IMBRÒ E PORTANNESE: «A BOLOGNA PER DIMOSTRARE QUANTO VALIAMO»

In principio furono Mario Porto e Angelo Destasio, catanesi e nazionali juniores. La Virtus Bologna li chiamò rispettivamente nel 1974 e nel 1980 perché credeva in loro: il primo era un pivot fulvo che avrebbe fatto le fortune della Viola e disputò una stagione da decimo, oltre a qualche presenza a 18 anni; il secondo era una guardia-ala di grande talento, futuro capitano a Trapani, ma non esordì mai a Bologna, complice un grave infortunio che ne segnò la carriera. Quarant’anni dopo, le V nere stanno svolgendo la preparazione precampionato e in gruppo ci sono due siciliani, Matteo Imbrò e Marco Portannese.

Agrigentini, rispettivamente 20 e 25 anni, sono stati dei giramondo nelle giovanili e già affermati da senior. Le tante esperienze hanno incrementato il loro bagaglio tecnico, oggi il migliore tra tutti i giocatori isolani. Imbrò è un brillante play di 189 cm, con buone doti nel tiro da tre (ha il 40% dall’arco nelle due stagioni di A1) e che smista un gran numero di assist ogni partita; gioca senza timore reverenziale, ma due infortuni ne hanno limitato le prestazioni nella stagione in cui ha indossato la fascia di capitano degli emiliani (gli è stato ricostruito il legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro e ha saltato mezza stagione). Portannese, 192 cm, può giostrare da guardia o da ala piccola, è un gran difensore, ha una mano educata da due e da tre e ha avuto la sua consacrazione a Capo d’Orlando in DNA Gold, dove ha dimostrato anche di essere un uomo squadra.

«La preparazione con Bologna va bene – esordisce Marco –, di mattina facciamo atletica, di pomeriggio il 5vs5. Stiamo iniziando a conoscerci. Vogliamo dare un contributo alla squadra per raggiungere il miglior risultato possibile, ancora non sappiamo le potenzialità che abbiamo. La società non ci ha parlato di obiettivi, ma vogliamo dare il massimo e prendere quel che viene di buono». «Dopo l’infortunio – prosegue Matteo – sta andando molto meglio, mi sto riprendendo, fra un po’ ricomincerò anche io con il gruppo. Penso che sarò il cambio del play, ma non ho parlato con il coach».

Proprio il coach, Giorgio Valli, ha un legame forte con l’Isola: a Ragusa ebbe la prima esperienza da head coach in Legadue. Si ritrova ora una squadra tutta da scoprire, con statunitensi da lanciare e che hanno avuto esperienze disparate (la guardia Allan Ray è il più esperto), e giovani italiani promettenti. Tra cui, appunto, Portannese e Imbrò.

«Con l’Orlandina – racconta il primo – ho accumulato molta esperienza, sono stato tanto in campo, ho avuto la possibilità di sbagliare e di crescere. Sono stati due anni bellissimi: il primo con l’arrivo del Poz, che ha portato entusiasmo, e il secondo, quando abbiamo fatto una squadra per vincere e siamo arrivati fino alla fine. È stato bello vivere la città, la gente, Capo d’Orlando. Si è chiuso un ciclo, ora voglio iniziarne un altro qui». Imbrò è stato invece confermato per la terza stagione: «Mi trovo bene sia con la città che con la società e i tifosi. È il quarto anno che sono a Bologna, non potevo chiedere di meglio».

Entrambi sono passati da Siena: Marco ha anche esordito in A1 con il Montepaschi (un minuto al PalaFantozzi contro Capo d’Orlando, nel 2007-‘08), Matteo è stato un pilastro della Virtus per un paio di stagioni in A Dilettanti. E ora sono insieme sull’unico palcoscenico professionistico in Italia. «Non sono arrivato – si schermisce Marco –, devo dimostrare di poter rimanere qui. Dopo tanti anni di B1 e A2 arrivare in A1 e riuscire a stare in campo e conquistare minuti è l’aspetto più importante, mi gratifica di più».«Ho una piccola esperienza – anche Matteo frena – che ho conquistato tramite questi anni in Serie A, ma non ho una reputazione nazionale, perché devo conquistarmi il mio posto sia qui che in Nazionale. Spero di rientrare in azzurro, mi impegnerò affinché mi possano convocare e giocare le partite importanti».

Medaglia d’oro agli Europei U-20 in Estonia l’anno scorso, il playmaker ha riportato anche la Sicilia nella Nazionale maggiore, venendo chiamato da Pianigiani per l’All-Star Game 2012. Anche l’ala piccola ha un trascorso in Azzurro: U-16, U-18 e Nazionale sperimentale in preparazione ai Giochi del Mediterraneo. Potrebbero dunque sperare nella chiamata di Pianigiani, che ha appena conquistato l’Europeo 2015? «Ho visto i primi due quarti contro la Svizzera – spiega Imbrò –, ci sono tanti giovani che fanno i raduni, ne visionano spesso di nuovi per creare un nuovo gruppo e per fare meglio nel futuro». «La Nazionale – prosegue Portannese – tiene le porte aperte per tutti. Se giochi bene nei club, e hai spazio, hai la possibilità di essere convocato. Ora come ora è difficile, ma mai dire mai, un giorno magari arriverà l’opportunità».

Curiosamente, i due siciliani professionisti della Virtus Bologna sono entrambi partiti da Agrigento. «Siamo cresciuti insieme – ricorda Marco –, il padre di Matteo mi ha allenato, conosco suo fratello Gerry da sempre. Ritrovarsi insieme a giocare insieme a Bologna è strano. Anche la promozione in A2 di Agrigento è bella, mi fa piacere che siano in una categoria importante. Tutto il basket siciliano sta crescendo, con il ripescaggio dell’Orlandina, con Trapani, Barcellona… non succede da tanti anni che la Sicilia avesse quattro squadre tra A1 e A2. È un prestigio essere siciliano e giocare qua». «Ciò che dice Marco – conferma il compagno –è molto importante per il movimento in Sicilia, intanto abbiamo delle buone squadre e società e i ragazzi possono crescere».

Eppure loro stanno trovando fortuna fuori dall’Isola. Il 1º febbraio 2015 a Capo d’Orlando i due agrigentini scenderanno a giocare nella terra d’origine: sarà la dimostrazione del detto cu nesci arrinesci? Entrambi sono d’accordo con questo detto, simbolo di un’epoca in cui chi ha talento deve emigrare.

L’ultimo passo è capire cosa pensano l’uno dell’altro. «Marco è simpatico!» non si sbilancia Imbrò, che invece è inquadrato così da Portannese: «A Matteo ancora gli è rimasta la cadenza siciliana»! Il 12 ottobre, da Sassari, partirà la nuova stagione della Granarolo Bologna: oltre che al PalaFantozzi, gli occhi dei cestofili siciliani saranno puntati lì.

da RealBasket Sicilia

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