Non solo ebola: malattie animali un pericolo sempre più diffuso

PALERMO – Al 3 settembre, 1.900 persone sono morte a causa del virus ebola nell’Africa occidentale, nel corso dell’ultima epidemia che si sta diffondendo dalla Guinea a tutti i Paesi confinanti. La bufala dei casi di contagio a Lampedusa non ha fatto altro che aumentare l’attenzione verso la più famosa e pericolosa delle zoonosi. In Sicilia, in realtà, ve ne sono ben altre non pubblicizzate altrettanto, meno rischiose ma purtroppo diffuse nell’Isola.
Gli ultimi dati risalgono al 2011, all’ultima relazione sullo stato sanitario del Paese del ministero della Salute. La relazione trattava di quelle zoonosi oggetto di piani pluriennali di sradicazione nelle specie sensibili e, in particolare, i dati per la Sicilia si riferivano alle sole brucellosi e tubercolosi bovina. Nel caso della brucellosi, la Regione con più alta prevalenza nel 2011 era proprio la Sicilia, con il 4,79 per cento di aziende positive a quella bovina e il 7,44 per cento di aziende positive a quella ovicaprina. Inoltre sono stati diagnosticati il 62 per cento dei casi italiani di contagio umano proprio in Sicilia: 103 su 167.
Per quanto riguarda la tubercolosi bovina, invece, non è stato registrato alcun caso di contagio umano nell’Isola, ma il 3,65 per cento di aziende erano positive nel 2011. È un dato leggermente inferiore rispetto a quello del 2010, ma comunque il più alto di tutte le Regioni italiane. Nel maggio 2012, l’amministrazione regionale aveva adottato in proposito il Pris, il Piano regionale integrato della Sicilia dei controlli sulla sicurezza alimentare e la sanità animale 2012-2014. Tra i molti obiettivi, c’è quello di sradicare la brucellosi dal 99 per cento delle aziende e la tubercolosi dal 99,8 per cento. Il piano è ancora in corso e si concluderà quest’anno, sarà poi cura dell’amministrazione Crocetta rinnovarlo e aggiornarlo.
Qualche settimana fa una delegazione del ministero della Salute ha partecipato a un meeting internazionale a Giacarta, in Indonesia, proprio sulle zoonosi. Il governo indonesiano, l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), l’Organizzazione delle nazioni unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao) e l’Organizzazione mondiale per la sanità animale (Oie) hanno organizzato l’incontro per discutere dell’importanza delle vaccinazioni di massa e del problema della resistenza agli antibiotici, ma anche più genericamente di prevenzione e contrasto.
Com’è sempre più chiaro nella lotta all’ebola, la prevenzione fa la differenza anche in questo tipo di malattie. Il ministero italiano guiderà un gruppo per la coordinazione delle azioni a favore della prevenzione e inoltre parteciperà ad altre attività d’identificazione e contrasto, previste nell’ambito dell’Agenda globale per la sicurezza sanitaria (Ghsa). Durante il meeting, in cui è stato affermato che le zoonosi rappresentano circa il 70 per cento di tutte le patologie infettive, si è cercato anche di studiare una strategia per lottare contro la diffusione delle zoonosi, considerando anche le direttive provenienti dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc).

Di origine zoonotica il 70 per cento delle malattie infettive

PALERMO – Al meeting internazionale di Giacarta si è affermato che il 70 per cento delle malattie infettive è di origine zoonotica. Effettivamente, molte malattie moderne hanno preso avvio proprio dal contagio tra animale e uomo, e oggi sono studiate con maggiore attenzione a causa della difficoltà di diagnosticarle o per una maggiore virulenza.
Sull’ebola, ad esempio, non tutti gli scienziati sono concordi: non essendo chiara la modalità di trasmissione di questo virus dell’ordine dei mononegavirales, è difficile risalire ai primi portatori. Si ritiene comunque che all’uomo sia stato contagiato o dai pipistrelli o dai gorilla.
La brucellosi, invece, è stata studiata per la prima volta a Malta a fine Ottocento ed è molto più conosciuta: ne esistono molte varianti e oggi è considerata una malattia professionale per gli allevatori. Il contagio da tubercolosi bovina invece è più raro, avviene tramite il latte infetto non pastorizzato; è causata da un microbatterio simile a quello della tubercolosi umana.

dal Quotidiano di Sicilia, p. 23

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