Cessione crediti bloccata dalle banche

PALERMO – Potrebbe essere un caso esemplare di quant’è arzigogolata la burocrazia italiana: la Pubblica amministrazione non riesce a pagare i propri fornitori, che a loro volta non possono pagare le tasse, e questo circolo vizioso negli ultimi anni ha strozzato l’economia e ridotto sul lastrico famiglie intere che speravano unicamente nel loro giusto compenso. A tutto questo il premier Renzi voleva metter una toppa: è così che dal Dl. 66/14, passando per la L. 89/14, si è deciso che le imprese possano cedere i crediti certificati che vantano nei confronti della Pa alle banche. E i crediti sono pro soluto, cioè l’impresa non risponde dell’eventuale inadempienza della Pa.
La Legge. L’art. 37 comma 3 della L. 89/14 prevede che “i soggetti creditori possono cedere pro-soluto il credito certificato e assistito dalla garanzia dello Stato (…) ad una banca o ad un intermediario finanziario, anche sulla base di apposite convenzioni quadro”. Per certificare i crediti, è stata creata una piattaforma web su cui le imprese devono registrarli entro il 31 ottobre; gli Enti locali devono certificarli entro trenta giorni dalla ricezione, o bocciare la richiesta spiegandone i motivi.
Convenzioni quadro. Il decreto del Mef del 27 giugno ha spianato la strada alle citate convenzioni, una tra Mef e Associazione bancaria italiana (Abi), una tra Abi e Cassa depositi e prestiti. L’obiettivo è di “far emergere, entro 60 giorni dalla legge di conversione [quindi entro il 22 agosto], i debiti scaduti maturati al 31 dicembre 2013, tuttora impagati e non ancora certificati” e “liquidare rapidamente le imprese creditrici verso la Pa, mediante l’acquisto dei crediti pregressi da parte del sistema bancario”.
Abi Sicilia. Con la L. 89/14, si è avviato il percorso per la cessione dei crediti certificati delle imprese nei confronti della Pa. Qual è la posizione dell’Abi regionale sull’argomento? Quali sono le banche pronte già da domani mattina a comprare i crediti certificati dalla Pa?
Lo abbiamo chiesto a Giovanni Chelo, Regional Manager Sicilia di UniCredit e presidente della Commissione regionale Abi Sicilia.
“Negli ultimi tempi – ha risposto Chelo – sono stati fatti decisi passi avanti per quanto riguarda il pagamento dei debiti della Pa. Certo però le banche non possono sostituirsi alla certificazione, che resta un passaggio fondamentale. Lo Stato ha certamente il polso di quanto è stato pagato ed è in via di pagamento. Non è disponibile al momento una lista di banche già pronte ad operare in questo settore”.
“Per essere garantibili – spiega al QdS Giovanni Chelo, presidente della commissione regionale Abi Sicilia – i crediti devono avere specifiche caratteristiche: crediti commerciali (soltanto spese correnti, non spese in conto capitale) scaduti entro il 31 dicembre 2013 certi, liquidi ed esigibili; già certificati o con richiesta di certificazione inoltrata dalle imprese entro il 31 ottobre 2014; un tasso dello sconto predefinito di massimo 1,90% omnicomprensivo dell’ammontare complessivo del credito certificato, ovvero di massimo 1,60% sull’importo eccedente i 50.000 euro. E inoltre la cessione pro soluto deve essere accettata dalla Pa, il tutto sempre tramite la piattaforma dei crediti”.
Se un imprenditore domani mattina bussa alla porta di Unicredit per cedere un credito sotto i 50 mila euro con una commissione dell’1,9%, oppure di una somma sopra i 50 mila euro con una commissione dell’1,60 per cento, la banca è pronta ad acquistare il credito?
“UniCredit – risponde Chelo in qualità di regional manager – unitamente a tutto il sistema bancario, sta aspettando le implementazioni procedurali della Piattaforma dei Crediti, senza le quali non si è in grado di conoscere quali crediti rientrano fra quelli previsti dal DL 66/2014, garantibili dallo Stato. Queste implementazioni dovrebbero essere pronte ad inizio ottobre”.
“Per essere garantibili i crediti – continua Chelo – devono infatti avere specifiche caratteristiche: crediti commerciali (soltanto spese correnti, non spese in conto capitale) scaduti entro il 31.12.2013 certi, liquidi ed esigibili; già certificati o con richiesta di certificazione inoltrata dalle imprese entro il 31 ottobre 2014; un tasso dello sconto predefinito di max 1,90% omnicomprensivo dell’ammontare complessivo del credito certificato, ovvero di max 1,60% sull’importo eccedente i 50.000 euro. E inoltre la cessione pro soluto deve essere accettata dalla Pa, il tutto sempre tramite la piattaforma suddetta”.
“UniCredit si sta attrezzando, pertanto, per gestire lo sconto: è in corso di realizzazione uno specifico prodotto con un processo creditizio semplificato che sarà operativo nella prima metà di ottobre. Al di fuori di questa operatività, UniCredit comunque può già scontare (pro soluto e pro solvendo) i crediti tramite UniCredit Factoring e anticiparli sbf tramite la nostra società di factoring o anche direttamente tramite la Banca”.
Certificazioni. Il Mef ha recentemente spiegato che fino al 23 settembre in Italia erano stati già pagati 31,3 miliardi di euro di debiti, sui 38,4 miliardi erogati e i 57 miliardi stanziati dal Governo per il 2013. Non solo: ci sono state anche 3.600 richieste di certificazione dei crediti nella sola prima settimana di agosto. La situazione complessiva è dunque positiva, come anche ha sottolineato il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi: le cifre diramate “rappresentano sicuramente un passo in avanti però c’è ancora parecchio da fare: probabilmente siamo sì e no al 50 per cento”.
Non ci sono dati particolari sulla Sicilia e perciò il presidente di Confindustria Sicilia, Antonello Montante, ha preferito non commentare le parole di Squinzi: da ciò che denuncia il tavolo per lo sviluppo, infatti, in Sicilia di certo non siamo così avanti, tutt’altro, perché le certificazioni non verrebbero rilasciate.

“I Comuni non vogliono svelare i loro debiti per cui non li comunicano alla piattaforma”

PALERMO – Undici associazioni di categoria (riunite nel tavolo regionale per la crescita e lo sviluppo) sono compatte e stanno facendo tutta la pressione possibile affinché la legge di Matteo Renzi non rimanga solo sulla carta. Insieme spiegano che non esiste una mappatura di chi abbia fatto richiesta di trasferire i propri crediti alle banche, né di chi abbia già avuto la certificazione; Confartigianato Sicilia afferma che tra le sue associate soprattutto quelle che lavorano nell’edilizia e nell’impiantistica hanno iniziato le pratiche per la cessione del credito, dunque che le richieste di certificazione sono state presentate agli Enti locali, ma sono rimaste lì bloccate.
Da Confindustria Sicilia evidenziano che le imprese sono le uniche che abbiano interesse in questo meccanismo, ma poi si ritrovano la strada sbarrata dai ragionieri degli Enti pubblici (e sostengono che quasi nessuno abbia dato l’ok alle certificazioni) e nell’indifferenza delle banche: anche quasi tutti i loro crediti non sono stati certificati e quindi la cessione non avviene.
Le 11 partecipanti al tavolo regionale (Agci, Casartigiani, Cia, Claai, Cna, Confapi, Confartigianato, Confcooperative, Confesercenti, Confindustria e Legacoop) hanno recentemente parlato ufficialmente per bocca del coordinatore Filippo Ribisi denunciando una situazione irreale. Si parte dalla considerazione che sono Stato, banche e Comuni i protagonisti di questa vicenda: «Se uno di questi non fa ciò che dovrebbe – ha spiegato Ribisi, anche presidente della Confartigianato regionale – è ovvio che la macchina si inceppa e a farne le spese sono solo le imprese. Molte amministrazioni locali, ritengo, non vogliono mettere a nudo la propria posizione debitoria per evitare il crack finanziario e per questo non comunicano quanto dovrebbero al ministero dell’Economia. Probabilmente succede anche che alcuni funzionari comunali se ne freghino e basta. Così come sembra che alle banche non interessi entrare in questa movimentazione di denaro».
Chi rimane incastrato nella morsa è solo l’imprenditore, beffato da una norma che rischia di ridursi a un buco nell’acqua: «Viste le regole attuali, se non funziona tutta la filiera questi soldi non arriveranno mai alle imprese. Faremo pressione sulla Regione perché dirami una direttiva che imponga ai Comuni di uscire con le carte allo scoperto. Serve un deterrente per sbloccare la situazione, tanti amministratori non si assumono le proprie responsabilità. E invece chi sbaglia deve pagare di tasca sua, non attraverso le assicurazioni che vengono pagate con i soldi pubblici».
Eppure la soluzione per tutti i problemi potrebbe essere dietro l’angolo: «Da parte nostra – prosegue Ribisi – continuiamo a essere convinti che la strada più logica, razionale e corretta sia la compensazione secca, diretta e universale tra i debiti della Pa verso le imprese e i debiti fiscali e contributivi delle imprese verso lo Stato».
Confagricoltura Sicilia, infine, non fa parte del tavolo e non ha ricevuto segnalazioni dai suoi iscritti: le poche aziende che offrono forniture alla pubblica amministrazione lo fanno attraverso altre aziende che si occupano di ristorazione, e quindi non aderenti all’associazione di categoria presieduta da Ettore Pottino.
Attorno a tutta la vicenda, in più, aleggia la nebbia delle statistiche: non si sanno dati certi perché solo il Mef ha una visione d’insieme della certificazione e della cessione dei crediti e solo dopo il 31 ottobre comunicherà i numeri, come spiegano da Confindustria Sicilia.

dal Quotidiano di Sicilia, p. 7

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