Ue, contro l’evasione fiscale nuove regole per la trasparenza

STRASBURGO (Francia) – Ogni Stato membro dell’Unione europea dovrà ora dotarsi di un cervello centrale che censisca tutti i proprietari effettivi delle imprese e degli enti privati: una stretta che servirà ad aumentare la trasparenza, lottando nel contempo contro evasione fiscale e riciclaggio del denaro sporco. Già ne parlavamo su queste pagine lo scorso 30 gennaio, ma ora la seduta plenaria del Parlamento ha approvato le norme che sono frutto del lavoro di tutti gli organi dell’Unione, compresi dunque Consiglio e Commissione.

Un migliore controllo sui trasferimenti di ingenti somme di denaro e la possibilità anche per i giornalisti d’inchiesta di accedere a queste banche dati, così come tutte le persone che abbiano un “interesse legittimo” nel conoscere gli ultimi beneficiari degli utili di un’azienda: è questo un altro punto forte di una direttiva (la quarta sul tema del riciclaggio) che si propone di mettere l’intero continente all’avanguardia anche nella lotta a chi finanzia i terroristi, rendendo più semplice per le forze dell’ordine il controllo di chi fa ingenti movimenti di fondi senza trasparenza.

Mercoledì scorso è stato il momento della votazione positiva da parte degli eurodeputati; ora gli Stati membri hanno due anni di tempo per convertire la direttiva nelle proprie legislazioni nazionali, ma già il controllo del trasferimento dei fondi sarà direttamente applicabile 20 giorni dopo la pubblicazione della direttiva nella Gazzetta ufficiale Ue.

La sfida passa ora al Governo italiano, che dovrà lavorare su come inserire le nuove regole nel nostro sistema legislativo. Sarà un lavoro lungo, anche perché dovranno essere coinvolti enti come le banche, gli avvocati, le società immobiliari e i casinò, che dovranno seguire degli obblighi specifici in caso di transazioni sospette fatte dai loro clienti.

Il database centrale dovrà essere approntato entro giugno 2017. Da quel momento, le ong o i giornalisti d’inchiesta che vorranno accedervi dovranno dimostrare l’interesse legittimo ad ottenere quelle informazioni, per esempio per smascherare chi si sospetta (fondatamente) che si sia macchiato di finanziamento al terrorismo, riciclaggio, frodi o grandi evasioni fiscali. Non avranno invece restrizioni all’accesso a queste informazioni le autorità giudiziarie e le banche mentre svolgono i controlli obbligatori.

Un punto che sicuramente sarà controverso riguarda le misure speciali sulle persone “politicamente esposte”, cioè di chi è ad alto rischio corruzione per la carica politica che ricopre o perché parente di un politico. In questo caso, possono essere prese delle misure aggiuntive per stabilire la provenienza delle fonti di guadagno, anche coinvolgendo le famiglie.

L’Unione europea ha stimato che il riciclaggio del denaro sporco coinvolge ogni anno tra il 2 e il 5 per cento del Prodotto interno lordo globale: questa direttiva non sarà la panacea di tutti i mali, ma è un buon passo avanti.

dal Quotidiano di Sicilia, p. 3

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