Da Frontex a Ebcg, ecco la Guardia costiera Ue

QDS575. BRUXELLES (Belgio) – Dal Parlamento europeo è arrivata un’altra evoluzione del programma Frontex per la gestione delle frontiere esterne dell’Unione europea: la Guardia costiera europea (Ebcg). A inizio mese la sessione plenaria ha approvato la risoluzione che prevede la creazione di un sistema di controllo che assorbirà Frontex e coinvolgerà le autorità nazionali. Quando sarà operativa (si aspetta il sì del Consiglio europeo, con entrata in vigore entro autunno), la Guardia costiera europea entrerà in azione per occuparsi delle emergenze, con interventi rapidi e mirati.

«Il regolamento dell’Agenzia europea per la guardia costiera e di frontiera – ha spiegato l’eurodeputato lettone Artis Pabriks, relatore della risoluzione – renderà più sicure e meglio gestite le frontiere esterne dell’UE. Non si tratta di una bacchetta magica che può risolvere la crisi dell’immigrazione che sta affrontando oggi l’UE, oppure ripristinare completamente la fiducia nella zona Schengen, ma si tratta di un primo passo davvero necessario».

L’interesse primario è per Italia e Grecia, che quando si troveranno di fronte a una forte pressione migratoria potranno richiedere l’intervento della Ebcg, che entro cinque giorni lavorativi dovrà concordare un piano operativo. È interessante notare che «se uno Stato membro dovesse rifiutare un intervento deciso dal Consiglio, gli altri Stati membri dell’UE potranno reintrodurre i controlli alle frontiere interne», si legge.

Altro punto dell’agenzia sarà il rimpatrio di migranti verso il Paese d’origine per eseguire le decisioni adottate dalle autorità nazionali. Le guardie di frontiera saranno 1.500, nominate dagli Stati membri, dunque l’Ebcg non avrà un contingente proprio. L’Italia fornirà 125 uomini.

«Per la prima volta viene introdotto il principio di una gestione europea integrata delle frontiere – ha dichiarato Michela Giuffrida, eurodeputato del PD –. È finalmente una risposta, ma certo non lo consideriamo un punto di arrivo alla drammatica problematica che l’esodo migratorio. Parlamento, Commissione, Consiglio si sono ritrovati attorno al concetto di “responsabilità condivisa” nell’istituzione di una cabina di regia europea che dovrà dare risposte tempestive ed efficaci nella gestione delle emergenze».

 

Il Parlamento europeo recentemente è stato molto attivo anche su altri fronti che riguardano i migranti. Alcune settimane fa, la commissione Libertà civili ha adottato una proposta della Commissione per un documento europeo standard di viaggio per i cittadini extracomunitari, per velocizzare il processo di rimpatrio di chi sta in Europa senza un valido documento d’identità o passaporto. «Non è una soluzione magica, ma un piccolo pezzo del puzzle nelle politiche su asilo e immigrazione», ha affermato Jussi Halla-aho, relatore del testo.

Altra questione sul piatto è la lista dei Paesi d’origine sicuri, un elenco che serve a snellire le richieste d’asilo e che è stato proposto per sostituire gli elenchi nazionali. «Entro tre anni – ha spiegato la relatrice Sylvie Guillaume – intendiamo armonizzare l’elenco eliminando le liste nazionali; nel caso di un’improvvisa perdita di sicurezza di un Paese, il sistema avrà un processo di risposta flessibile». Sulla scelta di quali Paesi non sono sicuri, saranno coinvolte anche le Ong.

Una risoluzione non vincolante approvata dalla plenaria di Strasburgo infine spinge la Commissione a creare delle politiche d’accoglienza che permettano ai richiedenti asilo e ai rifugiati di lavorare. Non si intende creare un canale privilegiato né togliere fondi alle già deboli politiche per l’occupazione, ma dovrebbero essere istituiti nuovi finanziamenti che comprendano anche la formazione linguistica e corsi di orientamento per i diritti e i valori dell’Unione europea.

dal Quotidiano di Sicilia, p. 23

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Finanziamenti Ue per infrastrutture rurali: “Rapporto costi/benefici da migliorare”

QDS574. BRUXELLES (Belgio) – A fine febbraio, la Corte dei conti europea ha pubblicato una relazione speciale su “I finanziamenti dell’Ue per le infrastrutture rurali”. In 70 pagine e 109 punti, si è spiegato perché “il rapporto costi-benefici può essere significativamente migliorato” in alcune aree dell’Unione, tra cui è stata inserita anche la Sicilia.

La relazione della Corte dei conti si basa sui programmi di sviluppo rurale (Psr) che abbiano coinvolto la costruzione delle strade, dei sistemi di approvvigionamento idrico, scuole e altre strutture. “La Corte ritiene che sia possibile conseguire risultati ben più significativi con le risorse finanziarie disponibili” si legge nel rapporto; è necessario dunque che gli Stati membri quantifichino meglio sia i bisogni che spingono a candidare una determinata opera per i fondi europei, sia i risultati, monitorando tutto il processo fino al risultato finale, definito chiaramente sin dagli obiettivi iniziali.

Sono 13 i miliardi di euro che in Europa sono stati stanziati nella programmazione 2007-’13 per le infrastrutture, nei programmi di sviluppo rurale. Si legge che l’obiettivo era “di accelerare la crescita economica, aumentare la forza di attrazione delle zone rurali e migliorare i collegamenti con le infrastrutture principali”.

“Questo audit serve a verificare come vengono usati i fondi europei – spiega al QdS Giovanni La Via, europarlamentare del Ppe –, se c’è un valore aggiunto e se tutto è in linea con le procedure delle autorizzazione. Il primo problema è che non c’è l’addizionalità dell’intervento: l’Europa mira a finanziare progetti aggiuntivi, cioè mentre lo Stato continua a fare la sua parte l’Ue aggiunge risorse per completare il divario. La Corte però evidenzia che nel momento in cui si impiegano fondi comunitari, si liberano risorse nazionali, così si perde l’aggiuntività e non recuperiamo il divario”.

“Il rapporto – sono le parole dell’europarlamentare S&D Michela Giuffrida al QdS – non ci dice nulla di nuovo rispetto a quanto non sapessimo già. Le infrastrutture sono la vera nota dolente della nostra Regione. La Corte ci contesta la mancanza di strategia negli interventi, sembra che in Sicilia si preferisca costruire una nuova strada anziché assicurare la manutenzione di una già esistente. Un’operazione che l’Europa non può capire, definita dalla Corte ‘chiaramente inefficiente’. Dal rapporto generale emerge che certo la valutazione costi-benefici dei progetti va molto migliorata. Ma la Corte dei Conti europea, si sa, è molto rigida”.

La Via mette in luce altri appunti che la Corte dei conti fa alla Regione Sicilia: “Critica la metodologia d’approccio – prosegue –: negli appalti, si scartano le offerte più basse senza giustificare le anomalie, ma in questo modo non si permette di valutare l’offerta davvero più vantaggiosa. E le procedure sono lunghe e farraginose. Infine gli obiettivi non sono quantificati: qual è il vantaggio di un intervento? Un’infrastruttura dev’essere foriera di sviluppo, altrimenti è ordinaria e dev’essere affidata all’iniziativa delle aziende”.

“Emerge anche – puntualizza La Via – che vengono rendicontati progetti finanziati con altri interventi. Significa che lo Stato si disimpegna dal Sud, la Regione segue e si scaricano i problemi sulle risorse europee. È il tema per il quale anche sul Fondo sociale europeo ci sono non pochi rilievi della Corte europea”.

BRUXELLES – L’utilità di questa relazione sta nei suggerimenti che dà, in vista della programmazione iniziata nel 2014. “Il rapporto mette in luce le debolezze di una gestione non sempre efficace ma con margini e prospettive di miglioramento davvero notevoli – chiude Giuffrida –. I progetti realizzati hanno comunque portato un chiaro contributo allo sviluppo delle zone rurali ed è su questo che bisogna continuare a lavorare. Gli investimenti del nuovo PSR devono andare verso un miglior coordinamento, selezione e monitoraggio. La mancanza di infrastrutture e collegamenti che inficia la capacità dei nostri agricoltori e produttori di associarsi, fare impresa e organizzarsi in filiera. Le risorse nel PSR 2014-2020 sono cospicue, più di 2 miliardi di euro, e più che una valutazione ex post da parte della Corte, auspico l’elaborazione di una strategia di investimenti di lungo periodo efficace da parte della Regione”.

“Il nostro compito – aggiunge La Via – è che nella nuova programmazione questi problemi non si pongano. Chiederemo alla commissione di attenzionare il Programma operativo della Regione, perché ne non c’è addizionalità ci sono meno interventi. In altre regioni europee, le condizioni si sono create per la crescita, sotto la spinta dei fondi europei. Ciò non avviene per la Sicilia, da 26 anni”.

dal Quotidiano di Sicilia, p. 19

Occupazione, l’Unione Europea potenzia portale di ricerca Eures

QDS573. BRUXELLES (Belgio) – Manca il lavoro in Europa’ Le istituzioni comunitarie provano a dare una mano rilanciando un vecchio servizio che, potenziato come prevede la legge approvata dal Parlamento europeo la scorsa settimana, potrebbe dare la svolta nella ricerca di migliaia di disoccupati e inoccupati. Si tratta di Eures, il portale della Commissione europea che da 22 anni è in funzione ma dalla scorsa settimana ha iniziato una nuova vita, mentre la rete di servizi pubblici per l’impiego che lo costituisce verrà spinta a innovarsi.

Al 29 febbraio, il portale ospitava 237 mila curriculum (47 mila italiani, la nazionalità più rappresentata, con 8 mila profili in più degli spagnoli e quattro volte il numero degli aspiranti lavoratori rumeni) e 6 mila aziende in cerca di potenziali candidati. Alla stessa data sono state postate 1,1 milioni di offerte di impiego (solo 8 mila italiane, contro le 500 mila tedesche) per quasi 1,9 milioni di posti di lavoro.

Vedendo queste cifre, dovrebbe essere facilissimo trovare un posto di lavoro grazie a Eures: basta registrarsi su https://ec.europa.eu/eures/, visitare il database e il gioco è fatto. E invece non è così, la domanda e l’offerta hanno difficoltà a incontrarsi e per questo Parlamento e Commissione hanno deciso di riformare la rete.

“Il rinnovato portale Eures – spiegano dall’organo legislativo dell’Ue – dovrebbe incrociare automaticamente i curricula e le offerte di lavoro adeguate”. L’obiettivo è ambizioso e passa dalla classificazione europea per capacità/competenze, qualifiche e occupazioni che sta sviluppando la Commissione.

“La classificazione europea – si legge sul testo legislativo – costituisce una terminologia standard per occupazioni, capacità, competenze e qualifiche, intesa ad agevolare la presentazione di domande di lavoro online all’interno dell’Unione. È opportuno sviluppare la cooperazione tra la Commissione e gli Stati membri per quanto riguarda l’interoperabilità e l’incrocio automatizzato delle offerte di lavoro con domande di lavoro e CV, anche a livello transfrontaliero, tramite la piattaforma informatica comune”.

Tra le altre novità, i membri della rete di Eures potranno essere anche quelle organizzazioni private che forniscano servizi d’assistenza. I centri per l’impiego pubblici dovranno invece fornire il supporto offline ai non esperti del web. Infine si aggiunge la possibilità di agevolare la pubblicazione di offerte di stage e tirocini.

“Vediamo alti livelli di disoccupazione in alcuni paesi dell’UE mentre, allo stesso tempo, ci sono altrove 2 milioni di posti di lavoro vacanti perché c’è mancanza di manodopera qualificata – sono le parole dell’eurodeputato austriaco Heinz K. Backer, relatore del testo -. La piattaforma Eures potrebbe facilitare l’accesso a centinaia di posti di lavoro che sono vacanti”.

“Ci siamo anche battuti affinché questo strumento sia regolarmente valutato per migliorarlo continuamente e in caso modificarlo”, ha infine spiegato Laura Agea, relatrice ombra del M5S. Il regolamento deve ancora essere formalmente approvato dal Consiglio europeo. Entro due anni, i governi nazionali dovranno recepire.

 

L’Eures (la rete dei Servizi europei per l’impiego) è in funzione dal 1994, dunque quest’anno compie 22 anni di attività. La definizione ufficiale è quella di “una rete di cooperazione tra la Commissione e i Servizi pubblici per l’impiego intesa a fornire informazioni, consulenza e servizi di reclutamento o collocamento a favore dei lavoratori e dei datori di lavoro, nonché di tutti i cittadini dell’Unione che intendano beneficiare del principio della libera circolazione dei lavoratori, attraverso la sua rete di persone e i servizi online disponibili sul portale europeo della mobilità professionale”.

Il problema è che questa rete si è rivelata troppo spesso solo un buon proposito non abbastanza sfruttato. I limiti che sono emersi sono tanti: “tra questi – si legge in una nota del Parlamento europeo – una lista incompleta di posti disponibili e curricula, il limitato potenziale della corrispondenza automatica e informazioni transfrontaliere sul lavoro insufficienti”.

La rete di cooperazione coinvolge anche altri partner: agenzie d’impiego private, sindacati, associazioni dei datori di lavoro. Il potenziamento passerà anche da un ufficio europeo di coordinamento, previsto dalla legge appena approvata.

dal Quotidiano di Sicilia, p. 17

Condizione insularità, i vantaggi per l’Isola

QDS572. BRUXELLES (Belgio) – Il valore del successo della relazione approvata dal Parlamento europeo sulla condizione d’insularità delle Isole, e in particolare di Sicilia e Sardegna, è spiegato dall’eurodeputata PD Michela Giuffrida al QdS.

In che modo la Sicilia potrà beneficiare delle nuove politiche?

“Ho fortemente voluto e lavorato alla stesura della risoluzione sulla condizione d’insularità perché, da unico membro siciliano della Commissione per lo Sviluppo regionale, mi sembrava non più rinviabile che la Commissione affrontasse la complessa condizione di marginalità cui sono condannate le Isole. L’approvazione della risoluzione, a larghissima maggioranza, è stato un forte segnale politico e un grande successo! Anche perché all’inizio del nostro percorso parlamentare la questione ha incontrato un’opposizione non indifferente. Le caratteristiche strutturali e naturali delle isole rappresentano la loro straordinaria ricchezza e la loro più grande debolezza. Con questa risoluzione abbiamo chiesto alla Commissione di prendere atto delle carenze che impediscono e ostacolano la crescita e lo sviluppo economico. La mobilità nelle isole è ridotta, il carburante costa di più, così come l’energia, i produttori hanno maggiori difficoltà a esportare, i turisti ad arrivare. Le regioni insulari sono ostaggio delle compagnie aeree e di navigazione e le nostre merci hanno costi insostenibili. Le Isole, poi, sono spesso le porte dell’Europa e sono più esposte e impegnate nella doverosa accoglienza dei migranti. Le priorità da affrontare riguardano: una mobilità sostenibile, trasporti intermodali, ricerca e sviluppo di energie rinnovabili, accesso ai servizi digitali, la completa diffusione della banda larga. Attraverso la risoluzione ho poi chiesto che venga istituito uno ‘sportello Isole’ per coordinare e valutare le politiche per le regioni insulari, e che la Commissione elabori al contempo una ‘Strategia per le Isole’ che preveda azioni concrete e obiettivi specifici”.

Ci sono delle indicazioni su come si procederà nell’analisi dei costi?

“La Commissione elaborerà lo studio attraverso la Direzione generale Sviluppo regionale. È presumibile che altre DG saranno interessate e si occuperanno degli aspetti specifici”.

Si potrebbe arrivare all’istituzione di un fondo per le Isole?

L’approvazione della risoluzione è un primo passo che apre la strada a un dibattito e ad azioni concrete, che ora passano attraverso una concertazione e una sinergia virtuosa tra Governi regionali e nazionali e Bruxelles.  L’elaborazione di una Strategia ad hoc per le Isole è l’azione propedeutica per l’istituzione di un fondo, ipotesi per cui mi batterò. Con la risoluzione abbiamo cercato di creare un quadro organico d’intervento per le Isole, che parta dal riconoscimento dei deficit territoriali, passi attraverso l’elaborazione di una strategia per sanare il gap e approdi a misure concrete di sostegno. È già in atto un dibattito nella Commissione europea che ci fa pensare che le priorità d’intervento dei fondi Ue potrebbero essere altre rispetto a quelle delle ultime programmazioni. E ancor di più in questo caso dunque è bene trovarsi già avanti”.

 

Quali possono essere gli strumenti da adottare?

“Prima di tutto ci sono i fondi strutturali, le risorse del Fesr e del Fse, che chiediamo vengano programmati tenendo conto della specificità delle Isole. Poi ci sono i fondi diretti, per una progettazione specifica nelle Isole su ricerca e innovazione. Sono dell’idea che le Isole debbano essere incubatori di progetti. Uno dei settori che si presta maggiormente è quello delle energie rinnovabili. Particolari misure a livello fiscale possono derivare solo da una concertazione Stato/Regione”.

Che ruolo avranno gli europarlamentari delle isole europee?

“Incassato il successo e la soddisfazione con l’approvazione della risoluzione, da alcuni definita ‘storica’, il nostro compito continua. C’è da fare virtuosa pressione e sensibilizzazione presso la Commissione – soprattutto per cercare di abbreviare i tempi. E c’è da far comprendere ai territori e a chi li governa che questo è il momento di capitalizzare quanto è stato ottenuto. La Commissione aprirà delle procedure di consultazione della società civile, alla quale il tessuto sociale deve prendere parte. Incontrerò la Commissaria Crețu per chiederle di partecipare a un evento sulle Isole per innalzare l’attenzione sulla condizione d’insularità, che da problema deve diventare opportunità”.

dal Quotidiano di Sicilia, p. 18

Bit 2016, la Sicilia presenta la sua offerta

QDS571. MILANO – In mezzo al melting pot proveniente dai cinque continenti, anche la Sicilia era presente alla Borsa Internazionale del Turismo di Milano. La BIT 2016, edizione numero 36, si è tenuta la scorsa settimana e ha coinvolto una buona delegazione di istituzioni e aziende del turismo isolane, con 25 operatori presenti. L’offerta turistica siciliana è stata al centro del dibattito, con nuove possibilità da sviluppare e una stagione di attività che quest’anno dovrà aumentare sia nella durata (si è parlato di farla arrivare a dicembre) sia nel numero di eventi, per renderla maggiormente attrattiva.

Per tre giorni, si sono susseguiti incontri, conferenze stampa e convegni a cui hanno partecipato esponenti dei settori economici, turistici e culturali. È passato anche il ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini, che ha lasciato qualche parola ai microfoni presenti sull’interesse di Roma nei confronti della Sicilia: “Le competenze, anche in materia di Beni culturali, sono esclusive della Regione, ma noi abbiamo dato la nostra totale disponibilità a lavorare insieme”. Ha parlato anche della necessità dell’arrivo dell’alta velocità.

Le Isole Egadi sono state invece tra le principali protagoniste della manifestazione e hanno avuto anche uno stand interamente loro. L’area marina protetta gestita dal Comune di Favignana ha anche ricevuto uno dei 26 oscar dell’Ecoturismo di Legambiente, per la realizzazione e la gestione dei campi boe al servizio del turismo nautico.

Con la partecipazione dell’assessore regionale al Turismo, Anthony Barbagallo, le conferenze hanno spaziato dalla storia dell’Isola al ruolo dell’Etna nel turismo enogastronomico, passando dal trasporto aereo al Festival Euromediterraneo. Per quanto riguarda i trasporti, Fabio Giambrone, presidente della Gesap, l’ente che gestisce l’aeroporto Falcone e Borsellino di Palermo, ha parlato a lungo dell’importanza dei collegamenti tra il capoluogo siciliano e Londra Heathrow e New York. Si è parlato anche dell’istituzione di un sistema combinato treni-autobus, promosso dalla ferrovia Circumetnea, per valorizzare la scoperta turistica dei vini del vulcano più alto d’Europa.

Per il festival Euromediterraneo, invece, è stato confermato l’inizio per il 7 luglio a Taormina e il 9 luglio a Siracusa. “È un’eccellenza della Sicilia che ci ha regalato in questi anni grandi serate di spettacolo negli straordinari teatri di pietra di Taormina e Siracusa – ha affermato l’assessore Barbagallo –, con produzioni liriche trasmesse nei circuiti cinematografici di tutto il mondo e sulle principali emittenti televisive. La programmazione torna quest’estate con nuovi allestimenti di rilievo”.

Il terzo giorno della BIT non erano previste conferenze. Si è infatti diviso il festival in due tranche: giovedì e venerdì con quella dedicata al B2B, dunque alle aziende e agli operatori del settore, sabato la parte esclusivamente destinata al pubblico e alle scuole. I visitatori hanno comunque potuto fare un giro tra gli stand dei vari operatori, che si trovavano nell’area Leisure del padiglione 9, prendendo informazioni e materiale pubblicitario. Già dopo ora di pranzo, tuttavia, la maggior parte delle attività erano ormai concluse.

 

MILANO – La BIT 2016 è stata organizzata presso la Fiera Milano di Rho su tre giorni, dall’11 al 13 febbraio. Ha ospitato circa 100 Paesi, con 2.000 aziende presenti, per far incontrare domanda e offerta nel mondo del turismo. È stato rivolto per due giorni solo agli operatori di settore e aperto al pubblico (soprattutto scuole) il sabato.

L’organizzazione ha stimato il superamento dei 50 mila incontri tra gli operatori che potrebbero generare nuovi accordi commerciali nel prossimo futuro.

Inoltre sono stati organizzati vari incontri e conferenze con professionisti che hanno presentato delle storie di successo nell’ambito turistico e anche dato degli spunti agli studenti e ai giovani presenti su come cercare lavoro nel campo.

Sono state individuate alcune macro aree d’interesse, come il turismo enogastronomico, quello del comparto nozze (compreso il mercato degli stranieri che si sposa in Italia), il turismo sportivo e quello di lusso.

I circa 310 mila eventi censiti in Italia dal rapporto Oice 2014 (presentato da Federcongressi) hanno anche dato spunto per dedicare un grande spazio all’area del turismo legato a meeting e conferenze: l’Italia infatti è il quarto Paese in Europa per la superficie dedicata a questi eventi, con 38 milioni di presenze. Erano presenti dunque molti investitori del settore.

dal Quotidiano di Sicilia, p. 18

Un’Agenda per le isole europee, la Sicilia può beneficiarne

STRASBURGO (Francia) – Finalmente l’Unione europea si accorge che esiste la Sicilia, che è un’isola e che ha le sue specificità che devono essere prese in considerazione. Nei giorni scorsi il Parlamento, riunito in plenaria, ha votato una risoluzione che chiede alla Commissione nuove politiche per superare le vulnerabilità specifiche delle Isole europee.
Nel testo, sono cinque i punti principali proposti per aiutare le Regioni e le Province insulari dei Paesi dell’Unione europea.
Si parte dell’istituzione di “un gruppo omogeneo costituito da tutti i territori insulari”, sulla base dell’articolo 174 del Trattato Ue, che riconosce gli svantaggi permanenti delle regioni insulari. Dovranno poi essere presi in considerazione altri indicatori statistici oltre il Pil in modo da riflettere la vulnerabilità economica e sociale di queste regioni.
Forse il punto più interessante per la Sicilia è che sarà lanciata un’analisi approfondita dei costi supplementari sostenuti dalle isole, per esempio il sistema dei trasporti, l’approvvigionamento energetico e l’accesso ai mercati. Soprattutto il sistema dei trasporti è al centro delle polemiche nell’Isola da tempo, per i costi degli aerei per spostarsi anche all’interno del territorio nazionale.
La risoluzione chiede inoltre di istituire un “quadro europeo strategico per le isole” che preveda una serie di strumenti che potrebbero avere un forte impatto territoriale, e di presentare una comunicazione su una “Agenda per le isole europee” e, successivamente, un libro bianco per monitorare lo sviluppo delle isole.
La novità è anche che sono presi in considerazione i problemi derivanti dai flussi migratori, che interessano soprattutto Lampedusa, la Sicilia e le isole del mar Egeo. Gli eurodeputati chiedono dunque un approccio comunitario “che comprenda un sostegno dell’Unione e uno sforzo comune di tutti gli Stati membri” per aiutare le istituzioni locali.
“Le condizioni di svantaggio in cui Sicilia e Sardegna versano sono un dato concreto che si tradurrà in nuove risorse, più opportunità, più diritti”, ha spiegato Salvatore Cicu (Ppe), autore della relazione.
Un’altra risoluzione sul ruolo degli Enti locali è stata presentata in parallelo e riguarda invece l’uso dei fondi europei. La richiesta alla Commissione, in questo caso, è di rafforzare il ruolo e l’impatto degli enti regionali e locali sulla gestione dei fondi strutturali e di investimenti europei per il periodo 2014-2020.
Nel testo si afferma l’importanza dell’equilibrio tra la coesione economica, sociale e territoriale voluta dall’Unione europea e l’impatto delle politiche comunitarie sul territorio. Si chiede anche all’esecutivo europeo di vigilare sull’applicazione dell’articolo 7 del regolamento sul Fesr, che riguarda lo sviluppo urbano. “Dovrebbero essere impiegati più sforzi – si legge – per rimuovere i colli di bottiglia e le incongruenze delle politiche Ue che hanno impatto sulle aree rurali e urbane”.
Infine, Cicu ha richiesto al commissario alle Politiche regionali, Corina Cretu, un incontro bilaterale “per varare politiche concrete a favore delle due isole”.

dal Quotidiano di Sicilia, p. 19

Fondi Ue 2007-13: 5,9 mld in bilico

PALERMO – “Intanto in cassa non c’è più un euro nemmeno bucato”, dice Antonello Caporale al presidente della Regione Siciliana, Rosario Crocetta. “Vero. Ma non perché abbia sprecato. Ho dovuto finanziare in due anni il programma delle opere stabilite dai fondi europei che marcivano. Abbiamo anticipato soldi chiudendo appalti aperti da sette anni. È una medaglia”.
L’intervista su “il Fatto Quotidiano”, diventata famosa per un titolo fantasioso sulla supposta volontà del presidente di andare in Libia a risolvere la crisi locale, conteneva anche questo passaggio cruciale sulla spesa dei soldi che l’Unione europea ci ha mandato nel settennio 2007-2013 e che la burocrazia regionale ha davvero fatto marcire in un angolo. Tra Fesr, Fse, Psr, Fep, Fsc e Pac, al 31 ottobre la Sicilia doveva ancora spendere 5,9 mld. Continua a leggere Fondi Ue 2007-13: 5,9 mld in bilico