Serie A – Intervista esclusiva RBS a Peppe Sindoni: “Non saremo una meteora”

La ComTec ha dato il via libera al ripescaggio, così venerdì l’Orlandina ha riabbracciato la Serie A persa sei anni fa. Tredicimila abitanti, un lungomare attrezzato di 5 km che circonda il Monte della Madonna e una passione per il basket instillata dal sindaco-presidente, Enzo Sindoni: questa è Capo d’Orlando, la città più piccola che ospita una squadra della massima serie. E al PalaFantozzi inizierà il 12 ottobre, contro Pistoia, la quarta stagione dei biancazzurri tra le grandi d’Italia.

«Sono sensazioni particolari – afferma il general manager Peppe Sindoni –. La lunga attesa ci ha permesso di razionalizzare, ma nel momento in cui tutto viene ufficializzato l’emozione è forte. Professionalmente, umanamente ed emotivamente è straordinario raggiungere la Serie A, soprattutto dopo l’esclusione del 2008».

Con la sentenza del Tar del Lazio dell’ottobre 2008, la società nebroidea fu esclusa per debiti previdenziali. Ma l’anno dopo ottenne l’ammissione in C Dilettanti: vi aspettavate di risalire così in fretta?

«Non puoi pensarlo, non sai mai cosa possa succedere. A parte la volontà di investire, di dedicare le proprie vite e la propria passione, c’è il campo di mezzo. Sul campo abbiamo vinto la C Dil. (costruendo una squadra in quattro giorni, mentre ci preparavamo per la Serie D) e la B Dil., dalla DNA siamo stati ripescati. Quello ufficializzato venerdì è un ripescaggio conquistato sul campo, perché anche Verona ci sperava e la differenza tra noi è aver vinto sul campo: non abbiamo rubato nulla. Dire che nel 2009 ce l’aspettavamo è un po’ forte, almeno non così in fretta, ma questo era l’obiettivo».

 

In questi due mesi ci sarà stato tempo per lavorare sotto traccia per il roster…

«Non ci faremo trovare impreparati. Considerando le trattative avviate, eravamo già pronti per affrontare la Serie A, più che l’A2. Non ci sono in realtà acquisti imminenti, ma abbiamo pensato di acquistare i giocatori che abbiamo seguito negli ultimi due mesi. Finora abbiamo fatto ciò che serviva con giocatori importanti per l’A2 che potevano essere confermati per l’A: i due stranieri Archie e Freeman, la conferma di Basile, la cessione di Laquintana solo in caso di ripescaggio, la conferma di Nicevic che arriverà nei prossimi giorni. Da più parti si parla di Soragna: noi faremo la nostra proposta per proseguire l’accordo, su basi diverse rispetto allo scorso anno. Per le squadre di A2 un italiano è molto più importante di uno straniero, all’interno di un budget di Serie A non ha lo stesso spazio».

 

Con Griccioli avete già deciso quale sarà la formula per inserire gli stranieri nel roster?

«Quella che prevede tre extra FIBA, quattro FIBA Europe e cinque italiani favorisce più chi fa la coppa, quindi siamo orientati al “5+5” (cinque di formazione italiana e cinque stranieri), nel caso in cui trovassimo un play italiano che soddisfi le caratteristiche che cerchiamo. È la formula migliore per un progetto importante. Griccioli, dopo dieci giorni, ha detto che non aveva mai visionato tanti giocatori nella sua vita: noi vogliamo fare i passi giusti, la fase di selezione dev’essere accurata per evitare errori».

 

A medio-lungo termine, che obiettivi vi siete posti?

«Dal punto di vista sportivo, questo è l’anno zero, bisogna trovare delle nuove basi tecniche. Ci appoggiamo a veterani, giocatori di talento ed esperienza, ma è cambiata la guida tecnica e ci sarà un numero di stranieri superiore. Ciò che darà continuità è la gestione societaria: in campo si gioca controMilano e Sassari, ma la quotidianità del club è la stessa. Il discorso avviato nel 2012, con una gestione più accurata dell’aspetto dell’immagine, del marketing, della qualità dei servizi offerti al PalaFantozzi, continua sullo stesso trend. In questo modo Capo d’Orlando può consolidarsi in Serie A in maniera importante, non pensiamo di fare una comparsata. Il budget che avremo a disposizione è frutto di uno studio accurato, perché lo sport, a parte il calcio, è ormai a perdere e non si può sperare di guadagnarci. Opereremo senza fare follie, con un budget medio basso per la Serie A, ma questo non deve pregiudicare il fatto che fuori dal campo dobbiamo operare in maniera impeccabile. Il livello organizzativo-gestionale dev’essere di alto livello, competitivo rispetto ai top club. Quando gli emissari della Lega sono venuti a fare le verifiche, ha fatto piacere ricevere i complimenti per la gestione di marketing e comunicazione. Non vogliamo fare le comparse».

 

Questa linea sta dando i suoi frutti anche a livello giovanile…

«Abbiamo vinto U15, U17 e U19, è un progetto che parte dal 2009, con una gestione diversa di tutto il settore. Stiamo avendo risultati importanti, ma non solo di squadra: vincere un titolo regionale non è il fine ultimo, ma costruire giocatori di qualsiasi livello. Il basket è uno sport razzista: se sei alto 170 cm non giochi, un pivot di 185 cm non gioca. La Sicilia non è patria di fisici statuari, non si riescono a creare due giocatori da Serie A l’anno. L’importante è sviluppare i talenti che abbiamo. Rispetto a cinque anni fa, vedere i nostri ragazzi del settore giovanile che hanno richieste da B e C è bello: ti fa capire che nel corso degli anni è cambiato qualcosa. Il livello di talento puro, fisico, è sempre lo stesso. Però il nostro approccio, il lavoro fondamentale degli allenatori è più coinvolgente rispetto alla prima squadra, tramite l’Agatirno, li avvicina di più al basket senior e poi lo sbocco naturale, per i talenti che meritano, sono la B e la C. Prima era un utopia avere quattro dei nostri ragazzi in B. Il club vogliamo continuare a migliorarlo: se investiamo e poniamo come termometro solo la qualità della prima squadra, è una soddisfazione effimera, il sogno di un anno. Sviluppare e far crescere ogni aspetto del club serve a strutturarsi e consolidarsi, consapevoli di essere in un piccolo paese siciliano, che non ha un bacino economico straordinario. Credo che si stia lavorando nel verso giusto».

Il vertice del basket siciliano tornerà quindi sulla costa protetta dai Nebrodi, lì dove ha già vissuto tre stagioni storiche. Quello dal 2005 al 2008 è stato il periodo più lungo per una squadra isolana nella massima serie: Messina e Trapani, infatti, rimasero solo una stagione in A1, Palermo e Catania hanno una piccola esperienza nell’immediato dopoguerra, in campionati frazionati su più gironi interregionali.Capo torna così la capitale della palla a spicchi siciliana e non vuole essere una meteora.

da RealBasket Sicilia

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...