L’Unione europea avanza nella lotta contro il riciclaggio di denaro sporco

BRUXELLES (Belgio) – La quarta direttiva europea contro il riciclaggio del denaro sporco è stata approvata dalle commissioni riunite Economia e Libertà civili martedì. Le novità più importanti sono l’obbligo di censire i proprietari finali delle società, i “beneficiari”, in un registro europeo, e l’obbligo di aumentare i controlli sulle transazioni di denaro sospette tra i clienti di banche, avvocati, casinò e altri soggetti.

La direttiva è frutto di un lungo lavoro culminato lo scorso 16 dicembre nei negoziati che hanno portato all’accordo attuale tra Parlamento e Consiglio europei. Dopo la presentazione alla stampa di Krišjānis Kariņš, eurodeputato popolare lettone, e Judith Sargentini, olandese dei Verdi, mancano solo gli ultimi passaggi formali, cioè la plenaria del Parlamento europeo e la valutazione del Consiglio europeo (tra marzo e aprile) e l’adozione da parte degli Stati membri (entro il 2017).

“Dobbiamo ringraziare la presidenza italiana dell’Ue – ha affermato la Sargentini – che ha messo i membri del Consiglio europeo dalla stessa parte per introdurre il registro dei beneficiari nella direttiva”. Proprio nel semestre italiano, infatti, il testo proposto dalla Commissione si è arricchito di uno strumento che permette alle autorità giudiziarie l’accesso di poter sapere chi davvero è il proprietario di un’azienda. “Quest’accordo – aveva spiegato a dicembre l’ambasciatore Stefano Sannino, rappresentante permanente del Consiglio – consentirà all’Ue di essere in testa nella lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo; inoltre va ben al di là dei principi del G20 hanno deciso lo scorso novembre a Brisbane”.

La direttiva è uno strumento in più nella lotta alla criminalità organizzata e al terrorismo: gli obiettivi sono il contrasto del riciclaggio del denaro sporco (che si stima costituisca tra il 2 e il 5 per cento del Pil globale), dell’evasione fiscale e del finanziamento dei terroristi. Anche chi ha dei “legittimi interessi” può accedere alle informazioni: si parla anche dei giornalisti, che potranno indagare e mettere a conoscenza l’opinione pubblica quando c’è il rischio di società gestite da prestanome e più suscettibili al riciclaggio del denaro sporco.

Come beneficiario, il testo legislativo definisce chi realmente controlla un’azienda, chi dà le autorizzazioni finali (anche indirette) alle transazioni finanziarie. Non si tratta solo di persone, ma anche di compagnie estere. La Sargentini ha fornito come esempio quello del figlio dell’ex presidente ucraino Viktor Janukovyč, che controllava varie società prestanome in Olanda di cui si è saputo troppo tardi, dopo che avevano messo in circolazione del denaro di cui non si conosceva l’esatta provenienza.

Per accedere al registro, i giornalisti dovranno sostenere dei costi amministrativi e dimostrare il legittimo interesse: le informazioni saranno dunque rese note nel caso in cui ci sia un sospetto fondato di riciclaggio del denaro sporco, di finanziamento al terrorismo o di corruzione, frodi ed evasione fiscale. Quando la richiesta è approvata, viene resa nota l’anagrafica completa del beneficiario e anche i dettagli della proprietà. I registri però saranno nazionali e i casi in cui non sarà possibile accedere saranno solo in “circostanze eccezionali”, il che limita un po’ le possibilità del giornalista. Nessuna limitazione ci sarà invece per le autorità e gli enti che hanno l’obbligo di conoscerle, come le banche.

Nella direttiva si parla anche delle persone politicamente esposte, cioè di chi è a rischio corruzione per la carica politica che ricopre o perché parente di un politico. In questo caso, possono essere prese delle misure aggiuntive per stabilire la provenienza delle fonti di guadagno.

Le regole sul controllo delle transazioni di denaro fanno parte di un’altra direttiva, approvata a larga maggioranza, che propone di approfondire la tracciabilità dei beni di chi fa delle operazioni sospette.

dal Quotidiano di Sicilia, p. 3

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