Muos, il dibattito è ormai solo locale

NISCEMI (CL) – Gli strascichi del voto in Senato, che ha spianato all’entrata in funzione del Muos, ancora sono forti e suscitano un dibattito che rimane in ambito locale, ma spera sempre di richiamare l’interesse nazionale e internazionale. Niente intacca comunque la fine dei lavori per il Mobile user objective system, il sistema che consentirà all’esercito americano di comunicare a livello globale e contro cui attivisti e politici locali combattono la loro guerra solitaria per evitare la militarizzazione dell’Isola e i danni per la salute che deriverebbero dalle onde elettromagnetiche dell’impianto in contrada Sughereta.

Il fronte dei politici locali è stato rinfocolato da una lettera di un’associazione niscemese nata due mesi fa e che coinvolge iscritti, dirigenti e consiglieri comunali del Partito democratico. Il presidente Emiliano Rizzo si rivolge ai politici nazionali e al premier Renzi, sottolineando il silenzio che si registra in ambito nazionale e la mancanza di una linea comune di tutto il suo partito.

“La decisione adottata dai parlamentari nazionali del Pd di avallare la costruzione del Muos – spiega la nota – dimostra ancora una volta come il problema sia stato affrontato con superficialità. Il problema della salute dei cittadini di Niscemi e del territorio, in un quadro di assoluta incertezza sulla nocività delle onde elettromagnetiche che si svilupperanno, avrebbe dovuto imporre l’ applicazione del principio di precauzione, ma così non è stato. La realizzazione del Muos in un sito demaniale di proprietà dello Stato dato in uso ad uno Stato estero, pone dei seri problemi sulla limitazione della sovranità nazionale. Aspetti questi, che avrebbero richiesto un serio dibattito all’interno del Pd e confronto con i cittadini, ma nulla di tutto questo si è verificato”.

Sono cavalli di battaglia del fronte No Muos, ripresi anche dal giornalista Pietrangelo Buttafuoco nel suo ultimo libro, “Buttanissima Sicilia”, ma che registrano sparute reazioni, per di più dall’efficacia minima.

Così come ormai anche il fronte degli attivisti si è arenato. “Dimostrando una volta ancora – ha scritto di recente Nello Papandrea, avvocato che ha sostenuto la causa dei No Muos – di essere vassalli, valvassori e valvassini del governo i nostri parlamentari hanno ficcato la testa sotto la sabbia per non doversi prendere un giorno la responsabilità di decidere”. Il fronte giudiziario attende ormai il parere del verificatore nominato dal Tar di Palermo: si attendeva per fine marzo una decisione del tribunale amministrativo sui tanti ricorsi pendenti; la sentenza giungerà invece a novembre insieme al lavoro firmato da Marcello D’Amore, già ordinario di Elettrotecnica all’Università la Sapienza di Roma.

In attesa di quest’ulteriore scadenza, che arriverà quando ormai mancherà davvero poco all’attivazione del sistema satellitare statunitense, le uniche certezze sono la decisione del Senato di disporre una vigilanza costante (anche ambientale) e la relazione annuale al Parlamento su quanto disposto dalla risoluzione-odg.

Dopo la conferenza stampa tenuta martedì scorso a Palermo (per denunciare le denunce e i fogli di via ricevuti da alcuni studenti universitari del capoluogo, che non potranno andare “a tempo indeterminato” a Niscemi dopo le manifestazioni del 1º marzo scorso), le prossime tappe dei No Muos sono il “campeggio resistente” dal 6 al 12 agosto al presidio permanente di contrada Ulmo a Niscemi (di cui si sa ancora molto poco) e una manifestazione il 9 agosto, anniversario della prima occupazione della base.

dal Quotidiano di Sicilia, p. 4

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