Siti Unesco dimenticati dalla politica

2007: il Santuario dell’Orice d’Arabia è depennato dalla lista dei patrimoni dell’umanità dell’Unesco, in seguito alla decisione dell’Oman di ridurre la grandezza del parco e il numero di esemplari di quella specie di antilopi. 2009: la progettazione di un ponte a quattro corsie porta alla rimozione della valle del fiume Elba a Dresda dallo stesso elenco. 2015: c’è il rischio che alcuni siti siciliani perdano il loro status di protezione da parte dell’Organizzazione delle nazioni unite per l’educazione, la scienza e la cultura?

Sulla carta, malgrado le dichiarazioni sulla stampa, non c’è nulla contro i siti siciliani, né alcuna procedura che metta in pericolo il patrimonio Unesco italiano. Non c’è però da star felici: le denunce sono fondate, basate su prove e fatti che potrebbero portare alla perdita di un riconoscimento internazionale che dovrebbe aiutare a potenziale il turismo siciliano.

Tutto è partito dalle dichiarazioni del direttore regionale di Legambiente Sicilia, Gianfranco Zanna. “Le eccellenze culturali siciliane più conosciute al mondo – spiegava a ‘La Sicilia’ – rischiano di essere cancellate dalla lista Unesco. La ragione è innanzitutto politica: manca la volontà”. Le sue affermazioni partono dalle campagne Salvalarte e dai dossier Legambiente sui musei e sui siti archeologici siciliani, e soprattutto dalla situazione nel Val di Noto.

“Un esempio chiarissimo – ha denunciato Mimmo Fontana, presidente regionale di Legambiente Sicilia – è il rilascio di un nulla osta della sovrintendenza di Ragusa relativo a una richiesta di autorizzazione per  indagini esplorative sul giacimento idrocarburi in contrada Buglia Sottana, ricadente nel territorio di Ragusa. Si tratta di un’iniziativa ricadente in aree di tutela dove ogni nuova attività industriale è inibita. Che senso ha avviare la ricerca di idrocarburi in un luogo vincolato?” Il cuore del Val di Noto potrebbe trasformarsi in un’area di estrazioni, deturpando irrimediabilmente la “world heritage” insignita dall’Unesco.

Per ora, la lista dei patrimoni dell’umanità in pericolo non comprende luoghi in Italia. Sono 46 i siti sotto osservazione dei tecnici dell’organizzazione internazionale ed è l’articolo 11 della Convenzione sulla protezione dei siti che mette in guardia gli Stati, deputati a preservare le proprie bellezze.

Periodicamente, sono inseriti in questa lista quei siti “per la cui salvaguardia – si legge dalla Convenzione – sono necessari grandi lavori e per i quali è stata chiesta l’assistenza”. L’inserimento è giustificato solo da “minacciati di gravi e precisi pericoli – prosegue il capoverso 4 dell’art. 11 –, come minaccia di sparizione dovuta a degradazione accelerata, progetti di grandi lavori pubblici o privati, rapido sviluppo urbano e turistico, distruzione dovuta a cambiamenti d’utilizzazione o di proprietà terriera, alterazioni profonde dovute a causa ignota, abbandono per ragioni qualsiasi, conflitto armato o minaccia di un tale conflitto, calamità e cataclismi, grandi incendi, terremoti, scoscendimenti, eruzioni vulcaniche, modificazione del livello delle acque, inondazioni, maremoti”.

Il QdS denuncia la “degradazione accelerata” dell’Etna, ad esempio, sin dall’ingresso del vulcano più alto d’Europa tra le meraviglie del mondo. Le discariche abusive e l’incuria in cui è lasciato il Mongibello sono una ferita aperta contro le bellezze dell’Isola. In un titolo, l’abbiamo apostrofato come il “patrimonio della monnezza”: non è molto lontano dalla realtà, in cui l’ampiezza del territorio impedisce un controllo capillare. Del senso civico, purtroppo, è meglio tacere. Anche le Isole Eolie hanno avuto i loro problemi, soprattutto nello scorso decennio, con il turismo e le infrastrutture che rischiavano di creare danni al loro panorama naturalistico.

Intanto, qualcosa si muove con le prime riunioni del Cunes, il Coordinamento città Unesco di Sicilia, che si propone di trovare una linea comune su quali azioni intraprendere per preservare il patrimonio siciliano. Presieduto dal sindaco di Catania, Enzo Bianco, affiancato dai colleghi Filippo Miroddi (Piazza Armerina) e Massimo Lo Schiavo (Santa Marina Salina), sta già portando avanti un’iniziativa per un centro di documentazione. Non è la soluzione, ma solo conoscendo meglio tutti i siti possono emergere i problemi e si capirà come affrontarli.

I requisiti per l’ammissione all’elenco dei patrimoni Unesco

 

Quasi mille siti sono nell’elenco dei patrimoni dell’umanità, divisi in due grandi famiglie: culturale e naturale, che possono anche combinarsi in un’unica categoria. Gli artt. 1 e 2 della Convenzione sulla protezione dei siti, promulgata nel 2005 e che vincola tutti gli Stati, spiegano quali sono i requisiti per far parte dell’una o dell’altra categoria. Per la cultura:

  • i monumenti: opere architettoniche, plastiche o pittoriche monumentali, elementi o strutture di carattere archeologico, iscrizioni, grotte e gruppi di elementi di valore universale eccezionale dall’aspetto storico, artistico o scientifico;
  • gli agglomerati: gruppi di costruzioni isolate o riunite che, per la loro architettura, unità o integrazione nel paesaggio hanno valore universale eccezionale dall’aspetto storico, artistico o scientifico;
  • i siti: opere dell’uomo o opere coniugate dell’uomo e della natura, come anche le zone, compresi i siti archeologici, di valore universale eccezionale dall’aspetto storico ed estetico, etnologico o antropologico.

Per la natura:

  • i monumenti naturali costituiti da formazioni fisiche e biologiche o da gruppi di tali formazioni di valore universale eccezionale dall’aspetto estetico o scientifico;
  • le formazioni geologiche e fisiografiche e le zone strettamente delimitate costituenti l’habitat di specie animali e vegetali minacciate, di valore universale eccezionale dall’aspetto scientifico o conservativo,
  • i siti naturali o le zone naturali strettamente delimitate di valore universale eccezionale dall’aspetto scientifico, conservativo o estetico naturale.

È il comitato del patrimonio mondiale (che comprende 21 Stati, con mandato quadriennale) a scegliere i siti da inserire. Tuttavia, come riporta l’art. 11 della Convenzione, “l’iscrizione di un bene nell’elenco del patrimonio mondiale può avvenire soltanto col consenso dello Stato interessato”.

PALERMO – Giovanni Puglisi da dieci anni è presidente della commissione nazionale Unesco.

Ci sono procedure d’infrazione aperte dell’Unesco sui siti siciliani?

“Non c’è alcuna procedura in corso d’apertura – spiega Puglisi –. La manutenzione di alcuni siti è un problema, ma non siamo in alcun caso nelle condizioni di aprire una qualunque procedura. Continuare con questi allarmismi mi sembra solo masochistico. Non significa che non occorre attuare procedure di manutenzione, ma l’Unesco guarda solo la situazione e prende decisioni. La vergogna è che alcuni siti sono in degrado: il patrimonio italiano della cultura è inestimabile, ed è vergognoso che ci siano situazioni anomale”.

Come giudica lo stato attuale dei siti nella lista Unesco nell’Isola? E la politica della Regione su questi temi?

“Non mi compete far riferimento ai luoghi. Per fortuna non ci sono situazioni disastrose. Ma è normale la viabilità per raggiungere la Villa del Casale o la Venere di Morgantina? È un percorso da eroi. Il problema non è il degrado, ma l’inagibilità, la difficoltà di raggiungimento. In un Paese civile come l’Italia, che ha il maggior numero di siti iscritti all’Unesco, che è il Paese della bellezza, non è accettabile una manutenzione o una cura del genere. Sulla politica… c’è un’altra domanda? La Regione siciliana non fa eccezione al panorama nazionale, anzi la situazione è anche peggio. Gli esempi già fatti sono esaurienti”.

C’è un collegamento dell’Unesco con il coordinamento nato nella zona sudorientale della Sicilia (Cunes)?

“È un’iniziativa locale, promossa dal sindaco di Catania Enzo Bianco, per far sinergia tra gli Enti locali nei quali insistono i siti Unesco. È un’idea meritoria e molto positiva, ed è esemplare. Dovrebbe essere questa l’attività degli Enti territoriali: mettere sotto un cono di luce i siti Unesco e valorizzarli. Speriamo che ci riescano”.

dal Quotidiano di Sicilia, pp. 1-7

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...