Fondi Ue 2007-13: 5,9 mld in bilico

PALERMO – “Intanto in cassa non c’è più un euro nemmeno bucato”, dice Antonello Caporale al presidente della Regione Siciliana, Rosario Crocetta. “Vero. Ma non perché abbia sprecato. Ho dovuto finanziare in due anni il programma delle opere stabilite dai fondi europei che marcivano. Abbiamo anticipato soldi chiudendo appalti aperti da sette anni. È una medaglia”.
L’intervista su “il Fatto Quotidiano”, diventata famosa per un titolo fantasioso sulla supposta volontà del presidente di andare in Libia a risolvere la crisi locale, conteneva anche questo passaggio cruciale sulla spesa dei soldi che l’Unione europea ci ha mandato nel settennio 2007-2013 e che la burocrazia regionale ha davvero fatto marcire in un angolo. Tra Fesr, Fse, Psr, Fep, Fsc e Pac, al 31 ottobre la Sicilia doveva ancora spendere 5,9 mld.

Al 31 ottobre 2015, euroinfosicilia.it (sito ufficiale del programma operativo Fondo europeo per lo sviluppo rurale Sicilia) dava come impegnati 5,6 miliardi di euro e pagati quasi 3 miliardi. OpenCoesione (il portale del dipartimento nazionale per lo Sviluppo e la coesione economica) dà per certificati alla stessa data, dunque pagati e che non verranno restituiti, 2,6 miliardi di euro su 4,4 miliardi di euro per il POR Fesr (il 59% dei fondi) e poco più di un miliardo di euro su 1,4 miliardi di dotazione totale del POR Fondo sociale europeo (il 74% dei fondi).
Molto più rosea la situazione del Psr, il Programma di sviluppo rurale. I dati dell’Agenzia per le erogazioni in agricoltura, riportati dalla stampa, indicano che saranno restituiti circa 21,6 milioni di euro, meno del 2%. “Ancora una volta la Regione non è stata capace di spendere tutte le risorse” ha affermato in un’intervista l’europarlamentare Giovanni La Via.
Ancora non si può dire se questa corsa contro il tempo per non bruciare il denaro che Bruxelles ci ha affidato abbia avuto successo o meno. Finora, il panorama è stato desolante, non ultima la notizia dei 70 milioni del Fesr bloccati per aver cofinanziato eventi minori. Non bastano le parole di timido incoraggiamento di Corina Crețu, commissario europeo per la Politica regionale: “Un anno fa – ha dichiarato recentemente – la situazione era davvero drammatica. Certo ci sono ancora dei rischi, concentrati nei Por di Calabria, Campania e Sicilia. Ma lo stato delle cose è molto migliorato”. C’è la possibilità di certificare durante il 2016 la spesa effettuata dà più tempo, ma i fondi andavano comunque impegnati entro il 31 dicembre.
Lo stesso direttore del dipartimento Programmazione, Vincenzo Falgares, ha di recente scritto per la rivista “A Sud’Europa” del centro studi Pio La Torre un lungo rapporto sullo stato dell’arte della programmazione conclusa due anni fa. Ha elencato una serie di criticità che hanno obbligato il dipartimento a correre negli ultimi mesi per perdere il meno possibile: la crisi economica, la tardiva attribuzione delle risorse, la burocrazia regionale, l’assistenza tecnica inadeguata, “l’arretratezza dell’ambiente digitale”. L’impegno – scriveva Falgares – “è in concreto rischio di insuccesso a causa della determinante carenza delle risorse necessarie per effettuare i pagamenti dell’ultima e decisiva annualità”. Così, nasce il cane che si morde la coda della Regione Siciliana senza soldi che non può nemmeno spendere quelli arrivati dall’Unione europea.
Per approfondire, il direttore ha risposto alle domande QdS su quanto fatto finora.
Esisteva un cronoprogramma per la spesa degli ultimi fondi? Se sì, come verranno certificati?
“Il cronoprogramma è stabilito dai termini dettati dai Regolamenti comunitari (CE) 1083/2006 e 1828/2006, cui si sono aggiunti la Decisione C (2013) 1573 del 20/03/2013 e da ultimo la Decisione C (2015) 2771 finale del 30/04/2015 ‘Orientamenti sulla chiusura 2007-2013’. In esse è contenuto un complesso armamento di regole che fissa due termini significativi. I pagamenti ammissibili al programma dovranno essere registrati contabilmente dal beneficiario entro il 31/12/2015. Entro il 31/03/2017 l’autorità responsabile del programma dovrà presentare il a Bruxelles il Rapporto finale di esecuzione (Rfe). Sarà quello il momento dei saldi. Ossia di quanto avremo pagato e quanto di ciò che è stato pagato sarà ammesso a rendicontazione. È appena il caso di far presente che al 31/12/2015 non si doveva presentare una certificazione di spesa”.
Cosa ne sarà dei fondi non spesi?
“I fondi non spesi resteranno nella disponibilità della Commissione Ue, ma speriamo che si tratti di sola ipotesi. Al momento non posso dirle di più”.
Incideranno sulla programmazione 2014-2020 o su quella successiva?
“Non si registrano correlazioni tra i due cicli di programmazione. La Sicilia ha già avuto approvato il Programma Fesr Sicilia 2014/2020 con la relativa dotazione finanziaria pari a 4,559 miliardi di euro di cui il 75% di Fondi Sie pari a poco più di 3,419 miliardi di euro”.

Vincenzo Falgares, dirigente generale del dipartimento Programmazione della Regione siciliana, parla del presente e degli scenari futuri
Un monitoraggio sistemico con cadenza mensile per attivare in tempo le idonee misure correttive
Predisposta azione di coordinamento, accompagnamento e assistenza da parte dell’Autorità di gestione presso i dipartimenti

Che tipo di azioni sono intraprese per evitare che si arrivi a questa situazione fra sette anni?
“Le azioni sono state messe in campo già nella fase finale di questo ciclo di programmazione. E tra queste le più significative in termini di ‘capacitazione istituzionale’ hanno portato il livello di monitoraggio condotto sul programma, sia da parte dei Centri di responsabilità (Dipartimenti) che da parte dell’Autorità di Gestione (Dipartimento programmazione), da quello a livello di ‘procedure’ a quello a livello dei ‘singoli progetti’ introducendo un ‘monitoraggio sistemico’ con cadenza mensile per poter attivare per tempo idonee misure correttive. Una corposa azione di controllo della qualità della spesa attraverso un’azione di coordinamento, accompagnamento e assistenza da parte della Autorità di Gestione alle UMC (Unità di monitoraggio e controllo) presso i dipartimenti. È stata attivata la sperimentazione del SIAFS, un sistema di monitoraggio antifrode realizzato dalla Regione Siciliana e oggetto di un protocollo d’intesa con la GdF. L’attivazione di un piano ‘Misurare per decidere’ per supportare dipartimenti e i beneficiari per allineare i dati di monitoraggio della spesa in ‘Caronte’, fattore essenziale per avanzare le domande di rimborso alla Commissione Europea. Una massiccia azione di supporto ai beneficiari anche mediante un corposo programma di formazione destinato a circa 400 funzionari della regione e delle autonomie locali”.
Ci sono feedback da parte della Commissione europea?
“L’Accordo di Partenariato 2014/2020 indica il Pra (Piano di rafforzamento amministrativo) come lo strumento operativo attraverso il quale ogni amministrazione titolare di PO 2014/2020 accelera, esplicita e rende operativa, con riferimento a cronoprogrammi definiti, l’azione per far rendere più efficiente l’organizzazione della macchina amministrativa. I PRA – la cui competenza è stata voluta al di fuori delle autorità di gestione dei programmi – proprio per sottolineare che vanno supportate e qualificate le capacità di sistema nella loro interezza. Essi costituiscono il principale elemento di raccordo tra il miglioramento della strategia per l’attuazione e gestione dei Programmi Operativi (realizzabile attraverso azioni mirate di assistenza tecnica) e il rafforzamento strutturale della capacità amministrativa.
È uno strumento operativo di management trasparente che necessita di essere aggiornato e monitorato continuamente. Ogni intervento proposto nel PRA è stato identificato in termini di responsabilità, destinatari, cronoprogramma, indicatori, target. L’Italia è il primo Stato Membro in Europa a sperimentare questo strumento di rafforzamento. La Regione Siciliana ha adottato un suo PRA che è in corso di aggiornamento e che dovrà essere approvato entro il primo semestre 2016”.
Con più chiarezza e più progettualità, il programma 2014-2020 potrà cancellare gli errori del passato. Ma bisognerà cambiare, di molto, la mentalità che finora ha caratterizzato il Palazzo siciliano.

dal Quotidiano di Sicilia, pp. 1-7

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