Trogylos, si riparte dopo le tante delusioni

La Trogylos Priolo è stanca di fare la vittima: ha subìto in pochi mesi il passo indietro degli sponsor, la lunga vicenda giudiziaria con l’ex pivot Valentina Fabbri, la Serie A1 iniziata con un roster ridotto, la rinuncia alla massima serie dopo 28 anni di militanza, il rifiuto della FIP di ammetterla alla Serie A2. Ora qualcosa è cambiato: si riparte dalla Serie B e, in attesa di definire il budget, si sta pensando di adire le vie legali contro Lega e Federazione.

«Le carte sono già in mano all’avvocato» conferma il presidente Nicolò Natoli. E di carte bollate ne sono state prodotte fin troppe negli ultimi anni, sin dalla vicenda legata a Valentina Fabbri. Al termine della stagione 2011-2012, la pivot rilanciata in A1 dalla Trogylos ha deciso di andarsene. Il contratto però era triennale e il giudice sportivo, la commissione tesseramento e la corte federale non le hanno permesso di svincolarsi.

«La vicenda – spiega il dirigente responsabile priolese, Fabrizio Milani – viene affidata al procuratore Alabiso, il quale avvia una serie di attività tendenti a dirimerla, ma man mano che si va avanti emergono delle stranezze davvero sconcertanti». Alla Fabbri sarebbero stati consigliati quali passi compiere: «Il procuratore – prosegue Milani – suggerisce alla giocatrice come meglio fare. Fra questi suggerimenti anche il disconoscere la firma».

La Fabbri ricorre alla commissione giudicante nazionale, che condanna in primo grado Natoli a due anni di squalifica e la squadra di A1 a un punto di penalizzazione. Secondo la Cgn, Valentina Fabbri non avrebbe firmato alcun tesseramento e la società avrebbe falsificato il modulo per tenerla con sé. In appello, però, la Corte federale ha ribaltato la situazione.

La Cgn infatti avrebbe chiesto alla procura di produrre una perizia dopo il dibattimento, per dimostrare che la firma fosse falsa, malgrado un’altra perizia e due testimoni affermassero il contrario. «Non è stato – scriveva l’avvocato Cassì nel ricorso in appello – l’Ufficio della Procura ad assumere l’iniziativa (illegittima) di modificare l’incarto processuale in dispregio di qualsiasi contraddittorio e della inviolabilità camerale, bensì sono stati gli stessi giudici durante la decisione a contattare abusivamente l’Accusa sollecitandola ad alterare l’incarto istruttorio che risultava allegato al deferimento per potere decidere in conformità».

«Temiamo – proseguiva Enrico Cassì – che la forzatura illecita consumata fuori processo tra Organo Giudicante e Ufficio della Procura, potrebbe sfiorare le ipotesi di rilevanza penale sancite dall’art.323 C.P.» E queste sono le basi da cui partirebbe l’azione legale.

La dirigenza priolese si è anche incontrata con il presidente federale, Giovanni Petrucci, «esponendo – precisa Milani – tutto ciò che è stato ordito nei nostri confronti evidenziando che per difenderci e far valere le nostre ragioni abbiamo dovuto far fronte a spese (circa 25.000 €) che di fatto ci hanno dissanguato».

Ma da quell’incontro non si è mosso più nulla, anzi, sono arrivate altre due delusioni per l’ambiente biancoverde. La forzata rinuncia all’A1, vista l’indisponibilità degli organi competenti a prolungare i termini per presentare la fidejussione, e la mancata ammissione in Serie A2, con la squadra che sarebbe stata la decima del suo girone e quindi non avrebbe inficiato i calendari, hanno convinto la dirigenza a passare da capro espiatorio ad artefice del proprio destino.

da La Sicilia, p. 42

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