Serie B – Carmelo Iurato a RBS: “Ad Agropoli per fare un campionato di vertice”

Carmelo Iurato sta tagliando tutti i traguardi da promessa mantenuta: ha fatto gavetta, nelle giovanili dellaVigor Santa Croce; è stato under protagonista nelle minors, in B Dil. e DNC con la Nova Virtus Ragusa; ha esordito in Serie A, con quattro apparizioni ad Avellino; ha fatto l’under pronto all’uso, in DNA Gold con Barcellona; ha partecipato a un raduno della Nazionale Under-20; ora è pronto per farsi spazio in Serie B e ritentare la risalita.

«Quest’anno – spiega – ho deciso di sposare il progetto di Agropoli, nella quale a mio parere potrei avere molta visibilità. In questo momento è quello che mi serve. Conosco l’allenatore, Antonio Paternoster, che è davvero in gamba, e i presupposti per fare un buon campionato di vertice ci sono. Spero bene!»

 

Com’è andata l’anno scorso a Barcellona?

«Parto dal dire che ho un difetto: mi affeziono alla gente e ai posti dove sto bene. Barcellona era uno di quelli: la gente riusciva a farti sentire a casa, un calore immenso! Gente che merita solo belle emozioni! È stato bruttissimo perdere i playoff con Capo d’Orlando, i nostri rivali! Comunque inizialmente con coach Giovanni Perdichizzi stentavo a guadagnarmi minuti in campo. A Natale pensavo di andarmene, soffrivo il fatto di vedere poco il campo, nonostante il mio massimo impegno in ogni allenamento. Venuto Marco Calvani, la mia stagione è cambiata, anche se il verbo cambiare sminuisce il concetto. Ho cominciato a giocate molto di più, con un minutaggio proporzionale al mio rendimento settimanale. Riuscendo anche a giocare titolare, mi sono tolto qualche soddisfazione!»

 

Quest’anno Ragusa sembra che farà la Serie C con solo i suoi ragazzi. Cosa auguri alla tua ex società?
«Ragusa spero riesca a fare una squadra un po’ più matura, ma è difficile: mancano i soldi».

 

Sembra possa ricalcare la stagione 2011-’12, quando un gruppo di under, più Terrana, sfiorò una clamorosa salvezza…
«L’anno in cui ho fatto la DNC è stato l’anno più bello. Ci davano per spacciati, troppo giovani, eravamo gli sbarbatelli. Era bello vedere gente molto più grande ed esperta essere messa in difficoltà da quattro bambini di 16 anni. Era tutto merito del gruppo, la nostra vera forza. Conoscevo Salafia meglio delle mie tasche, perché eravamo una squadra costruita molti anni addietro. Peccato poi perché per un pelo non siamo riusciti in una vera impresa. Comunque, quell’anno, il ’12, è stato quello in cui ho giocato di più e ora, a due stagioni di distanza, il numero 12 tornerà sulla mia maglietta!»

 

Com’è stata la convocazione in Nazionale Under-20 nello scorso aprile?
«Ottima esperienza, ma è difficile farti vedere in soli due giorni».

 

da RealBasket Sicilia

 

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