Regione: nessuno vi crede più, a casa!

PALERMO – Hong Kong è lontanissima da Palermo, ma ha qualcosa in comune con il capoluogo siciliano: la politica ha preso in giro la popolazione. Le promesse che nel 1997 hanno permesso alla penisola di tornare sotto l’egida della Cina sono state infrante. La differenza principale però è che lì tutti, a partire dai giovani, sono scesi in piazza per chiedere ai politici locali di dimettersi e permettere le libere elezioni nel 2017.

Non siamo arrivati a questo in Sicilia, ci mancherebbe! Ma le promesse vane sbandierate dai politici locali ricordano tanto quelle del “porto profumato” sul mar Cinese meridionale. Fandonie su fandonie che un giorno dovranno per forza sfociare in una richiesta forte: “Nessuno vi crede più, a casa”. Purtroppo (l’avverbio è d’obbligo: non è mai bello quando i governanti che sono stati espressi da elezioni democratiche tradiscano il loro mandato) è ciò che il QdS propugna da mesi: la classe politica isolana ha fallito anche in questa legislatura.

In questa pagina, abbiamo raccolto alcuni dei titoli d’inchieste più significativi. Il minimo comun denominatore è sempre lo stesso: una serie di azioni che l’amministrazione regionale doveva intraprendere e non s’è mossa, o ha intrapreso nel modo sbagliato. È così che ha tradito l’elettorato e soprattutto ha contribuito ad acuire una crisi che in Sicilia ha raggiunto livelli ben più gravi di qualsiasi altra regione d’Italia.

Lo diciamo da mesi: si potrebbero risparmiare almeno 3,2 miliardi di euro l’anno da destinare alla crescita e allo sviluppo. Come? Abbiamo dato anche le ricette: dai risparmi più grandi (nella Sanità si risparmierebbe un miliardo se si tagliasse nella spesa per i farmaci, la mobilità sanitaria, i pronto soccorso, il personale in esubero, le assicurazioni e l’acquisti di beni e servizi) a quelli minori (dalla lotta all’illegalità e corruzione alla riforma vera della formazione si risparmierebbero più di 100 milioni). E invece no: la spesa rimane altissima e si perde in mille rivoli che non favoriscono un vero sviluppo.

Già, lo sviluppo. Lo stesso sviluppo che dovrebbe venire dall’uso virtuoso dei fondi europei e che invece non riusciamo proprio a favorire. Basti pensare ai dati sui soldi non spesi e sulle truffe ai danni dell’Europa (ne parleremo domani in un’altra inchiesta) per capire come lo sviluppo non possa mai avvenire se chi deve organizzare e vigilare interviene quando ormai è troppo tardi o non interviene abbastanza.

Le promesse tradite, le bugie di Crocetta protagoniste di una serie d’inchieste pubblicate sul QdS, sono smisurate. C’è la questione delle partecipate: stipendifici, carrozzoni, chiamatele come volete, la sostanza non cambia. Perché si tratta di strutture obsolete, che non generano ricchezza ma solo debiti, che danno impiego a tante famiglie ma spesso sono solo assistenzialismo che non forniscono nemmeno dei servizi degni di questo nome.

Sarebbe meglio commissariare la Regione: un funzionario statale avrebbe di certo più possibilità di prendere decisioni più impopolari (per i clientes della politica, non per i comuni cittadini) ma più giuste, in modo da frenare l’emorragia del Prodotto interno lordo (-3,8 per cento tra 2012 e 2013, secondo Bankitalia), di calmierare la disoccupazione (giunta al 21,1 per cento, con politiche sul lavoro finora a dir poco fallimentari), di pianificare meglio gli investimenti. E di attuare quei necessari tagli alle spese politiche: i “consiglieri comunali abusivi” e l’equiparazione dell’Ars al Senato, per far due esempi.

Non ci sono solo gli sprechi e le conseguenze acuite della crisi, ma anche l’inattività (o quasi) su alcuni temi fondamentali: bonifiche ambientali, infrastrutture, utilizzo del suolo, contenimento del rischio idrogeologico, piani turistici. Ci sarebbero investimenti da fare, certo, ma anche molte iniziative a costo zero, se soltanto la burocrazia non fosse tanto elefantiaca.

La conseguenza più grave di quest’inerzia è che in un periodo in cui la crisi ha annullato le aspirazioni di molti, in cui le speranze sono continuamente frustrate da un mondo che non riesce più a dare risposte, soprattutto ai giovani, i governanti dimostrano di non avere alcuna idea per uscirne. Non c’è nessun progetto serio a lungo termine, nessuna visione d’insieme che consenta di valorizzare ciò che c’è sul territorio e sfruttare le risorse naturali e umane di cui la Sicilia è piena.

Il senso d’abbandono generale che se ne trae rende ancor più forte l’appello iniziale: “Nessuno vi crede più, a casa”. E, mentre si aspetta che i politici trovino il bandolo della matassa, l’emigrazione dalla Sicilia non può che crescere.

dal Quotidiano di Sicilia, p. 7

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...