Fondi Ue, 8 mesi per salvare 3,1 mld

PALERMO – Se anche da Bruxelles si stanno scomodando, significa che la situazione continua a essere grave. Il commissario europeo per le politiche regionali Corina Crețu ad aprile sarà in Sicilia: incontrerà le autorità e le stimolerà per fare quanto in loro potere per accelerare la spesa dei fondi europei, che ha avuto un’impennata nell’ultimo anno ma dovrà continuare a crescere. Ancora è top secret l’agenda, ma la commissaria della Romania parla, secondo quanto ha riportato l’Ansa, anche della creazione di un “rapporto di fiducia”, che evidentemente ancora non c’è tra l’amministrazione regionale e il nuovo esecutivo comunitario. La decisione è arrivata perché la Sicilia, insieme alla Calabria e alla Campania, è ancora tra le Regioni con “maggiori difficoltà” nella spesa dei fondi e, come detto tante e tante volte, si tratta ormai di una forsennata corsa contro il tempo.

L’Italia deve infatti ancora spendere 7,6 miliardi di euro e dovrà fare tre volte quanto fatto nel 2014. Un’enormità. Ma bisogna considerare che non c’è alternativa: al 31 dicembre 2015 ogni sforzo sarà stato vano. Gli ultimi dati sulla spesa certificata in Sicilia, comunque, sono del 31 dicembre 2014: 1 miliardo su 1,4 del Fondo sociale europeo, 2,5 miliardi su 4,4 del Fondo europeo di sviluppo rurale. Poco? Sì, ma sempre meglio di 12 mesi fa.

La corsa della programmazione iniziata 14 mesi fa invece non è nemmeno cominciata. L’eterno ritorno dell’uguale ci riproporrà fra sei anni le stesse discussioni di oggi? Forse sì, forse no. Intanto, le sforbiciate arrivano vigorose.

Poche settimane fa l’eurodeputato del M5S Ignazio Corrao denunciava il possibile taglio di 200 milioni di fondi comunitari dal budget destinato alla promozione e alla conservazione del patrimonio culturale della Sicilia nell’ambito del Fesr 2014-2020. Secondo il parlamentare europeo, sarebbe una “mannaia giustificata però dall’inettitudine dei governanti siciliani che per incompetenza tecnica e politica hanno lasciato all’Europa milioni di euro. Nella migliore delle ipotesi dai 300 milioni previsti per la programmazione precedente si arriverà al massimo a 100 milioni. Ma perché si è arrivati a questo taglio? È l’Europa cattiva o è la Regione siciliana incapace di programmare? La risposta è che la Sicilia non è riuscita a spendere i soldi per la cultura del periodo precedente, relativi all’Asse 3”.

Vediamo dunque qual è il problema di quest’asse 3, “Cultura, ambiente e turismo”. Dei 453 milioni di euro a disposizione ne sono stati spesi 216, allo scorso 31 dicembre, secondo Euroinfosicilia.it (ancora da certificare). Un misero 47,7 per cento non può dar adito a grandi speranze, anzi.

Tornando alle azioni della Commissione europea, è interessante una nuova piattaforma che potrebbe aiutare molto gli amministratori locali: il Taiex Regio Peer 2 Peer. 24 mila funzionari delle amministrazioni nazionali e locali saranno coinvolti da questa piattaforma che dovrà diffondere il know how e migliorare i singoli risultati, condividendo le conoscenze e i buoni esempi finora raggiunti. “È un’iniziativa flessibile, facile da usare e si indirizza alle necessità specifiche della nostra regione – ha affermato il commissario Crețu –. I cittadini europei non sentiranno i benefici dei progetti supportati dalla Politica regionale se le amministrazioni locali e nazionali che gestiscono questi fondi non sono robuste ed efficienti”.

Infine, pochi giorni fa a Caltanissetta alcuni ordini professionali (tra cui architetti, ingegneri e geologi) si sono incontrati con l’Ance (Associazione nazionale costruttori edili) e l’assessore regionale alle Infrastrutture, Giovanni Pizzo, e alcuni dirigenti regionali, tra cui il titolare della Programmazione, Vincenzo Falgares, per due giorni di lavori sulla prossima programmazione europea. Si sono viste delle possibili vie per la spesa del 2014-2020, ma soprattutto gli ordini e l’Ance sono stati propositivi nei confronti dell’amministrazione regionale. La progettazione è uno dei talloni d’Achille: nel rapporto 2014 “I tempi di attuazione e di spesa delle opere pubbliche”, redatto dal Dipartimento per lo Sviluppo e la coesione economica, la Sicilia è risultata la regione con i tempi più lunghi sia a progettare (5,1 anni) che a completare (6,9 anni). Serve dunque che tutti siano compatti e consapevoli dell’importanza di non sprecare ancora tempo e soldi, il cui unico fine è lo sviluppo della Sicilia.

 

PALERMO – A metà marzo, il primo ministro lituano Algirdas Butkevicius è stato lodato ancora in un incontro ufficiale da una dei membri della Corte dei conti europea, Rasa Budbergyte, per gli ottimi risultati nella spesa dei fondi europei: lì, sul Baltico, si arrivava a un invidiabile 87 per cento. Esparama.lt, al 9 aprile, ha fissato in 6,5 miliardi su 7,4 miliardi di fondi. Il governo di Vilnius però ha fatto di più: ha impegnato il 104 per cento delle risorse disponibili e ha richiesto in totale 10 miliardi di euro (il 135% di quanto ottenuto) per la programmazione 2007-2013.

Beh, nulla da invidiare ai vicini della Lettonia: esfondi.lv, il sito che monitora la spesa di Riga, ci informa che al 28 febbraio 2015 i pagamenti avevano superato l’88 per cento dei fondi stanziati (4 miliardi su 4,5); tuttavia, il governo si è impegnato ulteriormente per il 104,6 per cento del totale dei fondi. Numeri da capogiro che noi ancora guardiamo dal basso verso l’alto.

Nel primo rapporto condotto dall’“Osservatorio sulla spesa dei fondi europei, la trasparenza e lo sviluppo” a cura del Centro di studi e iniziative culturali Pio La Torre, qualche indicazione ci sarebbe su come allinearsi ai Paesi che trainano nei fondi europei: basterebbe evitare “la dispersione in centinaia di misure di spesa, inefficienze burocratiche e amministrative, debolezza nei controlli e nella trasparenza”. “Per superare gli ostacoli – prosegue il rapporto –, gli obiettivi strategici della programmazione 2014/2020 devono essere concentrati e mirati a una crescita intelligente, sostenibile, inclusiva e accompagnate da un Piano di rafforzamento amministrativo”.

 

ROMA – “Prima non riuscivamo a spendere bene i fondi Ue, ora saremo in grado di farlo: bando per 120 esperti. Scade il 15.4”. Twitter è ormai meglio di un ufficio di collocamento: il ministro Marianna Madia, titolare della Pubblica amministrazione, ha cinguettato prima di Pasqua per segnalare il concorso Ripam Coesione, che dal 13 marzo al 15 aprile tiene aperta la possibilità di assunzione di esperti per coprire 84 posti da funzionari amministrativo-contabili, 19 da funzionari tecnici e 17 da funzionari statistico-informatici. Saranno assunti tra Presidenza del Consiglio, ministeri e agenzie nazionali, si cercano laureati in varie discipline e ci sono varie prove da superare: i vincitori otterranno un contratto a tempo indeterminato.

“È un’operazione di grande significato – affermano dal ministero –. Il Governo italiano attua così l’indirizzo della Commissione europea, di rafforzare stabilmente nel nostro Paese la capacità di gestione dei fondi strutturali europei. Per la prima volta si usano le risorse europee non per tamponare emergenze con personale esterno per assistenza tecnica, ma per assunzioni a tempo indeterminato. Si tratta di un intervento strutturale che rafforza nelle amministrazioni statali la dotazione di risorse umane specializzate nelle attività di programmazione, progettazione, attuazione, valutazione e rendicontazione degli interventi cofinanziati con i fondi europei”.

Anche in Sicilia una convenzione tra la Regione e il Formez Pa ha permesso di indire un concorso per assumere 46 esperti in assistenza tecnica a valere sul Po Fesr Sicilia 2007-2013. La selezione si è chiusa a metà marzo, presto dunque i profili di esperti e junior che per otto mesi potranno affiancare l’amministrazione regionale per l’attuazione e gestione, il supporto ai beneficiari e la comunicazione. Che sia questo l’unico modo per evitare gli sprechi?

dal Quotidiano di Sicilia, pp. 1-7

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