Un freno in più agli Ogm, via alla normativa dell’Ue

STRASBURGO (Francia) – Le norme comunitarie sull’utilizzo degli Organismi geneticamente modificati (Ogm) sono tra le più ristrettive al mondo, ma da martedì qualcosa è cambiato. La sessione plenaria del Parlamento europeo ha infatti varato la nuova legislazione che dà più libertà agli Stati membri di decidere se vietare una coltivazione Ogm (anche unilateralmente rispetto all’azienda che detiene la commercializza), adducendo motivazioni di politica agricola e ambientale, pianificazione urbana e rurale, impatto socio-economico e per evitare la presenza involontaria di Ogm in altri prodotti.

In precedenza, infatti, l’introduzione di un nuovo organismo passava dalla valutazione dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Aesa), che rilasciava le autorizzazioni (o le negava). L’eventuale opposizione di uno Stato Ue a un’autorizzazione comunitaria rilasciata avveniva tramite una clausola di salvaguardia, che si applicava dimostrando la nocività di un Ogm per le persone o l’ambiente. Non si può invece introdurre un Ogm vietato.

La spinta dei singoli Governi ha vinto dunque sull’uniformità tra i vari Paesi. “Questo accordo – ha spiegato l’eurodeputata liberale belga Frédérique Ries – garantirà una maggiore flessibilità per gli Stati membri che desiderano limitare la coltivazione di Ogm sul loro territorio. Servirà, inoltre, da indicatore per un dibattito che è tutt’altro che terminato tra posizioni pro e anti-Ogm”. Malgrado l’unica coltivazione geneticamente modificata approvata dall’Aesa sia il mais Mon810 (della Monsanto, multinazionale spesso al centro delle polemiche sul tema), non si può escludere che in futuro l’Aesa conceda altre autorizzazioni che potranno essere frenate dagli Stati.

“Si Europarlamento a direttiva per libertà Stati su coltivazione Ogm. Grande risultato Italia, risposta a chi parla di Semestre improduttivo”, ha twittato il ministro italiano dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, riferendosi anche al fatto che il testo fosse bloccato da più di quattro anni.

Qualche critica sul testo è comunque arrivata da Greenpeace Italia: “Concede alle aziende biotech – ha spiegato la responsabile della campagna Agricoltura sostenibile, Federica Ferrario – la possibilità di negoziare direttamente con i governi e non permette ai Paesi di utilizzare motivazioni di carattere ambientale per giustificare i bandi nazionali. È una norma lacunosa e che avrà bisogno di mesi prima di essere recepita in Italia”. Già in primavera, comunque, entrerà in vigore.

dal Quotidiano di Sicilia, p. 8

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