«Quando Ragusa conquistò la B sul campo in mattonelle»

Un sole estivo risplendeva su Ragusa nel pomeriggio del 19 aprile 1970. C’era una confusione incredibile in città, tutti erano diretti alla Villa Margherita, dove si giocava l’ultima partita del campionato di Serie C di basket tra Virtus Ragusa e Juventus Caserta. Le squadre erano appaiate a quota trenta, in vetta alla classifica: la vincente era promossa in Serie B, la seconda serie nazionale.

«A inizio stagione non cercavamo la promozione» ricorda Nanè Lopresti, che a 21 anni risultò miglior marcatore della squadra. Lui, cresciuto nella scuola Crispi dall’allenatore Saro Occhipinti, aveva imparato guardando le partite in tv ed era diventato un esterno sempre più determinante. «Il coach era il livornese Paolo Cianfrini, che ci aveva allenati anche in Serie B, la squadra era formata per nove decimi da ragusani, con Blasone arrivato a gettone e Bisesi unico proveniente da fuori città».

Il campionato fu un crescendo, con quindici vittorie e solo sei stop prima dell’ultima giornata. «Contro l’Assi Brindisi, squadra titolata, vincemmo 77-72. Cianfrini mi prese da parte e mi disse: “Mi aspetto più punti da te”. Io ero abituato a giocare per la squadra, difendevo meglio di come attaccavo, smistavo assist, ma quel giorno feci 35 punti. Fu la mia svolta. Ricordo con emozione la sconfitta contro il Gad Etna, a Catania: gli avversari erano miei amici, in tribuna c’erano i ragazzi dello Sport Club con cui mi allenavo perché frequentavo lì l’università. Giocare al PalaSpedini, sul parquet, mentre noi eravamo abituati a giocare sulle mattonelle della Villa Margherita, era incredibile».

Ragusa era anche teatro di grandi spettacoli cestistici: «Sono venuti quell’anno gli Harlem Globetrotters, in tournée. Il giorno dopo la loro esibizione, abbiamo fatto un 3vs3 e le tribune si sono riempite in un attimo! A bordo campo, a fotografare il tutto, c’era un certo Santino Coppa, che s’avvicinò al basket grazie a noi».

Si giunse dunque all’ultima giornata, quando il pubblico risultò il fattore decisivo. Vittorio Corona detto “Vicor”, giornalista poi di fama nazionale, ricordava su queste pagine che la tensione era palpabile in campo, ma era una giornata in cui chiunque avrebbe voluto dire “Io c’ero”. «Il contorno di quella partita fu fantastico – prosegue Lopresti –, il pubblico mi spinse a stringere i denti e a impegnarmi al massimo. Tutta la squadra diede il meglio». E Ragusa tornò in Serie B vincendo 75-44, un risultato roboante.

In Serie B però il campionato non andò per il meglio. «Rientrai solo a torneo abbondantemente iniziato. Giocavamo al teatro La Licata, sull’asfalto, c’erano quattro “stranieri”, e retrocedemmo. Dopo quell’anno, giocai due anni a Catania, le stagioni a cui sono legati i miei ricordi cestistici migliori».

Ragusa dovette aspettare sei anni prima di tornare in B (diventata terza serie), ma la Legadue sarebbe tornata solo nel 1998. Una vita dopo.

da La Sicilia, p. 18

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