Migranti, 27 mln € a Frontex inutili senza collaborazione

BRUXELLES (Belgio) – Da un lato c’è la Commissione europea, che promette mirabilie per risolvere il problema dei migranti ma non riesce a mantenere alcunché; dall’altro c’è il Parlamento, che ha poco potere per scalfire il veto dei Governi nazionali ma ogni tanto riesce a sottoporre qualche proposta che possa dare respiro all’Italia sul fronte dei migranti. Così la settimana scorsa a Strasburgo la plenaria degli eurodeputati ha sbloccato altri 69,6 milioni di euro per le agenzie che si occupano della gestione dei flussi dei migranti; pochi giorni fa, invece, è stata presentata un’altra proposta per distribuire equamente i richiedenti asilo.

Frontex, Europol e i fondi Amif (Asilo e integrazione degli stranieri) e Isf (Affari interni) hanno dunque ricevuto 75,7 milioni di euro di impegni e 69,6 milioni di euro di pagamenti. Di questi, 26,8 sono destinati all’agenzia che si occupa del controllo delle frontiere, Frontex appunto, che vede così triplicate le disponibilità economiche che erano prima destinate a Triton e Poseidon. Europol, l’ufficio di polizia europeo, avrà incrementati i dipendenti, così come per l’Easo, l’ufficio di sostegno per l’asilo.

Proprio al riguardo dell’asilo, si è espressa in settimana la commissione Libertà civili del Parlamento europeo. Uno schema permanente e che obblighi i Paesi a seguirlo dovrà essere deciso di concerto con il Consiglio europeo “su un contributo sostanziale alla solidarietà e alla condivisione delle responsabilità tra gli Stati membri”. La commissione ha approvato una risoluzione legislativa a larga maggioranza, che coinvolgerà inizialmente 40 mila richiedenti asilo che al momento si trovano in Italia (24 mila) e Grecia (16 mila).

“Non c’è dubbio che nel campo delle politiche di migrazione – ha detto il relatore Ska Keller, dei verdi tedeschi – l’Europa ottenga dei risultati solo se tutti i membri lavorano insieme. Il meccanismo di distribuzione che chiediamo dev’essere permanente e va oltre le proposte finora presentate: c’è la possibilità per i rifugiati di esprimere una preferenza sul Paese in cui essere ospitati, un modo per aiutare l’integrazione ed evitare spostamenti non approvati. Il rispetto degli interessi dei rifugiati è essenziale affinché la distribuzione funzioni”.

Non sarebbe una scelta totalmente arbitraria: si richiederebbe ai rifugiati di indicare le motivazioni, che possono essere familiari, sociali o culturali, linguistiche, visite passate, studio o lavoro per la scelta di questo o quel Paese. Ci sarebbe anche l’altro lato della medaglia: delle interviste che gli Stati possono organizzare per valutare ogni richiesta di accoglienza da parte dei richiedenti asilo.

I ministri degli affari interni hanno discusso della proposta nei giorni scorsi, il Parlamento voterà a settembre e dovrà essere adottata dal Consiglio.

dal Quotidiano di Sicilia, p. 23

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