Risorse date ai “morti viventi” e il contributo che non decolla

Cosa sono i parametri e come funzionano… 19 società siciliane su 170 spendono meno di quanto incassano in parametri Nas… Le conseguenze sulle società e sui giocatori…

La lungimiranza è una dote rara nello sport. Eppure, prima della crisi, la Federbasket pensò a un modo per rendere l’attività sostenibile: il contributo dei parametri Nas (Nuovi atleti svincolati), che si paga ogni anno per tesserare i giocatori e sostenere l’attività di chi li ha cresciuti. Così, ad esempio, l’Amatori Basket Messina ha una stampella per far crescere nuovi cestisti grazie ai ragazzi che ha accompagnato fino ai 21 anni e che ora giocano altrove. E ha dunque un introito certo che le permette di far fronte al calo degli sponsor. Fondata nel 1973, l’Amatori è una delle 19 società siciliane (su 170 riaffiliate nel 2013-‘14) la cui bilancia tra spese e ricavi dei parametri è in attivo; a otto anni dall’introduzione, è però ancora un numero misero, ben al di sotto delle potenzialità dimostrate nel tempo. L’idea del contributo ha anche avuto delle ricadute inattese: la dispersione dei giocatori che non trovano più chi li ingaggi e alcune società tenute in vita solo per incassare per il lavoro fatto il passato.

IDEA INTRIGANTE. La delibera del Consiglio federale n. 5 del 26 luglio 2006 ha introdotto il contributo per il tesseramento. L’idea era intrigante: giunto ai 21 anni, un giocatore diventa senior e si libera a fine stagione dal vincolo che lo lega alla sua società; chi vuole tesserarlo, deve versare il parametro Nas. La somma varia da serie a serie, il beneficiario dipende dall’anno di nascita. In generale, la fetta più grande (l’85%) sostiene l’attività dell’ultima società che lo ha avuto a titolo definitivo come under, il resto è diviso tra la prima società che lo ha tesserato e la FIP (che trattiene tutta la somma destinata alle società non più affiliate). In questo modo, chi fa attività giovanile continua a crescere e ha un ritorno, mentre la federazione può organizzare raduni, allenamenti e centri di perfezionamento. In prospettiva, chi più lavora con gli under più sarà “sostenibile” e in un sistema perfetto tutti giocano con i propri cestisti e nessuno deve pagare alcun parametro.

I NUMERI. Nel 2014-2015, il regolamento organico della FIP prevede il pagamento di una cifra che va dai 12.500 € per la Serie A, ai 2.000 € per la C nazionale, 1.200 € per la C regionale e 300 € per la Serie D maschili (art. 179 del regolamento organico). Dalla scorsa stagione, anche nella femminile si pagano i parametri: dai 4.000 € per l’A1 ai 250 € per la B (art. 181ter del R.o.). Quantificare il giro di denaro, però, è molto difficile. L’unico documento ufficiale al riguardo è un rapporto stilato in occasione del Consiglio federale del 12 marzo 2011: in Sicilia 53 società avevano ricevuto 146 mila euro, 40 hanno invece pagato 141 mila euro, il bilancio era dunque complessivamente positivo. Sulla stagione appena conclusa, l’ufficio stampa della FIP nazionale ha fornito in esclusiva a “La Sicilia” l’elenco delle 19 società la cui bilancia è in attivo: le riportiamo a fianco.

CHI LAVORA MEGLIO. Il sistema premia dunque chi ha fatto il miglior lavoro nel settore giovanile. Non si parla qui di reclutamento (e quindi primo tesseramento), ma di chi è proprietario del cartellino al momento del primo svincolo: sta dunque anche alla bravura dei dirigenti individuare i giocatori più futuribili da inserire in roster e tenere con sé per il futuro (non pagando dunque alcun contributo) o lasciandolo ad altre società che rimborseranno ogni anno l’attività svolta. In questo, sono state maestre solo quattro società attualmente impegnate in campionati senior maschili (l’Amatori Messina, l’Alias Barcellona, la Salusport Priolo e l’Olympia Comiso). Ci sono poi le quattro società femminili, che beneficiano della riforma introdotta appena una stagione fa, e le 11 impegnate solo nei campionati giovanili maschili (e che dunque non hanno spese di parametri). Alcune di queste, purtroppo, sono solo un nome.

MORTI VIVENTI. Pochi giorni fa, un quotidiano sportivo nazionale ha messo in luce che la Mens Sana Basket, la società vincitrice di otto scudetti e fallita al termine dell’ultimo campionato, potrebbe essere riaffiliata alla FIP, iscriversi a un campionato giovanile entro il 9 settembre e incassare, dunque, il suo contributo, che l’anno scorso era pari a 145 mila euro. Non è una novità: qualcuno ha vissuto sulla regola che permette a questi “morti viventi” di affiliarsi, disputare anche solo un campionato giovanile e non perdere quanto fatto nei campionati passati. Molti hanno nomi altisonanti, hanno partecipato a campionati senior importanti e anche a livello nazionale, ma ora sono quasi svuotati, satelliti di altre società. L’attività comunque è svolta davvero, c’è una squadra che scende in campo e prosegue quanto fatto nel passato, ma l’obiettivo del parametro è così snaturato.

LE ALTRE SOCIETA’. Le altre società fanno attività e la fanno spesso molto bene. Solo che devono prendere dei giocatori, e dunque pagare il parametro, per coprire quei ruoli in cui non riescono a “produrre” cestisti propri che siano all’altezza del campionato che disputano. Tra balzelli e costi, è sempre più difficile rientrare nel budget e così c’è chi scompare e chi invece paga per poter essere competitivo. E alla lunga rischia di non farcela.

GIOCATORI SEMIPRO… Una società che scompare, e negli ultimi anni in tanti hanno lasciato l’attività, lascia “a spasso” i giocatori che ha formato. Con questo sistema, però, o si è un asso e si trova chi è disposto a sborsare il contributo, o si è fuori. Si creano così due categorie: i giocatori che erano semiprofessionisti e si ritrovano dilettanti, e i dilettanti che finiscono ai margini del movimento. Un “semipro” è Dario Sortino, catanese diventato senior in maglia Gaudium Canicattì e impiegato di recente part time in Serie C2. «Per me ormai il basket è solo un passatempo – spiega il play – e serve per arrotondare lo stipendio. Canicattì mi tesserò perché aveva un progetto, ma poi crollò. Il pagamento del parametro mi toglie ovviamente tante possibilità, perché le società a stento riescono a coprirlo, figuriamoci se hanno le possibilità per un rimborso spese». Per i giocatori come lui, che è un lavoratore ma rimane un cestista di talento, la scelta di ripiego è il campionato di Promozione, ma senza stimoli, motivazioni e rimborsi. Se Canicattì esistesse ancora, Sortino potrebbe sperare di giocare lì per guadagnare qualcosa: ma la società si è ritirata nel 2013 e nessuno può evitare di pagare il suo parametro.

…E DILETTANTI. In Sicilia, un giocatore come Dino Panicola è una rarità: un centro alto, panacea per molti allenatori. Marsalese di nascita, ha una lunga carriera nelle minors e ha vinto per due anni di fila la Serie D, prima con Valverde, poi da capitano con Aci Bonaccorsi. Non è un giocatore che sposta gli equilibri: a 36 anni è più un uomo-spogliatoio, che però in C2 non ha avuto più possibilità nemmeno di rimanere in squadra. La società etnea avrebbe dovuto sborsare 1.200 €, che sono stati invece destinati a chi fa la differenza, visto il budget all’osso. E lui, che lavorava nell’acese e giocava solo per passione, s’è ritrovato ai margini del movimento e ora è tornato a Marsala. Si sono verificati casi anche di giocatori che si sono autofinanziati per pagarsi il parametro, o che hanno trovato sponsor ad personam, pur di non rimanere fuori dal campionato d’appartenenza o proseguire a giocare con un gruppo “d’adozione” ma che sentivano proprio. Ovviamente, prima della crisi non ci si poteva aspettare la moria di squadre, causata anche dal taglio dei contributi degli enti pubblici. Alcuni giocatori, dunque, sono rimasti intrappolati nel sistema e alcuni dirigenti non hanno potuto far altro che ridurre al minimo le spese extra.

SOLUZIONI. Nel 2012, anche per un’iniziativa del comitato regionale presieduto da Antonio Rescifina, c’è stata una riduzione di circa il 15% degli importi da pagare. La spinta di molti è per continuare a diminuire. Intanto, con la riforma dei campionati e la ristrutturazione dei gironi, qualcos’altro potrebbe cambiare, grazie a una maggiore razionalità tra un livello e un altro. Ciò che comunque è cambiato radicalmente è l’atteggiamento dei dirigenti: molti di loro, dopo otto anni, stanno portando avanti dei progetti giovanili lungimiranti e con modelli più sostenibili. I cestisti che non hanno avuto la fortuna di rientrarvi, sono rimasti fuori e ora fanno da monito anche per la femminile: con la fresca introduzione dei parametri tra le ragazze, quest’altro settore si sta già attrezzando per contenere ulteriormente i costi, senza ripetere gli errori del passato.

Roberto Quartarone

La posizione della FIP Sicilia

Giuseppe Terrasi, consigliere delegato per il settore giovanile maschile della FIP Sicilia, dà un bilancio sui parametri legato al momento storico.
Come giudica il dato siciliano?
«19 su 170 è un po’ più del 10%, poche o molte? È un dato da tenere sotto osservazione e comunque legato alla nostra situazione territoriale, in cui le società che incassano i parametri sono quelle che nel tempo hanno svolto attività giovanile e quindi ne “traggono” i benefici, mentre un buon numero di società che svolgono attività senior hanno meno anni di affiliazione. L’introduzione del parametro regolarizzava la vendita dei cartellini degli atleti giovanili e aggiustava lo svincolo, perché prima un atleta era legato a vita alla sua prima società. L’introduzione del parametro non poteva prevedere la crisi economica e, per quanto ci riguarda, il pressoché totale azzeramento dei contributi pubblici che sostenevano diverse piccole società. Oggi una società vede poco e male la prospettiva parametro per un suo atleta: prevedere di fare investimenti a lunga scadenza (passano nove anni tra il primo tesseramento e lo svincolo) non è argomento facilmente condivisibile da tanti».
Qual è la posizione della FIP Sicilia sulle società che non fanno più attività senior?
«Bisogna tenere conto che se è possibile un intervento quantitativo, con l’obbligo di svolgere comunque attività e numero di giocatori tesserati per incassare i Nas, è difficile effettuare interventi qualitativi, le società che fanno attività minimale e solo per incassare i premi sono comunque poche e rappresentano la classica stortura di una situazione, di una regola. Fermo restando che fra le società ci sono grossi e tradizionali nomi della pallacanestro siciliana».
Quali sono le soluzioni per la dispersione?
«Come Comitato Regionale possiamo continuare ad ascoltare le varie società, raccogliere le istanze e proporre alla Fip nazionale eventuali modifiche. Roma ha già accolto la nostra richiesta di rivedere i parametri sia per la maschile che per la femminile».

La posizione della FIP Catania

Michelangelo Sangiorgio è rimasto l’unico presidente eletto dei comitati provinciali della FIP ed è responsabile dell’area di Catania. Ex consigliere regionale, per lui la questione dei contributi non è centrale nel dibattito politico-cestistico.
Qual è la misura del problema dei parametri?
«I parametri sono un falso alibi per i presidenti che si improvvisano – afferma Sangiorgio –. Proprio recentemente una società è arrivata fino ai play-off DNC per poi scomparire, perché non aveva una storia, un passato. Il movimento non ha bisogno delle meteore, ma di chi lavora sui giovani: è giusto che ci siano i parametri per evitare le squadre che non reggono. Il parametro è l’evoluzione del lavoro giovanile ed è un costo variabile; in più l’introito va alle società che hanno formato l’atleta e, se la società è scomparsa, alla FIP che li finalizza per l’attività giovanile. Le società dovrebbero invece fare attenzione ai costi fissi: tasse gara (che in Sicilia sono vicine ai massimi in molti campionati), medico, trasferte».
Ma in tutto questo non c’è anche il problema delle società mantenute per i parametri?
«Non sono mantenute, in realtà fanno vera attività, anche un campionato solo, hanno 12 cestisti e un allenatore che li segue. Sono ragazzi che potrebbero diventare arbitri, dirigenti, ufficiali di campo: si appassionano e giocano. I campionati sono fatti veramente! Non bisogna guardare solo un lato della questione».
E la dispersione come può essere combattuta?
«I parametri possono essere graduali: si potrebbe abbatterli di un terzo nel primo anno. Ma se veramente il problema fossero i parametri, avremmo 50 squadre in Promozione. È la gestione delle società sportive che è diventata onerosa. Gli aspetti fiscali, contabili, di tutela sanitaria allontanano i presidenti, che non riescono a prendersi tutte le responsabilità. Sono necessari modelli diversi di sport, che dovrebbe essere demandato più alla scuola. Si metterebbe così in moto il circuito delle palestre scolastiche e alle società andrebbe demandata solo l’attività di perfezionamento e agonistica ».

Le società che incassano più parametri di quanti ne spendano

Sono solo tre le squadre senior maschili che possono veramente dire di aver lavorato bene in questi otto anni per far fruttare veramente i parametri: l’Amatori Basket Messina, l’Alias Barcellona e la Pol. Salusport Priolo. Ha una lunga tradizione la formazione peloritana, autoretrocessa l’estate scorsa dalla DNC viste le sempre maggiori ristrettezze economiche; l’Alias da oltre vent’anni svolge attività giovanile, nell’ultimo periodo legata al Basket Barcellona; la Salusport Priolo è anch’essa storica, tornata punto di riferimento della zona dopo il ritiro dalla C2 di Melilli, con cui collaborava.
«I nostri sono investimenti fatti nel 2005 – conferma il vice allenatore dell’Amatori, Emanuele Franciò –: prendemmo Seby Restuccia, Giuseppe Carnazza e Gabriele Adorno. Via via abbiamo dato sempre più spazio ai nostri giocatori “indigeni” e ragazzi come Sabarese, Fucek e Cantelli hanno trovato ingaggi altrove. È una scelta fatta a monte: oggi giochiamo in C2 solo con ragazzi nostri e continueremo su questa linea, valorizzando il vivaio».
Diversa la situazione dell’Olympia Comiso, reduce dalla Prima Divisione, in cui non sono previsti parametri, e di tutte le altre società impegnate nel settore giovanile. Tra queste ultime, però, ce ne sono alcune che tempo fa si sono ritirate dalle scene senior: c’è la Pallacanestro Patti, che nel 2008 ha ceduto il titolo di Serie A Dil. a Barcellona e, dopo tre reincarnazioni, è tornata in Serie C; la Virtus Catania e la Pall. Catania, che hanno lasciato la Serie B2 rispettivamente nel 2007 e nel 2010; il Gad Etna, ritirato dalla C2 nel 2011; la Pall. Trapani, che ha scambiato l’anno scorso il titolo con Scafati; la Fortitudo Ragusa, l’ultima volta in C2 nel 2011. Sono tutte società che hanno fatto un buon lavoro giovanile, ma che ora sono solo attive solo per supportare l’attività di altri che hanno deciso di proseguire. Le altre sono Ginnic Club Palermo, Libertas 2000 Agrigento, Nuova Pall. Palermo e Happy Basket Palermo.
Infine, nella femminile l’introduzione dei parametri è dello scorso anno: è presto per un bilancio, che per ora premia quattro società (Rainbow Catania, Lazùr Catania, Olimpia Alcamo, Assobasket Palermo).

da La Sicilia, p. 42

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...