Il Mediterraneo torna a sanguinare Jot mare è la risposta di Bruxelles

BRUXELLES – Un migliaio di migranti morti nel giro di dieci giorni nel Canale di Sicilia fa riaprire gli occhi sul tema che ciclicamente viene dimenticato o strumentalizzato, a seconda delle necessità politiche. L’Unhcr chiede un’operazione Mare nostrum a livello europeo: “L’ultima tragedia di proporzioni enormi – ha detto all’Ansa Carlotta Sami, portavoce dell’ong – conferma la necessità di un intervento europeo che metta in campo mezzi adeguati al soccorso”. Ma l’Europa che sta facendo?

Un mese fa, all’Aia in Olanda, è stato presentato il Jot Mare. La Joint operational team dell’Europol, l’Ufficio di polizia europeo, creerà un centro di intelligence per il mare, dunque con il focus principale di coordinare tutte le azioni delle forze in campo (dall’agenzia europea per le frontiere, la Frontex, ai mezzi impiegati da ogni Stato membro) per combattere i trafficanti di migranti e i criminali che aiutano gli accessi irregolari nella comunità europea. In realtà, solo 13 Stati membri su 28 partecipano: forniranno la massima cooperazione attraverso le guardie di frontiera e le autorità di polizia.

“Jot Mare – ha dichiarato il commissario europeo Dimitris Avramopoulos – non è un’iniziativa isolata, ma è parte di uno sforzo di cooperazione multidisciplinare più ampio, supportato da Europol e Frontex, per contrastare il crimine organizzato”.

Il Jot Mare è stato presentato pochi giorni fa alla commissione Libertà civili del Parlamento europeo, in un incontro molto importante anche per la presenza del commissario Avramopoulos. Le relatrici del testo sull’approccio “olistico” verso la migrazione (cioè totale, guardando ogni parte del fenomeno), la maltese Roberta Metsola e l’italiana Cécile Kyenge, hanno ricevuto la conferma da parte dell’esecutivo che la proposta sarà adottata, in modo da poter considerare ogni aspetto che riguarda i viaggi della speranza dal Nord Africa e dall’Oriente.

“La vera crisi non sono gli arrivi di persone senza permesso di soggiorno, ma l’impasse politico in cui si trova l’Europa – ha spiegato Cécile Kyenge –. Bisogna uscire dalla logica emergenziale. Mare Nostrum era lungimirante ma non ha avuto in Triton un sostituto all’altezza. È importante che tutti gli Stati membri collaborino. Il commissario Timmermans aveva parlato di Europa Nostrum, per avere condivisione e solidarietà: così non è stato”.L’incontro ha lasciato sul campo anche un interrogativo forte: i fondi europei destinati alle emergenze per la migrazione, l’asilo, il controllo delle frontiere e i rimpatri come sono stati gestiti? Lo si scoprirà quando il rapporto di Kyenge e Metsola sarà approvato.

dal Quotidiano di Sicilia, p. 23

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