Che tristezze tra lucchetti e polemiche

Sul parquet del PalaSport di Priolo Gargallo hanno giocato le migliori cestiste del campionato italiano degli ultimi trent’anni. Ha visto la Serie A femminile, uno scudetto, le coppe europee, la Nazionale femminile, tante ragazzine del settore giovanile, ma anche concerti ed eventi. Nel 1990, quand’è stato progettato e realizzato, era tra i palazzetti più all’avanguardia d’Italia.

A contrada San Focà i lavori iniziano su spinta del presidente del Gruppo Sportivo Trogylos, Carlo Lungaro, dirigente dell’Eni. Fresco di vittoria della Coppa dei Campioni, fonda con il suo allenatore Santino Coppa “La Cittadella”, società che commissiona i lavori. Il progetto è dello studio Morelli e Papagni di Roma (specializzato in impianti sportivi e coinvolto grazie all’ex cestista catanese Diomede Tortora) e in meno di sei mesi l’impianto è realizzato, grazie a una libera cooperazione tra expertise. Da quel momento, la Trogylos si occupa di tutto, dalla manutenzione alle bollette, dalle licenze all’omologazione, rendendo quell’edificio il tempio del basket femminile siciliano.

Oggi, 26 anni dopo, l’ex PalaEnichem, PalaAcer e PalaTrogylos è tornato al centro del dibattito.

LA FENICE. Due anni fa, la vecchia società in maglia biancoverde ha rinunciato alla Serie A1; la scorsa estate ha lasciato anche la C, mantenendo il titolo solo con la formazione Under-20, peraltro satellite della Rainbow Catania. Il vuoto che si è venuto a creare in città è stato colmato da un’ex Trogylos, Roberta Gitani, che con un gruppo di amici ha raccolto un nugolo di giovanissime e ha fondato la ASD La Fenice. Grazie ai buoni rapporti con la vecchia società, ha incentrato l’attività nel palazzetto, ridotto quasi in stato d’abbandono.

Da lunedì, mentre sono in pieno svolgimento il campionato Open, l’Under-16 e l’Under-14 femminili, però la società non può più entrare nell’impianto. La presidentessa si è sfogata sui social network: “Mi ritrovo in una battaglia di odio – scrive la Gitani –, ripicche e interessi personali per questioni che non hanno a che vedere con lo sport dei giovani e con la sottoscritta. Qualcuno ha avuto l’arroganza di credere che il palazzetto fosse di sua proprietà cambiando dei lucchetti. Oltretutto ciò comporta anche un danno economico: siamo costrette a giocare in trasferta tutte le partite che dovevamo disputare in casa”.

La squadra si è allenata in questi giorni all’aperto: “Alcune ragazze però già hanno preso la febbre – spiega l’ex playmaker – e ora stiamo cercando di trovare una soluzione alternativa. Avremo uno spazio al Polivalente, ma non basta per allenamenti e partite. Volevamo far ripartire la femminile, abbiamo fatto finora delle belle cose, ma pare che non si voglia. Per farci entrare al PalaSport, la Trogylos chiede di firmare delle carte, ma non intendo farlo perché non hanno nessun valore: solo l’autorità giudiziaria può agire e ha potere, in questo momento il palazzetto non è di nessuno. Perché si pensa solo ora a questi documenti?”

TROGYLOS. Il pomo della discordia è dunque una firma. Secondo i dirigenti, è per un atto che formalizzi la suddivisione degli orari, anche per una questione di responsabilità. Da lì è nato lo scontro. “In realtà – spiega il dirigente Fabrizio Milani – non c’è stato alcuno scontro. Fino al 16 giugno, la mia società ha la disponibilità del palazzetto, poi si vedrà, tutto è legato alle vicende giudiziarie che lo riguardano. Vista la storia che rappresenta, abbiamo dato subito la disponibilità a Roberta Gitani di usare l’impianto, ma ora chiediamo di mettere ordine perché c’è il rischio che diventi un porto di mare. Lei si è impuntata e ritiene che non siamo noi a doverlo fare, ma abbiamo chiesto solo di firmare una carta in cui risultino gli orari e chi usufruisce dell’impianto. Non chiediamo soldi né un contratto. Il punto è: se succede qualcosa qui, di chi è la responsabilità?”

Tutto è figlio di un’incertezza sulla proprietà. La Trogylos si è sempre occupata di tutto, finché è stata in condizione di farlo. Dopo la crisi che l’ha travolta negli ultimi anni, la situazione è diventata più complessa. Ci sono debiti, ipoteche, anche la possibilità di una vendita all’asta. La Trogylos però ha presentato una pratica per diventare proprietaria del palasport per usucapione: dopo 20 anni, il possessore può acquisire un bene, secondo il codice civile. Il 16 giugno è fissata una prima udienza con il giudice per capire se è questo il caso o meno (o si debba aspettare ancora per produrre altri documenti). Fino alla decisione, tutto è in stand by.

Intanto, il ricordo dei fasti priolesi ingiallisce ancora.

da La Sicilia, p. 19

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