I fuoricorso ci costano 478 mln l’anno

PALERMO – C’è chi rimane parcheggiato per mancanza d’alternative, chi s’impantana a causa di esami molto più difficili di quanto s’aspettasse, chi si ritrova schiacciato tra lavoro e famiglia, chi si scontra con professori latitanti e programmi infiniti. Ci sono tanti motivi per cui gli studenti diventano “irregolari”: i fuori corso contro cui spesso la politica s’è scagliata senza davvero cercare le ragioni o coltivare le soluzioni. C’è un costo, ingente, da sostenere: il problema dunque è più pressante di quanto non si creda.

FUGA DI CERVELLI O DI INVESTIMENTI? “Non tornare più, non ci pensare mai a noi, non ti voltare, non scrivere”, implorava Alfredo a Salvatore nel film “Nuovo cinema paradiso”: la fuga dei cervelli dalla Sicilia è stata probabilmente istituzionalizzata da quelle parole. Eppure ogni ragazzo che parte fa dilapidare alla Sicilia un piccolo capitale, tanto quant’è costata la sua istruzione nel corso degli anni.

L’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, nel 2014 ha pubblicato lo studio sull’educazione mondiale stimando che in Italia si spendono in media 8.790 dollari l’anno per ogni studente dalla primaria all’università: oltre 7.750 euro l’anno. La media globale dei 34 Paesi dell’Ocse (quasi tutto l’Occidente) è di oltre 12 mila euro l’anno solo per gli universitari.

È comunque possibile che la spesa sia diminuita negli ultimi anni. Pochi giorni fa, la stessa Ocse ha ammonito l’Italia, che deve “migliorare equità ed efficienza” del suo sistema educativo, che “ha un basso rapporto tra qualità e costo” e “dovrebbe fare di più per migliorare le opportunità per i meno qualificati”: la spesa per l’istruzione è per di più “scesa ben al di sotto della media”.

Il rapporto del 2014 approfondisce però che nell’educazione terziaria, il 32 per cento delle risorse è speso nella ricerca e sviluppo (ancora considerando la media Ocse, difficilmente in Italia la percentuale sarà così alta); piccole percentuali sono spese nei rimborsi per trasporti, pasti o alloggi, mentre la gran parte della spesa sono i servizi scolastici in senso stretto (strutture, stipendi, laboratori, materiale).

4 STUDENTI SICILIANI SU 10 FUORI CORSO. La premessa è d’obbligo per capire che, malgrado paghino profumatamente le tasse, anche gli studenti universitari “irregolari” o fuori corso sono un costo che l’università italiana sostiene e anche in Sicilia rappresentano una fetta preponderante del corpo studentesco.

Le ultime statistiche del ministero risalgono al 2011-2012: il 44 per cento degli studenti degli Atenei isolani era fuori corso, ovvero 61.714 studenti su 140.216. Ci sono più fuori corso che studenti iscritti nella sola Palermo, per comprendere. Se si stila una classifica, la percentuale dei fuori corso sugli iscritti fa scivolare le quattro università lontanissime dalla vetta nazionale. Escludendo solo le università telematiche, la migliore siciliana è l’UniKore di Enna, dove si registrano il 25,2 per cento dei fuori corso; Messina è 64ª, (37,6%), Palermo 74ª (42,7%) e Catania 79ª e ultima (51,3%). Il Siculorum Gymnasium del capoluogo etneo era anche l’unico in Italia in cui il numero dei fuori corso superava quello degli studenti in corso.

QUANTO COSTATE, CARI STUDENTI… Ed ecco che si torna alla questione dei costi. Moltiplicando il costo pro capire stimato dall’Ocse per il numero degli universitari fuori corso, ecco che c’è da spaventarsi. Ogni anno, i 61 mila studenti irregolari costerebbero alle casse pubbliche 478 milioni di euro. 203 milioni solo i 26 mila catanesi, 172 milioni i 22 mila palermitani, 91 milioni gli 11,8 mila messinesi, 10,8 milioni i 1.400 ennesi.

GLI ULTIMI DATI. Negli ultimi due anni accademici, il trend di Catania sembra in diminuzione. Rispetto al 2010-’11 sono scesi anche gli iscritti (quasi 9 mila unità in meno nel 2013-‘14), ma rispetto al 2011-’12 ci sono anche duemila fuoricorso (nei dati di UniCt, da 24 mila a 22 mila nel 2013-‘14). La discrepanza con i dati del Miur potrebbe derivare dallo status dei “ripetenti”, che non sempre sono fuoricorso. La percentuale ora sarebbe del 44 per cento.

A gennaio 2015, invece, l’Ateneo di Messina contva su 9.516 su 25.766 iscritti. Anche qui, comparando i dati di UniMe con quelli del Miur, si registra un calo sia negli iscritti (seimila in meno) sia nei fuori corso (duemila).

Di Palermo ed Enna, invece, dobbiamo accontentarci delle statistiche del Miur ferme al 2012. Nel capoluogo regionale, gli studenti di Lettere erano i più ritardatari nel laurearsi: 4.705 erano i fuori corso. Nell’Ateneo del centro Sicilia, invece, a Ingegneria e architettura si contano 151 fuoricorso, il massimo tra le facoltà.

 

I DATI PARLANO

 

8.790,33 $

la spesa media annuale per uno studente in Italia (fonte Ocse, 2011; è pari a circa 7.750 €)

 

61.714

studenti erano fuori corso nei quattro Atenei siciliani (fonte Miur, 2011-2012)

 

-2.146

la diminuzione dei fuori corso dell’Università di Catania tra il 2011-’12 e il 2013-’14 (fonte UniCt)

 

-2.263

la diminuzione dei fuori corso dell’Università di Messina tra il 2011-’12 e il 2013-’14 (fonte Miur e UniMe)

 

79ª

e ultima era la posizione dell’Università di Catania nella classifica dei fuori corso tra gli Atenei italiani nel 2011-’12 (elaborazione Qds su dati Miur)

 

PALERMO – A Messina si sono prese varie contromisure per limitare il numero dei fuori corso, con alcune proposte portate avanti da un gruppo di lavoro ad hoc. L’obiettivo è di costituire delle task force per ogni dipartimento, implementando dei metodi didattici dedicati a chi è in difficoltà, con dei percorsi personalizzati per ogni singolo studente. Questa soluzione potrebbe così superare il metodo che tutti portano avanti, cioè l’aumento delle tasse per chi perde troppo tempo negli studi.

A Catania, le azioni che sono state proposte a inizio dicembre vanno dal miglioramento della comunicazione tra strutture didattiche-docenti-studenti, all’accompagnamento del passaggio scuola-università e al recupero e prevenzione del ritardo. Si tenterà infatti di migliorare ulteriormente il sito dell’Ateneo, punto d’incontro tra le tre componenti. Si potrà lavorare meglio sulle matricole, sia quelle future, che stanno per fare il salto dalla scuola all’università (dunque con incontri negli istituti), sia per le attuali (con corsi di riallineamento e una maggiore attenzione da parte dei docenti). Per prevenire il fenomeno le proposte sono consolidate, ma tutte da disegnare intorno ai problemi da individuare: riprogettazione di alcuni corsi, potenziamento dell’attività di tutorato, progetti di didattica integrativa e sperimentazione attività di counseling.

Infine, dal 12 gennaio è iniziata la consulta dei Presidenti dei Corsi di Studi: anche loro dovranno cercare delle soluzioni.

dal Quotidiano di Sicilia, pp. 1-7

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