Violenza sulle donne, ogni giorno “contro”

PALERMO – I centri antiviolenza lottano in prima linea per la salvezza delle donne vittime di violenza, tra mille difficoltà, soprattutto in Sicilia, dove spesso mancano non solo i fondi (problema comune nel settore), ma anche le strutture necessarie per l’accoglienza. La loro attività è aumentata negli ultimi anni: sono sempre tre quelli affiliati all’Associazione nazionale DiRe (Thamaia di Catania, Cedav di Messina e Le Onde di Palermo), ma aumentano a 13 quelli più piccoli, dislocati in tutto il territorio isolano, secondo il censimento effettuato da DiRe.
Ci siamo lasciati da poco alle spalle la “Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne”: mercoledì 25 novembre sono state dette molte parole, tante promesse e come ogni ricorrenza tutti si sono stretti intorno alle vittime, che rischiano sempre di rimanere isolate ed essere dimenticate. Rimangono nella mente e sulla bocca di tutti le donne uccise, ma quelle che sopravvivono spesso sono dimenticate in fretta.
Secondo un sondaggio condotto dall’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali (Fra), circa 62 milioni di donne in Europa – un terzo della popolazione femminile del continente – sono state vittima di violenze fisiche e/o sessuali dall’età di 15 anni. Numeri altissimi che cozzano con il numero di denunce e di richieste d’assistenza: c’è sempre paura ad esporsi e soprattutto a che conseguenza possa avere questa decisione.

“Le donne che si sono rivolte al centro antiviolenza Thamaia da gennaio 2015 ad oggi sono 199 – spiegano dalla Onlus catanese –. Le segnalazioni da parte di terzi sono 70: sono le richieste di aiuto da parte di amici, conoscenti o familiari che chiamano per avere informazioni o consigli per donne che subiscono violenza, oppure segnalazioni da parte dei servizi del territorio. Nella maggior parte dei casi (manca il dato esatto) le donne ‘segnalate’ non chiamano. Il dato comunque rimane importante perché dà l’idea del sommerso”.

Nel 2014 si è arrivati a 247 chiamate, con 151 segnalazioni da parte terzi. Le statistiche indicano che la maggior parte delle donne coinvolte aveva tra i 30 e i 49 anni (66%), era italiana (88%), laureata (31%) o diplomata (30%), non lavora (53%), ha subìto violenze psicologiche (40%) o fisiche (35%), con il 5% vittima di violenze sessuali; conosce quasi sempre l’autore della violenza (71% il partner, 18% l’ex) e subisce a causa di disaccordi (65%) o motivi futili (15%), con la gelosia meno incisiva rispetto ad altre motivazioni (6,5%). Nel 41% dei casi, la violenza produce problemi psicologici.

Ancora non ci sono dati sul 2015 relativi al centro Le Onde, ma quelli definitivi del 2014 danno un’idea dell’incremento dell’attività: “Hanno contattato il centro – si legge in un documento dell’associazione palermitana – 601 donne (contro le 431 nell’intero anno 2012 e le 696 del 2013), di cui 361 (erano 285 nell’intero 2012 e 378 nel 2013) sono state accolte e accompagnate con un ventaglio di servizi alla costruzione e attuazione di un nuovo progetto di vita libero dalla violenza”.

Dati simili a quelli di Catania si riscontrano a Palermo: il 91% delle donne che si sono rivolte a Le Onde è italiana; il 65% ha tra i 30 e i 49 anni; il 91% ha subito una violenza domestica; il 42% è coniugata. Il 66% è laureata o diplomata, il 49% non lavora. La tipologia di violenza è diversa da Catania: infatti dopo la violenza fisica (37%), viene la violenza economica (33%) o solo psicologica (11%).
A tutto questo, va aggiunto che nel 2014 sono stati compiuti 18 femicidi in Sicilia, tanti quanti in Lombardia. È il dato più alto d’Italia.

Parlamento europeo alla prova dei fatti
si attende legge con misure vincolanti

STRASBURGO (Francia) – Dieci giorni fa, il Parlamento europeo ha celebrato la giornata contro la violenza sulle donne con l’iniziativa globale “Orange the world”. Nell’occasione, l’edificio di Strasburgo è stato illuminato di arancione dalla sera di martedì 24 alla mezzanotte di mercoledì 25. “Orange the world” è una campagna annuale delle Nazioni Unite per prevenire e porre fine alla violenza contro le donne e le ragazze e ha una durata di 16 giorni: partita il 25 novembre, è ancora in corso e continuerà fino al 10 dicembre. Si è discusso dell’argomento durante la seduta plenaria, nello stesso giorno dell’intervento del presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, perché quasi due anni fa l’organo elettivo dell’Unione europea aveva approvato una risoluzione d’iniziativa legislativa che chiedeva alla Commissione di proporre un progetto di legge con misure vincolanti per combattere tale problema. Tuttavia, la Commissione europea aveva respinto la proposta perché non riteneva opportuno affrontarla al momento. Si aspetta ora un cenno dalla nuova commissione del presidente Junker.

dal Quotidiano di Sicilia, p. 23

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