Fondi Ue, frodati 210 mln in 18 mesi

PALERMO – La corsa contro il tempo per salvare la dotazione dei fondi strutturali europei del settennio concluso a dicembre continua. Mentre sembra che ci sia un miglioramento nella spesa, tuttavia, nuovi dati dalla Guardia di Finanza gettano una sconfortante ombra su quant’è stato fatto finora. Nel 2013 sono stati frodati oltre 105 milioni di euro ai fondi Ue, nel primo semestre 2014 si è arrivati già a 104,8 milioni di euro: di questo passo, i numeri dell’anno scorso saranno raddoppiati. A queste truffe, vanno aggiunte quelle della politica agricola: si tratta di una ventina di milioni di euro, divisi tra 16,8 milioni di euro il primo semestre di quest’anno e 3,7 milioni di euro quello dello scorso anno.

Sono numeri enormi, anche perché corrispondono alla quasi totalità dei contributi controllati dalle Fiamme gialle: il 91 per cento per quanto riguarda i fondi strutturali (addirittura il 96 per cento per il primo semestre 2014) e l’83 per cento per la politica agricola. L’altissima percentuale è dovuta ai presupposti dei controlli dei finanzieri: si tratta quasi sempre di interventi che partono da denunce o indici di sospetto, in minor parte si tratta di controlli a progetto (e quindi senza un motivo). A volte, inoltre, manca ancora il dato sull’importo totale che sarà incassato dal soggetto controllato.

“L’importo indicato complessivamente dalla GdF – puntualizza il dirigente generale del dipartimento Programmazione della Regione siciliana, Vincenzo Falgares – non comprende solo il Fesr, ma tutti i settori/Fondi Strutturali, quali l’Fse e compresa l’Agricoltura/Feoga, notoriamente molto interessata da fattispecie di irregolarità. Per il Po Fesr Sicilia 2007-2013 il tasso effettivo di presunta frode (per le quali, anche all’esito di indagini GdF, si è concretizzato il presupposto di inoltro all’Olaf della relativa segnalazione all’Olaf – l’ufficio europeo per la rotta antifrode, ndr) è di circa lo 0,25 per cento, riconducibile a soli tre progetti per un valore complessivo intorno a 4,5 milioni di euro su un totale certificato ad oggi di circa 1.767 milioni di euro”.

Se, dunque, per i Fondi europei per lo sviluppo regionale del Programma operativo dello scorso settennio la cifra totale è di soli 4,5 milioni di euro, a livello europeo comunque rimane un dato alto. “Siamo tra i primi posti tra gli Stati membri Ue – prosegue Falgares – nelle statistiche concernenti le irregolarità (aventi unicamente risvolti amministrativi) e le frodi (di rilevanza anche penale) anche perché abbiamo un sistema multistrato di controlli amministrativi-giurisdizionali (ossia controlli preventivi di legittimità della Corte dei Conti, verifiche contabili di Ragioneria, controlli di 1° livello, di 2° livello, ecc.), nonché un Corpo di polizia finanziaria quale la GdF altamente specializzato in materia, in grado di intercettare buona parte delle fattispecie fraudolente, al contrario di altri Paesi che dalle classifiche sulle frodi sembrerebbero più ‘virtuosi’ semplicemente perché non le scoprono e non le segnalano”.

Il problema basilare è che su questa strada il già difficile cammino dei fondi europei in Sicilia non può avere un lieto fine. Come ricordava l’indagine Eurispes pubblicata quest’estate, i fondi vanno spesi entro il 31 dicembre 2015, pena la restituzione alla Commissione europea. Ne va anche del futuro: ci sono Regioni che spendono meglio e possono essere dunque premiate per l’efficienza. La qual cosa in Sicilia non si può di certo verificare.

Una spinta alla lenta, lentissima spesa dei fondi europei è arrivata comunque dal Governo centrale. La quota di cofinanziamento nazionale dei fondi Ue 2014-2020 sarà abbassata al 25 per cento per quelle regioni che hanno una criticità nella spesa, come per la Sicilia. Le risorse messe a disposizione dallo Stato rimarranno uguali, ma quelle eccedenti saranno riallocate “in un fondo parallelo – ha spiegato il sottosegretario Graziano Delrio –, nel piano azione­coesione”, che prevede vincoli temporali meno stringenti per l’utilizzo dei fondi.

“Dobbiamo avere la coscienza che tra perdere e mantenere queste risorse è meglio mantenerle”, ha spiegato il sottosegretario pochi giorni fa. “Sono convinto che il divario Nord­Sud – ha concluso Delrio – non si colma con gli appelli alla buona volontà: sono un profondo sostenitore del fatto che le comunità si devono auto­organizzare. Ci vorrebbe un grande investimento pubblico, fatto bene, su infrastrutture che consentano uno sviluppo auto­propulsivo”. Ma qui l’impegno non è più della Regione, ma dello Stato.

PALERMO – La visita estiva del premier Matteo Renzi ha dato modo al dipartimento Programmazione di mostrare l’avanzamento della spesa. Malgrado la certificazione dei pagamenti effettuati al 31 luglio 2014 superi appena il 40 per cento della dotazione del Po Fesr per il settennio 2007-2013, nell’ultimo anno e mezzo si è avuto un incremento del 120 per cento della spesa certificata, pari a un miliardo di euro in più sin dal 31 ottobre 2012.

È purtroppo l’unica nota positiva, perché ad esempio le disponibilità economiche per il secondo asse (risorse naturali) sono state impegnate al 58 per cento, ma con pagamenti che toccano solo il 36 per cento della dotazione; per il terzo asse (identità culturali, ambiente e turismo) i pagamenti sono solo del 14 per cento (a fronte del 64 per cento degli impegni); i pagamenti superano la metà della dotazione solo per le reti e i collegamenti (78%, con 109% di impegni) e per ricerca e innovazione (51% di pagamenti, 82% di impegni). Infine ci sono i grandi progetti al palo (Circumetnea, Tram di Palermo, Interporto di Termini, autostrada Siracusa-Gela…), con alcuni risalenti alla programmazione 2000-2006 e ancora non completati. Anche su questa situazione il direttore Falgares dà il suo punto di vista.

I dati sono positivi per ciò che riguarda l’incremento della spesa negli ultimi mesi, ma ancora siamo indietro per pagamenti e certificazioni. La scadenza del 31 dicembre 2015 sarà rispettata?

“C’è stato un incremento del 119 per cento della certificazione di spesa negli ultimi 18 mesi, ma per un programma che in 61 mesi aveva realizzato solo 850 milioni di euro ed in 37 ne avrebbe dovuto certificare oltre 3,5 miliardi. Il dato di avanzamento è significativo, ma sino all’ultimo giorno non si potrà tirare un respiro di sollievo. Ad oggi il termine è fissato dai regolamenti al 31 dicembre 2015”.

L’abbassamento della quota di cofinanziamento al 25% è già operativa o lo sarà solo per la prossima programmazione? C’è una previsione di quanto più facilmente si potranno spendere i fondi Ue?

“La riduzione è stata avviata nel 2011 ed è stata completata a luglio 2013; non direi più facilmente, le regole sono pressocché identiche. Piuttosto si sono potute affrontare con più flessibilità alcune ‘emergenze paese’ alla luce della crisi, quali la Cig in deroga, si sono potute allineare altresì le capacità di spesa e di assorbimento delle risorse comunitarie da parte del Paese alle reali possibilità discendenti dai vincoli del patto di stabilità”.

Esistono già delle linee guida per la programmazione 2014-2020?

“Il programma Fesr 2014-20 della Sicilia è stato presentato alla Commissione europea il 22 luglio. Venerdì 3 ottobre scorso è stato definitivamente notificato a Brussels l’Accordo di Partenariato Nazionale 2014-20, che è la cornice programmatica vincolante dentro la quale si muoveranno i programmi. I Programmi operativi saranno valutati a valle dell’approvazione dell’accordo di partenariato dalla Commissione. Aggiorneremo nelle prossime settimane il Programma Operativo della Sicilia alla luce del negoziato che ha portato alla definizione dell’AdP nazionale.

La task force istituita dall’ex ministro Barca è ancora attiva?

Ce l’abbiamo ancora e continua a funzionare. Ci sono dei report: la task force lavora secondo il principio della cooperazione rafforzata. C’è un contatto circolare tra noi, l’amministrazione centrale e la Commissione. Ogni 20 giorni ci aggiorniamo in audioconferenza. A settembre ci sono stati parecchi contatti per la programmazione 2014-2020. È una tavola rotonda, sta dando degli effetti benefici all’attuazione del programma. Scadrà il 30 settembre 2015, abbiamo un altro anno di affiancamento”.

dal Quotidiano di Sicilia, p. 7

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