Siti Unesco, vanificate le potenzialità

PALERMO – La Sicilia è una terra incantevole ma mai abbastanza valorizzata. Scalando l’Etna, nelle belle giornate con l’aria tersa, se si arriva fino in vetta e si guarda verso Sud la linea della costa valorizza Siracusa e i suoi tesori; il val di Noto si estende più verso Est, con Catania in primo piano; ancor più a Est ecco l’area degli Erei, dove sorge Piazza Armerina e la sua villa del Casale, e ben oltre ecco Agrigento; rivolgendoci a Nord, infine, si possono scorgere anche le Isole Eolie, se si è proprio fortunati.

Le sei meraviglie dell’Isola, patrimonio dell’umanità, sono al centro di un’annosa polemica. Sono conservate bene? Sono valorizzate? La politica fa abbastanza per preservarle? E sono attrattive per i turisti, dunque anche fonte di ricchezza per la Sicilia? Tutte domande a cui s’è risposto in vari modi. Il QdS ha provato a capire qualcosa sulla valorizzazione da parte delle Soprintendenze ai Beni Culturali. Dalle risposte ricevute dai responsabili dei sei Enti coinvolti (con le eccezioni di Trapani, Palermo e Caltanissetta), è chiaro che qualcosa è stato fatto, ma l’impatto è ancora poca cosa rispetto alle potenzialità.

“Le Isole Eolie sono beni culturali paesaggistici, per cui sono in atto delle progettazioni ambientali (con fondi europei) nell’ottica della valorizzazione del sito”, ha affermato il soprintendente di Messina, Rocco Giovanni Scimone, senza però specificare quasi siano i progetti ambientali e tramite quali fondi europei. In attesa di risposte dalle soprintendenze di Catania e Siracusa, oltre che dal dirigente del museo della Villa del Casale, riportiamo le interviste al direttore del parco archeologico di Agrigento e della soprintendente di Ragusa più giù. Tanti piccoli passi che potrebbero andare nella direzione giusta.

I dati però indicano che dall’introduzione dei primi due siti tra i patrimoni dell’Unesco (la villa del Casale e la valle dei Templi, nel 1997) la crescita del turismo non ha avuto la spinta che ci si aspettava. Nei 15 anni che vanno dal 1998 al 2013, l’assessorato al Turismo ha registrato un incremento del 22,4 per cento nei pernottamenti nell’Isola. Il dato comprende italiani e stranieri, in strutture alberghiere ed extralberghiere, e a livello assoluto corrisponde a 3,2 milioni di notti in più passate in Sicilia dai visitatori.

I numeri, però sono ancora irrisori a Enna (+4%, appena 110 mila pernottamenti) e con una crescita trascurabile a Messina (+7%, che scende a meno del 2% se si considera dal 1999, anno prima dell’inserimento dell’Eolie tra i patrimoni dell’umanità), mentre il vero boom è della provincia di Siracusa, con un +39% corrispondente a 1,4 milioni di pernottamenti nel 2013 (e una crescita che dall’ingresso del Val di Noto e poi di Siracusa nell’elenco Unesco è del 27,8%). Ragusa, invece, dal 2001 al 2013 ha perso il 15% dei pernottamenti.

Il vero problema è che ancora non si riesce a sfruttare pienamente il volàno di avere dei patrimoni dell’umanità sul territorio. Nel 2010, da un sondaggio ad hoc di Tripadvisor (su 2.500 visitatori europei, di cui 500 italiani) emerse che nessuno degli allora cinque siti siciliani era considerato dagli utenti tra i 10 patrimoni dal maggior valore storico-culturale o naturalistico-ambientale, tra i 5 da tutelare o tra i 10 da visitare.

Il tempio khmer di Angkor Wat in Cambogia, ad esempio, nel 2012 da solo ha attirato 2 milioni di visitatori secondo Cambodia News; fonti governative parlavano di 677 mila appena sette anni prima e 561 mila nel 2004. È indubbio che l’inserimento nell’elenco dei patrimoni dell’umanità del 1992 e i lavori di ristrutturazione hanno permesso un boom turistico (da alcuni considerato eccessivo) che ha delle ricadute sull’economia del Paese del Sudest asiatico.

Altro esempio è la misconosciuta Riserva del Qobustan, in Azerbaigian. Tra il 1998 e il 2005 visitavano i vulcanelli di fango tra le 2 mila e le 7 mila persone l’anno, numeri trascurabili; nel 2007 l’Unesco l’ha inserita tra i patrimoni e tra il 2006 e il 2011, secondo The Business Year, si è registrata una crescita del 10-11% l’anno nel numero di turisti nel Paese caucasico.

Unesco o meno, l’obiettivo dovrebbe essere seguire l’esempio delle Regioni virtuose individuate da Eurostat: i pernottamenti tra il 2009 e il 2013 sono cresciuti del 64% in Lituania e Lettonia, del 48% nel Rodano-Alpi, dell’45% nel Centro della Francia, dell’44% in Lussemburgo. E la Sicilia? Il centro delle statistiche europee certifica un incredibile -14,3 per cento. Eppure, che il Lussemburgo sia più bello o turistico di Ragusa è tutto da dimostrare…

AGRIGENTO – Insieme alla Villa Romana del Casale, l’area archeologica di Agrigento è stato il primo sito siciliano ad essere inserito nella lista dei beni Unesco. Era il 1997, un anno dopo si registravano 1,1 milioni di pernottamenti in provincia; nel 2003 erano scesi a nemmeno 960 mila; nel 2013 sono tornati oltre i livelli di 17 anni fa, 1,3 milioni. La crescita si sta attestando ma si potrebbe fare ancora di più per valorizzare il bene.

“Abbiamo avviato delle pratiche di ‘public archeology’ – spiega il direttore del parco archeologico, Giuseppe Parello – sia per lo scavo a fini di ricerca, ma anche a fini conoscitivi. Nei cantieri aperti si dà la possibilità ai visitatori a vedere da vicino lo scavo, i reperti, la classificazione: sta dando buoni risultati. Dall’altro lato svolgiamo una forte attività didattica, con scavi simulati per i bambini, assistiti da professionisti. È in corso il bando ‘ArcheoCiak’: quest’estate al festival del cinema archeologico sarà presentato il documentario della classe vincitrice, che sarà ospitata dal parco. Stiamo anche lavorando per il vino, l’olio e le mandorle con il marchio Diodoros, registrato proprio dal parco”.

I frutti si vedono, secondo il direttore Parello. “A maggio abbiamo avuto un picco di visitatori, lavoriamo e siamo soddisfatti dei risultati. Sui social network dialoghiamo con studenti e insegnanti, c’è uno scambio di opinioni”.

Il parco di Agrigento deve risolvere qualche problema burocratico, ma “non c’è alcun rischio, da nessun punto di vista, di intaccare la titolarità del patrimonio dell’Unesco. Abbiamo alcune criticità tecnico-amministrative. Mentre il piano di gestione Unesco è attivo, il piano del parco è stato compilato, ma l’assessorato ha chiesto la Valutazione ambientale strategica e aspettiamo l’approvazione. Manca anche il consiglio del parco: c’è un commissario, ma i 16 consiglieri previsti sono troppi e si dovranno ridurre”. (rq)

 

RAGUSA – Nella provincia iblea insistono alcune delle perle del barocco siciliano: il duomo di San Giorgio a Modica, la chiesa di San Giovanni Evangelista di Scicli o la cattedrale di San Giovanni Battista a Ragusa sono simboli del patrimonio dell’umanità siciliano. Eppure, proprio la provincia di Ragusa non ha registrato incrementi significativi nel numero dei pernottamenti: dal 1998 al 2013 sono aumentati di appena 75 mila unità. C’è stato un picco a metà del decennio scorso (fino a 870 mila), poi il numero è sceso sotto i 690 mila pernottamenti.

“I beni Unesco – spiega al QdS la soprintendente Rosalba Pavini – sono soprattutto chiese, che appartengono alla diocesi. Per attrarre i flussi turistici a Scicli, Modica e Ragusa, abbiamo organizzato d’intesa con diocesi e Comuni, da un anno e mezzo, una serie d’eventi, mostre e convegni, per attrarre scienziati e visitatori che possano godere del contesto del barocco”.

La soprintendenza si è mossa ad esempio con la notte dei musei. “Abbiamo registrato oltre 5 mila presenze al convento della Croce a Scicli il 17 maggio scorso – prosegue la soprintendente –; la gente si è riversata nelle strade tra via Mormino Penna, visitando i palazzi che vi si prospettano, la chiesa di San Giovanni, il Comune. A Modica abbiamo organizzato dei convegni e abbiamo puntato molto sulla cava d’Ispica e il parco Forza: l’anno scorso abbiamo registrato rispettivamente 9.800 e 3.131 presenze, grazie anche a Triscelarte che ha permesso l’apertura nei fine settimana”.

“Fino al 20 gennaio – conclude Rosalba Panvini – sarà aperta la mostra gratuita ‘Dalle tenebre alla luce’, un contributo che diamo alla città perché possa implementare un percorso di conoscenza. Grazie all’inserimento nella lista dei patrimoni Unesco siamo più qualificati per l’attrattiva turistica, è un titolo da preservare, sarebbe assurdo perderlo”.

dal Quotidiano di Sicilia, pp. 1-7

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