Senza Consip la Regione spreca

Vado al supermercato per la spesa: 3 euro di pomodori, 2 di pasta, 5 per un po’ di carne… e penso che se non ci fosse l’Iva potrei risparmiare un bel po’ dei miei guadagni. Se potessi, non pagherei quest’imposta. Paradossalmente, c’è chi ha la possibilità di non pagare il 22 per cento su quanto acquista, eppure paga lo stesso. È l’amministrazione regionale siciliana che, pur di non applicare la convenzione con la Consip (la Concessionaria servizi informativi pubblici) che la farebbe risparmiare, continua a spendere cifre non più sostenibili dalle casse pubbliche.
Ciò che appare sbalorditivo è che della Consip non parli nemmeno la Ragioneria generale della Regione siciliana quando chieda di contenere le spese. In una circolare dello scorso marzo, inviata a tutti gli enti, i dipartimenti e la Corte dei Conti, si chiede di rispettare alcuni vincoli, tra cui una serie di tagli del 20 per cento rispetto al 2011 per l’acquisto di beni e servizi, oltre che per le indennità e per le spese di rappresentanza. Ma se si fosse richiesto di attenersi alle convenzioni con la Consip, sicuramente i risparmi sarebbero maggiori.
Nel corso dei mesi il QdS ha analizzato un campione di acquisti di beni e servizi effettuati dalla Presidenza della Regione e dagli assessorati regionali alla Salute e alle Autonomie locali. Le “spese pazze” sono state documentate e pubblicate sui supplementi della Gurs n. 24/14 e della Gurs n. 55/13: consultarle è utile per capire come vengano spesi i soldi pubblici e perché sia fondamentale la spending review.
Tra le spese dei cinque mesi centrali del 2013 abbiamo preso in considerazione solo quattro casi tipo. I risparmi potrebbero essere anche maggiori se si utilizzassero le singole voci con parsimonia (anche acquistando meno frequentemente certi beni, o cercando chi li venda a un prezzo più vantaggioso); tuttavia, nell’analisi prendiamo per ponderate e necessarie le spese sostenute. Partiamo dal lavaggio delle autovetture: 1.605 euro pagati tra maggio e settembre 2013, se ne risparmierebbero 350 togliendo il 22% garantito dalla Consip. Per toner e cartucce arriveremmo a 4 mila euro in meno. Se per la beatificazione di don Pino Puglisi si fossero presi dei bagni chimici in convenzione, si sarebbero potuti utilizzare 3.500 euro per altri servizi da offrire ai fedeli. Infine, per i materiali igienico-sanitari si sarebbero spesi 500 euro in meno.
Nel primo trimestre 2014 ci sono altre spese che potrebbero essere ridotte. Telefonia fissa e mobile, un costo già abbattuto nettamente negli ultimi anni, potrebbe essere decurtato di oltre la metà (facendo una media) e arrivare a costare 12 mila euro in meno. Così come la stampante da 2.672 euro poteva costarne solo 802 o sui carissimi switch dei modem si potevano risparmiare almeno 250 euro. I risparmi sarebbero invece del 22 per cento per posta (2.200 euro risparmiati, ma usare Pec ed e-mail?), cancelleria (3.500 euro) e boccioni dell’acqua (oltre 200 euro).
Possono sembrare piccole cifre, ma andiamo oltre: per i soli casi considerati, il risparmio sarebbe stato di 28 mila euro. Ma stiamo parlando solo di acquisti per un numero di mesi molto limitato (tre o cinque) ed effettuati da presidenza e due assessorati a campione (e non considerati complessivamente). Già il calcolo cambia se ipotizziamo che queste spese si ripetano regolarmente durante un anno solare. Oltre 316 mila euro sarebbero i costi sostenuti da un singolo assessorato, contro i 218 mila che si sarebbero avuti applicando la convenzione con la Consip.
Spingendoci ancora più in là, ovvero ponendo il caso che tutti e dodici gli assessorati (più la presidenza) acquistino gli stessi beni e servizi considerati, regolarmente durante l’anno, avremmo una spesa di 4,1 milioni di euro. Ebbene, i risparmi che si avrebbero grazie al centro d’acquisti della pubblica amministrazione ammonterebbero a 1,3 milioni di euro. Cosa si potrebbe fare con questa somma? I siciliani potrebbero iniziare a scrivere la letterina a Babbo Natale Crocetta.

Rilevazione Mef-Istat sul centro-acquisti Pa

La Concessionaria servizi informativi pubblici (conosciuta come Consip) ha il compito di aiutare gli Enti pubblici a far la spesa con criterio, risparmiando, perché negli anni ha attivato una serie di convenzioni che permettono un abbattimento della spesa notevole, financo del 71,4 per cento (per la telefonia fissa).
“Gli acquisti effettuati attraverso le convenzioni Consip – spiegava la centrale d’acquisto in un comunicato dello scorso 30 giugno – consentono alle amministrazioni un risparmio medio del 22% rispetto ai prezzi fuori convenzione. Ne consegue che l’adeguamento, da parte di tutte le Pa, al prezzo Consip per le sole 21 categorie merceologiche prese in considerazione porterebbe immediatamente un risparmio di 2,6 miliardi di euro”.
Non è la stessa Consip ad aver calcolato il risparmio, ma la Rilevazione annuale Mef/Istat pubblicata il 13 giugno sul sito del dipartimento dell’Amministrazione generale del ministero dell’Economia e delle finanze.
Le 21 categorie di cui tratta il comunicato (per un totale di 51 specifici beni e servizi) riguardano gli acquisti più disparati: dalla telefonia alla cancelleria, dagli autoveicoli alle sedie d’ufficio. L’edizione 2013 della rilevazione è stata condotta su un campione di 1.196 amministrazioni pubbliche.
Solo per una minima parte delle categorie i risparmi sono irrisori o inesistenti, per il resto i risparmi sono evidenti: con la telefonia fissa e mobile in convenzione si risparmia il 71,4% e il 39,4%, per le stampanti il 70%, per i fotocopiatori a noleggio il 45,3%, per i pc desktop il 35,9%, per le centrali telefoniche il 29%. C’è anche qualche sorpresa: una sedia direzionale costa il 21 per cento in più con la convenzione, ma la scrivania costa il 38 per cento in meno, così l’ufficio completo conviene comunque.

dal Quotidiano di Sicilia, p. 7

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