dovevamo ripetere gli sbagli del passato. Nel 2011-’12 abbiamo fatto l’A1 confermando il gruppo che aveva vinto l’A2 ma non eravamo pronti. Questa è stata la mia ottava stagione da coach, avevo la percezione che si potesse far bene, ma la promozione non era messa in conto».

Si sono messe insieme circostanze positive che hanno sovrastato i problemi. «La favorita del girone era Roma – ammette l’allenatore catanese –, ma dopo che ci ha battuto a inizio campionato, abbiamo conquistato otto-nove vittorie di fila, per mantenere la seconda posizione. Potevamo pagar care le assenze degli infortunati Brian Torrisi e Andrea Sparacino, ma i nostri meriti iniziano dove finiscono i demeriti degli altri: la prima dell’altro girone, molto forte, si è suicidata alla fine e così la nuova capolista è stata eliminata dall’Arechi, quarta nel nostro gruppo, facilitandoci la strada nella finale degli spareggi. Abbiamo festeggiato grazie al fattore campo a favore e un’avversaria meno temibile». Vincendo 15-11 in casa e 9-12 in trasferta, i catanesi hanno ripreso l’ascensore per la massima serie. Questi sono i ragazzi scesi in piscina a Salerno: Graziano, Catania, Maiolino, La Rosa, Sparacino, Ferlito, Torrisi, Condemi, Kacar, Privitera, Russo, Stojcic, Pellegrino.

«È un bellissimo gruppo dal punto di vista umano, con un’età media di 23 anni circa – li esalta Dato –, sostenuto da un buon pubblico. Il catanese va a vedere chi va benino e la pallanuoto rimane comunque abbastanza seguita. In più la pallanuoto rende tanto dal vivo e così il PalaZurria diventa una bomboniera. Lo abbiamo preso in gestione, in questo modo possiamo anche autofinanziarci, non è poco».

In Serie A1 bisognerà fare un passo in più. «In generale, si è abbassata l’età media dei giocatori in A2, purtroppo spesso senza presupposti tecnici – ragiona l’allenatore classe 1970 –. I giovani sono mandati allo sbaraglio e così la forbice tecnica tra A2 e A1 si è allargata, la massima serie è più competitiva. Ci sono tre stranieri per squadra, serve gente di peso e dobbiamo colmare il gap, anche se mi dispiacerà che ci sia meno spazio per i nostri, ma lo sport è questo».

Il presidente Mario Torrisi e il ds Giuseppe Corsello già hanno preso tre dei cinque giocatori sul taccuino dell’allenatore: sono arrivati il difensore croato Zeljko Kovacic, il centroboa olandese Thomas Lucas e l’attaccante montenegrino Damjan Danilovic, ex Ortigia. «Mancano un portiere e un altro centroboa per completarci – aggiunge Dato, che ora è agli Europei di Belgrado come vice allenatore della Nazionale Under-20–. Per il futuro, conto molto sui ’98 Eugenio Russo e Samuele Catania, che hanno avuto un ruolo fondamentale, e so che alle spalle ci sono tanti ragazzi che potranno crescere ancora. Parlo degli Under-17, tra i migliori otto d’Italia, e degli U-15, anche loro in corsa per le finali nazionali giovanili. Ora vogliamo mantenere l’A1 stabilmente e portare la squadra Under-20, che partecipa alla Serie B e ha chiuso terza quest’anno, in A2, per far crescere i ragazzi sempre con il nostro metodo, senza darli in prestito».

L’identità di cui parlava prima Peppe Dato si riflette anche nel lavoto dello staff tecnico: «Vogliamo che tutti i giocatori parlino la nostra stessa lingua – commenta –. Con lo staff condividiamo idee e amicizia: con Zoltan Fazekas, Raffaele Marino e gli altri allenatori siamo su un percorso comune, che non prevede compartimenti stagni. L’armonia è fondamentale».

Infine, è interessante dare un occhio anche alle altre isole felici della pallanuoto catanese: le squadre femminili dell’Orizzonte e della Torre del Grifo Village. La prima ha lottato fino in fondo nella massima serie e ha vinto lo scudetto Under-17, la seconda ha vinto la Serie B, allenata da Giusy Malato. «Anche l’Orizzonte ha cambiato strategia – conferma Peppe Dato – e stanno ottenendo i risultati con le risorse interne e tante ragazze del settore giovanile, fra 2-3 anni arriveranno a competere come in passato».

da Paesi Etnei Oggi, p. 31

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Storie di Pizzo e spade

PEO-16. C’è un appuntamento che gli sportivi etnei devono appuntare in agenda: dal 12 al 18 settembre Acireale e Caltagirone ospitano i mondiali militari di scherma, che coinvolgono 18 nazioni e molti campioni di grande spessore. È una manifestazione che ricopre un certo prestigio: giunta alla 45ª edizione, si tiene dal 1947 a cadenza irregolare, sarà la sesta volta che si tiene in Italia negli ultimi 23 anni. C’è un precedente catanese: nel 2003 si tennero i Giochi mondiali militari a Catania, che comprendevano anche la scherma.

 

DA LIPSIA ALLA SICILIA.

Sarà un appuntamento da non perdere soprattutto per la presenza quasi certa di sei campioni siciliani: Enrico e Daniele Garozzo, Giorgio Avola, Rossella Fiamingo, Paolo Pizzo, Loreta Gulotta, come ha annunciato l’organizzatore e presidente del comitato regionale FederScherma Sebastiano Manzoni: «Questa grande kermesse sportiva – ha spiegato –, rappresenta una occasione per vedere i nostri atleti siciliani impegnati in un evento prestigioso».

Gli atleti militari gareggeranno seguendo lo slogan “Amicizia attraverso lo Sport” e potranno inoltre riportare l’attività al PalaVolcan di Acireale e al PalaSport di Caltagirone.

Intanto, a fine luglio si sono disputati i mondiali veri e propri, a Lipsia, forieri di medaglie grazie a Paolo Pizzo, oro nella spada individuale, e Daniele Garozzo, bronzo nel fioretto. Con otto siciliani presenti (Daniele Garozzo, Giorgio Avola per il fioretto, Marco Fichera, Enrico Garozzo, Paolo Pizzo, Rossella Fiamingo e Alberta Santuccio per la spada e Loreta Gulotta per la sciabola), l’Isola si conferma ai vertici italiani per quantità e soprattutto qualità degli schermidori. Basti pensare che Daniele Garozzo è campione europeo in carica e numero 1 del ranking mondiale, Avola è reduce dal bronzo europeo, Fiamingo dall’argento olimpico.

 

GLI EXPLOIT DI PIZZO.

Nella spada invece la squadra è la stessa che ha vinto l’argento alle Olimpiadi di Rio de Janeiro: Paolo Pizzo (argento europeo 2017), Enrico Garozzo, Marco Fichera e Andrea Santarelli. E Pizzo ha ottenuto il risultato migliore, il secondo oro in carriera ai Mondiali: «Bisogna credere nei sogni – ha dichiarato – È stata una gara difficile, dedico il mio oro al mio maestro Oleg Pouzanov. Mi ispiro a Federer: fenomeno che è ancora un ragazzino. Io sto cercando di migliorare ancora. Rispetto a quello di Catania 2011, è un oro più maturo».

Proprio quello fu il primo exploit del catanese, classe 1983, Paolo Pizzo ha ottenuto il primo exploit con l’oro nella spada individuale al Mondiale 2011, quello disputato a casa. Il PalaGhiaccio di viale Kennedy fu il teatro di una finale di spada vinta su Bas Verwijlen che segnò il suo lancio internazionale: sono poi arrivati tre argenti europei (uno a squadre) e appunto la medaglia olimpica. «Le medaglie sono tutte importanti – ci spiega Pizzo –, l’argento olimpico è qualcosa che va al di là di tutto il resto, anche per la difficoltà di raggiungerlo con la squadra, tutto in salita: è stata un’esperienza meravigliosa».

Lo spadista catanese esordì a livello internazionale con gli Europei junior di Trapani, nel 2003, ma otto anni dopo ebbe la consacrazione: «Ricordo i mondiali di Catania: tutte le volte nelle quali Sebastiano Manzoni lavora nel comitato organizzatore gli eventi sono organizzati bene, anche i campionati italiani 2010 e 2014 e i mondiali junior e cadetti 2008. I palazzetti erano i pieni. C’è sempre una gran bella risposta del pubblico che non è scontata: fa onore alla mia terra».

 

PIZZO IN SICILIA.

E appunto ora Acireale e Caltagirone si preparano a un altro grande evento: «È un piacere gareggiare vicino casa – sorride Pizzo –, i mondiali militari sono una competizione molto rara, non siamo abituati a fare gare militari, ma i responsabili ci tengono. Settembre è un periodo insolito per gareggiare ad alto livello. Dovremmo essere sei siciliani e credo che qualche risultato arriverà, facendo i dovuti scongiuri! Gareggiare davanti a parenti e amici è unico. Acireale sta diventando un polo centrale, si fa il bene del territorio con un evento del genere, è positivo».

La presenza di tanti siciliani e catanesi è un premio per il gran lavoro svolto negli ultimi anni: «Noi diamo tutto – si inorgoglisce lo spadista dell’Aeronautica militare –, per emergere e per far sentire orgoglio negli appassionati di sport siciliani. Comunque alle Olimpiadi abbiamo fatto la storia, dal catanese sono arrivate tante medaglie, non ricordo una cosa del genere da 34 anni. Fa onore alla nostra voglia di emergere, quelle dolci giornate sono vive dentro di noi. Ora però stiamo preparando un mondiale e mettiamo da parte i ricordi, non ci facciamo molto affidamento, gli avversari sono agguerritissimi».

 

POCA VISIBILITÀ.

Ciò che però Paolo Pizzo sente è che spesso non a questi risultati non corrisponda una vicinanza degli sportivi: «La risposta di chi ci segue è purtroppo limitata dal calcio – afferma –, l’interesse verso la scherma è rimasto uguale anche se si ha più visibilità sui social network. Non sento quell’orgoglio che sarebbe bello vivere quando si rientra da una trasferta. C’è abbastanza indifferenza, questo fa male ma ci stiamo abituando. È disinteresse nei confronti dello sport che non è il calcio. Bisognerebbe seguirci tutto l’anno, non solo per le Olimpiadi: Daniele Garozzo ha vinto gli Europei, Gulotta sta facendo una stagione strepitosa e ha vinto gli Europei a squadre, magari in Sicilia ci si sveglia solo quando c’è l’Olimpiade. Non è il massimo, ci vorrebbe una strategia di coinvolgimento».

Sperando che in futuro il seguito aumenti, Paolo ci dà un suo pronostico sui nomi da tenere a mente per il futuro: «Nella spada, i ragazzi che escono dall’Under-20 sono molto decisi, sembra un predestinato il romano Davide Di Veroli, è molto difficile da battere».

Il Basket Giarre si riprende il posto che merita

PEO-15. Per mettere il turbo a un progetto sportivo serve una vittoria sul campo, costruita nel tempo e lungimirante, con un’attività che sia radicata nel territorio. Quest’impresa è riuscita al Basket Giarre, che il 9 aprile ha vinto la Serie D nella finale in tre gare contro la Cestistica Torrenovese. È un salto che lo riporta nella massima serie regionale, allo stesso livello delle altre due migliori squadre della provincia (Alfa e Gravina).

In realtà, i giarresi hanno riconquistato una categoria – chiamata prima D, poi C2, infine C Silver – in cui hanno militato per 37 stagioni dal 1970. È il palcoscenico giusto per poter richiamare il giusto pubblico al PalaCannavò e dare un’ambizione ai giovani del ricco vivaio, potenziato dalla sinergia con il Centro Pallacanestro Giarre. L’ambiente c’è, ora bisognerà coniugare la programmazione ai risultati sul campo per rendere il progetto a lungo termine.

 

IL SUCCESSO CENTRATO.

«Abbiamo centrato gli step prefissati – spiega Andrea Grasso, segretario della società gialloblù –. Sei anni fa con il presidente Giovanni Spada abbiamo rilevato la squadra, assumendoci tutte le responsabilità, sia dei successi che delle sconfitte. Per fortuna finora sono stati più i successi, l’unico intoppo è stata la retrocessione dalla C Silver, ma abbiamo resettato e vinto subito, inaspettatamente. Abbiamo fatto divertire il pubblico, non si vedeva una partecipazione così da anni».

La squadra è stata costruita con criterio: solo giarresi, più un catanese e un acese. La guida tecnica è stata affidata a Ignazio D’Angelo che è cresciuto a pane e basket nell’ex PalaJungo, in campo il leader è stato quell’Alberto Marzo già leader ad Acireale in C1, insieme a Riccardo Arcidiacono, giunto in corsa.

«È stata una stagione esaltante – esulta D’Angelo –. La caratteristica del mio roster è l’attaccamento alla maglia, che ha permesso di lottare fino in fondo contro avversarie toste come Adrano o Torrenova e di affrontare grandi sacrifici in palestra e sul campo. Lo spettacolo della finale è indescrivibile, specialmente in gara-3: il PalaJungo stava per esplodere». E quando capitan Gianfranco Ciaurella ha tagliato la retina per festeggiare la promozione, è stata davvero l’apoteosi.

D’Angelo ha definito i suoi ragazzi “15 americani” dopo la finalissima: «Abbiamo puntato su ragazzi del nostro vivaio – prosegue –, ma la mia battuta era una protesta contro la politica federale di permettere di schierare degli extracomunitari senza regole chiare. Noi abbiamo permesso anche piccole esperienze in D agli Under-18, che hanno disputato un ottimo campionato anche in Promozione».

 

LA GENERAZIONE ’99.

Il futuro è degli elementi più promettenti nati dal ’99 in poi, allenati di Simone D’Urso, che hanno giocato in D, Promozione e U-18. «Spero di poter continuare l’anno prossimo nel loro inserimento» è l’auspicio di D’Angelo. «Ci sono le condizioni per far crescere i nostri ragazzi e farli giocare – riprende Grasso –, grazie al movimento creato con il CP Giarre. La squadra di Promozione è uscita solo ai quarti play-off contro il Sant’Agata di Militello, giocando solo con under più due senior. In più ha vinto il campionato provinciale U-18. Siamo soddisfatti anche dagli U-14, che sono andati alle finali regionali, e dagli Esordienti, che hanno partecipato al Jamboree da campioni provinciali».

Nel settore giovanile, la prospettiva è chiara: «Il progetto va dal minibasket alle prime squadre – spiega il responsabile Gianni Di Bella –. Raggiungere questi risultati è gratificante, il progetto era diventare leader in provincia, crescere i ragazzi per farli diventare veri giocatori, e al momento credo che siamo secondi solo al Cus Catania».

Lo staff tecnico folto e appassionato fa la differenza. «I ragazzi che si spendono sono il perno per arrivare ai risultati – soppesa Di Bella –. Giochiamo quanto più possibile, tutti i ragazzi fanno il proprio campionato e uno superiore, a costo di perdere, ma così si mettono alla prova e si aumenta il livello. È un investimento fisico, economico e logistico. In più cerchiamo di creare una cultura sportiva che coinvolga anche i genitori: i valori sono una carta vincente ma c’è bisogno di coerenza».

Vari ragazzi hanno fatto anche esperienze con le rappresentative regionali. «Sono esperienze utili più da un punto di vista umano e per capire quanto gli altri siano forti, a far tenere i piedi per terra ai ragazzi», commenta Di Bella.

 

L’ALBA DI DOMANI.

Per la prossima stagione, si ripartirà dallo stesso gruppo. «Affronteremo la C con la determinazione che ci contraddistingue – preannuncia coach D’Angelo –, con la voglia di giocare il nostro basket ovunque. Sarà un torneo d’alto livello, ma l’eventuale presenza di stranieri ne determinerà la qualità. L’ossatura della Serie D è riconfermata in toto». «Cercheremo due innesti – afferma il notaio Grasso –, un play e un pivot. Ci sono ragazzi che sarebbero entusiasti di venire a Giarre per l’atmosfera sobria, meno pretenziosa, ma con rimborsi spese più ridotti. La priorità comunque è il campo, su cui speriamo che il Comune intervenga per renderlo a norma per la C Silver, altrimenti potremmo anche dover rinunciare alla categoria».

Ciò che si deve cercare di mantenere è comunque l’atmosfera di “grande famiglia” vista per esempio per la One More Night, la sfida con le vecchie glorie dello scorso gennaio. «Non mettiamo pressione sui ragazzi – ammette Grasso –: loro hanno piacere di allenarsi e questo porta risultati. Il nostro livello è dilettantistico, basato sull’amicizia, sugli stimoli del divertimento. I giovani hanno l’aspirazione di giocare in prima squadra senza la paura di essere scalzati da un americano, il movimento delle “minors” cresce se si dà la possibilità ai giovani di giocare, invogliandoli e stimolandoli. Abbiamo lottato per questo».

Che il progetto sia a 360º lo testimonia anche la ripresa della femminile: «Stiamo ripartendo dal settore giovanile – chiude Grasso –, con progettualità. Vorremmo portare avanti le squadre fino alle senior, in modo che le ragazze non debbano abbandonare lo sport a 15 anni».

da Paesi Etnei Oggi, pp. 30-31

Promossi!

PEO-14. Tutti gli sportivi etnei porteranno nella memoria il PalaSpedini traboccante di spettatori per la gara-1 di finale play-off di Serie B tra Catania e Taviano; in gara-2 invece centinaia di appassionati sono stati collegati a Facebook o in radio, per una festa che ha riaperto le porte dell’A2 ai rossazzurri.

In un periodo di profonda depressione del tifo etneo, la Pallavolo Catania (ormai ex Messaggerie Volley) ha saputo risvegliare la passione repressa, l’amore verso uno sport di squadra che tante soddisfazioni ha portato in passato e che un nuovo progetto sembra poter portare ai livelli che merita.

Idee lungimiranti, dirigenza esperta e già forgiata da altre esperienze simili, un lavoro encomiabile nel settore giovanile che parte da lontano e si fonda anche su altre società può riportare spettacolo. I tempi degli scudetti di Paoletti e Alidea sono lontanissimi, c’è da costruire un futuro che non guarda ai blasoni ma solo alla capacità di fare i passi giusti, senza forzare: se la dirigenza ci riuscirà, l’impianto che ospiterà la squadra dall’anno prossimo, il PalaCatania, diventerà il paradiso degli sportivi rossazzurri.

da Paesi Etnei Oggi, p. 27

Quindici anni fa il gol promozione al Taranto: il «ricordo indelebile» di Fini

Catania, 2 giugno 2002. L’estrosa ala Michele Fini risolve l’andata della finale dei play-off di Serie C1 tra Catania e Taranto: colpisce il pallone dal limite dell’area e il pallone s’incastona all’incrocio dei pali con una splendida parabola. Il calciatore sardo è quasi 28enne e grazie a questo gol si apre un futuro roseo ai piani superiori: dotato di grandi doti di palleggio, buon assitman e fin troppo tecnico per la terza serie, conquisterà una settimana dopo la promozione in Serie B e poi giocherà altri due anni a Catania, vestendo infine le maglie di Ascoli, Cagliari e Siena nella massima serie. Continua a leggere Quindici anni fa il gol promozione al Taranto: il «ricordo indelebile» di Fini

I cambi di presidenza dell’Acireale Calcio

PEO-13. «Obiettivo della nuova proprietà del sodalizio granata è di affermare il rilancio dell’ASD Acireale attraverso un progetto finalizzato a raggiungere traguardi sportivi ambiziosi. Secondo il neo presidente, Cap. Natale Stracuzzi, l’auspicabile promozione in Serie D potrebbe rappresentare il primo passo per una successiva scalata alle categorie calcistiche superiori come la comunità degli sportivi merita ed auspica».

Nel comunicato ufficiale del passaggio di consegne tra D’Amico e Stracuzzi, si riassumono tutte le speranze del tifo acese: tornare dove compete a una città di 55 mila abitanti, che ha visto la Serie B e tantissimi anni di Serie C da protagonista, ma dal 2006, dopo l’addio del duo Nino Pulvirenti-Pietro Lo Monaco, vive una serie di campionati sottodimensionati, delusioni, false promesse, guai giudiziari, anche fallimenti.

Il gol di Gerlando Contino nella finale play-off regionale contro il San Pio X ha permesso agli acesi di vincere la fase regionale e approdare alla fase nazionale contro l’Altamura: ecco il primo passo per tornare ai livelli che competono al blasone granata.

 

TRADIZIONE DA RINVERDIRE

Uno degli aspetti più belli del calcio è che ci si riconosce sotto la bandiera cittadina malgrado le società falliscano, vengano rimpiazzate, si fondano, risorgano. Così si parla di un’unica Fiorentina o di un unico Napoli, malgrado i fallimenti del 2002 e del 2004. Financo di un unico Messina, sin dal 1900, malgrado sia imploso innumerevoli di volte.

Proprio da Messina viene il nuovo presidente Stracuzzi: imprenditore navale, ex calciatore, ha rilanciato la società lasciata da Pietro Lo Monaco e poi l’ha lasciata a Franco Proto. Il suo compito non è facile: è il nono presidente in 12 anni, considerando la storica AS Acireale, la SSD Acireale Calcio e l’attuale ASD Acireale. Ci sarebbe da includere anche l’ASD FC Acireale, da cui ha preso vita la compagine odierna. Un quadro quantomeno complesso che si spera possa tornare presto ricomposto e, soprattutto, vincente.

 

UN’ECCELLENZA REGIONALE?

Salvatore Di Grazia è il primo presidente del post Pulvirenti. L’attuale patron del Calcio Catania ha lasciato i granata alle soglie della B, dopo l’uscita ai play-off della vecchia C1, nel 2004; Di Grazia ottiene subito una salvezza ai play-out. Nella seconda stagione è Giuseppe Mauro il nuovo massimo dirigente: l’ingloriosa retrocessione in C2 che ne segue è segnata anche da due punti di penalità, oltre che da un caos nella gestione che segna il capolinea della società che aveva disputato anche la Serie B nei primi anni novanta e che tocca così ricostruire.

Si riparte dalla Promozione, il punto più basso dal 1957. Avversari come Batistuta e Toldo sono un ricordo sbiadito, per la vetta si gioca contro Troina e Misterbianco. La rinascita e la promozione in Eccellenza sono firmate dai Massimino, famiglia di imprenditori: prima Santo, poi Sebastiano reggono le sorti per due stagioni. La promozione in Serie D arriva nel 2010: è la gestione dell’avvocato Rosario Pennisi, che dura quattro anni ed è la più lunga del post-Pulvirenti. Ma nella massima serie dilettantistica si vivacchia, non si riesce a spiccare il volo.

 

INCROCI PERICOLOSI

La gestione Pennisi finisce nel corso del campionato 2012-’13, con la cessione a Salvatore Palella, 25enne imprenditore che promette la luna. Poche settimane e arriva l’ingloriosa retrocessione, al termine di un’annata fatta di contestazioni, stipendi in ritardo, delusione dei tifosi e una società che precipita verso la bancarotta.

Peraltro che il periodo sia turbolento lo dicono anche le carte del Tribunale di Catania, nell’ambito del processo Iblis per i pericolosi incroci tra mafia, imprenditoria e politica. Al centro del contendere c’è il logo della società, appartenente all’ex proprietario Santo Massimino, per cui Palella avrebbe subìto una tentata estorsione da 15 mila euro e un pizzo da 5 mila euro secondo quanto spiegato dai magistrati; Massimino sarebbe stato condannato in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa e poi assolto in appello.

Nel 2013, le quote rilevate da Alessandro De Rose servono solo per tirare avanti qualche altro mese in Eccellenza, prima del ritiro: «questa soluzione sia il modo più onorevole per uscire di scena – scrive l’ufficio stampa granata –, nella speranza che ci sia una nuova alba per Acireale».

 

LA NUOVA ALBA

La «nuova alba» è rappresentata dall’ASD FC Acireale, l’altra squadra cittadina che ha chiuso decima in Eccellenza: nell’estate 2014 cambia nome in ASD Acireale e sotto la presidenza di Nicola D’Amico prova a far ripartire il motore arrugginito del calcio acese. Ne vengono fuori due buone stagioni al vertice del massimo campionato regionale, con tanto di finale promozione persa contro la Sicula Leonzio a tempo scaduto. E la terza dall’ultima rinascita è proprio questa, con un’altra finale play-off d’Eccellenza contro il San Pio X e la possibilità, questa volta, di giocarsi la massima serie dilettantistica alla fase nazionale.

da Paesi Etnei Oggi

Il Giro torna sull’Etna e spegne 100 candeline

PEO-12. È l’evento più atteso dai ciclisti siciliani: il 9 e 10 maggio il Giro d’Italia fa tappa in Sicilia, per 387 chilometri totali tra Nebrodi, Etna e Peloritani. La Sicilia orientale torna a ospitare dunque la competizione ciclistica nazionale più importante, sei anni dopo la vittoria di Alberto Contador al Rifugio Sapienza. L’evento è ancor più importante considerando che è il giro numero 100, un’edizione speciale che inizia in Sardegna e si concluderà all’autodromo di Monza.

In attesa delle liste ufficiali, sono quattro i corridori siciliani che hanno confermato la loro partecipazione alla competizione: ci sarà il grande Vincenzo Nibali, messinese, 32 anni, con il Team Bahrain Merida; nello stesso team ecco Giovanni Visconti, nato a Torino ma siciliano d’origine e palermitano d’adozione, 34 anni; con il Team Astana gareggia Paolo Tiralongo, avolese, 40 anni a luglio; infine il menfitano Salvatore Puccio del Team Sky, che è il più giovane con i suoi 25 anni. Ai bordi delle strade, il tifo sarà anche per loro.

Le tappe siciliane sono le 4 e 5: una difficile (quattro stelle su cinque) tra Cefalù e l’Etna e una facile (a cui è stata assegnata una sola stella) da Pedara a Messina.

Il 9 maggio si parte da Cefalù, per la quinta tappa del Giro: dopo un inizio semplice, il percorso prevede una salita a Portella Femmina Morta, abbastanza regolare ma lunga. Da lì a Bronte si scende, poi inizia la prima vera salita del Giro 2017. Dalle pendici dell’Etna si sale fino a Nicolosi, attraversano vari centri, con pavimenti in basolato e lastricato. L’ultima parte però è di solo asfalto, con pendenza del 6%, tornanti e infine un arrivo con contropendenza e 200 metri finali con una pendenza del 3%. Questi sono i comuni che saranno attraversati nei 180 km di percorso: Castel di Tusa, Santo Stefano di Camastra, Marina di Caronia, Acquedolci, San Fratello, Cesarò, Bronte, Adrano, Biancavilla, Santa Maria di Licodia, Ragalna, Nicolosi, Nicolosi Nord.

La seconda tappa siciliana, sesta del 100º Giro d’Italia, è decisamente più semplice per quanto riguarda l’altezza, ma per i 40 chilometri iniziali le difficoltà sono altre: si attraversano infatti vari centri abitati e bisognerà fare attenzione a rotatorie, spartitraffico, isole pedonali, pavé e dossi. Dopo la salita GPM Fornazzo e la veloce discesa, si passerà anche da Taormina, su carreggiata ridotta, e infine il percorso sarà abbastanza semplice fino ai 6,3 chilometri finali, da ripetere una volta, con rettilineo finale di 1,5 chilometri. Si arriva a Messina, città di Nibali. Questi i centri attraversati dalla tappa: San Pietro Clarenza, Sant’Agata Li Battiati, San Giovanni La Punta, Trecastagni, Zafferana, Milo, Fornazzo, Vena, Piedimonte Etneo, Linguaglossa, Castiglione di Sicilia, Francavilla di Sicilia, Gaggi, Giardini Naxos, Taormina, Letojanni, Santa Teresa di Riva, Roccalumera, Alì Terme, Scaletta Marina, Ponte Santo Stefano, Tremestieri.

In 100 edizioni del giro, solo 16 sono passate dall’Isola, ma molto spesso scalando l’Etna. Andando a ritroso, come detto, nel 2011 il Giro passò dalla Sicilia per la nona tappa, Messina-Etna. Nel 2008 la competizione partì dall’Isola e le tappe furono tre: la cronometro a squadre a Palermo, la Cefalù-Agrigento e la Catania-Milazzo.

Nel 2003 si arrivò a Catania da Messina (vinse Petacchi). Nel 1999, le tre tappe andarono da Agrigento a Messina passando da Catania. Nel 1989 l’arrivo della seconda tappa fu proprio l’Etna, dopo la Taormina-Catania. Tre anni prima, ancora un passaggio dall’Etna venendo dalla tappa Palermo-Sciacca e concludendo a Taormina. Nel 1982 si corse tra Taormina e Agrigento. Nel 1976, le cinque tappe (record siciliano) partirono proprio da Catania, per andare poi verso Messina facendo un vero giro dell’Isola in senso orario. Nel 1967 si salì sull’Etna da Catania, due anni prima l’ultima delle quattro tappe isolane andò da Catania a Taormina. Nel 1954 si andò da Palermo a Taormina, nel 1949 da Palermo a Messina con tappa a Catania e infine la prima volta è del 1930: Messina-Catania, Catania-Palermo e Palermo-Messina.

Nel 1993, 1972, 1965 e 1961 non si fece alcun inchino all’Etna.

da Paesi Etnei Oggi, pp. 30-31