Schio è tricolore, ma Ragusa è la vera sorpresa

Palazzetti esauriti, esodi di quasi 1.500 km e litri di sudore e di lacrime hanno reso appassionante la serie finale più combattuta degli ultimi quattro campionati italiani di pallacanestro femminile. Il Famila Schio ha comunque gioito dopo cinque disfide, dopo aver risalito un burrone in cui s’era tuffato nella stagione – sulla carta – più facile degli ultimi anni. Dopo la caduta dell’ex armata invincibile Taranto (affondata dalla crisi) e l’abbassamento generale della qualità del torneo (che ha registrato due ritiri in corsa in due anni), la strada doveva essere spianata per le arancioni, che si sono trovate di fronte, invece, Ragusa. Cioè una matricola, per di più esordiente assoluta nella massima serie, che è giunta al vantaggio di 2-1 nella serie finale e con il match point in casa.

RAGUSA L’EMERGENTE. Il capoluogo di provincia più a Sud d’Italia è stato una piazza di prestigio nella pallacanestro maschile fino a dieci anni fa con la Virtus. Aveva anche una fucina di ragazze, la Cestistica, che ha fatto qualche apparizione in Serie B (quella vera) e A2, ma ha chiuso i battenti due anni fa. Proprio mentre i ragazzi piombavano dai pro ai dilettanti, Gianstefano Passalacqua, imprenditore nel settore della logistica, s’avvicinava alla Virtus Eirene, formazione che bazzicava i campionati regionali senza grandi pretese. In pochi anni, facendo investimenti mirati e affidandosi ai nomi giusti, il presidente-sponsor ha inanellato i salti di categoria (sempre sul campo) che gli hanno permesso l’accesso all’A1 e la possibilità di fare una squadra come voleva l’allenatore Nino Molino (già campione d’Italia a Napoli e Taranto).

LA NATURALE CONCLUSIONE. In finale, dunque, Schio è giunta grazie alla programmazione del cavaliere Marcello Cestaro, il fautore di tutti i successi della storia scledense: a coach Méndez è stato affidato un gruppo che non ha eguali in termini d’assortimento, amalgama e qualità. Ci sono volute l’efficace e devastante Giorgia Sottana (leader della Nazionale e decisiva in gara-4) e l’mvp statunitense Erlana Larkins (una montagna senza possibilità di scalata sotto canestro) per deviare la corrente ed espugnare il PalaMinardi, tutto esaurito giorni prima della partita decisiva. Ma era chiaro già dopo la vittoria della Coppa Italia (in finale, sempre al PalaMinardi) che la naturale conclusione dell’annata delle venete era con il tricolore cucito sul petto.

CONTRO OGNI PRECEDENTE. Ragusa ha provato in tutti i modi a sovvertire il pronostico. Era dal 1943 che una neopromossa non arrivava a un passo dal titolo (la Reyer Venezia giunse seconda, e all’epoca la Divisione Nazionale era praticamente a libera partecipazione), era dal 2 maggio 2012 che il PalaCampagnola non veniva violato (Schio-Taranto 64-65, poi solo vittorie tra campionato e play-off), era dal 2005-2006 che una siciliana non arrivava in finale (Priolo perse la serie 3-2 proprio contro Schio). Ed era dai tempi della migliore Trogylos che in Sicilia non si vedevano giocare talenti d’oltreoceano come Riquna Williams e Ashley Walker, supportate da stelle affermate (come Gatti, Mićović e Malašenko) o nascenti (vedi Galbiati, Valerio e Soli). L’essere arrivata fino all’ultimo round è il miglior passaporto per le prossime affermazioni della Virtus Eirene. E il campionato italiano ha trovato una nuova protagonista per il futuro.

da Sport Xpress

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