Lo sliding doors tra Ragusa, Capo e Barcellona

Ieri, in una giornata da sliding doors, è terminata la serie della finale scudetto di basket femminile ed è iniziato il primo turno dei play-off per la promozione in Serie A maschile. Si sono incrociati tre destini: la Passalacqua Ragusa ha chiuso in lacrime una stagione da record che l’ha portata a un passo dal titolo nazionale, benché abbia esordito nella massima serie femminile appena sette mesi fa; l’Upea Capo d’Orlando e la Sigma Barcellona hanno iniziato l’ennesimo derby del Tirreno che vale la qualificazione per la semifinale di DNA Gold.

Riquna Williams si destreggia tra Macchi e Masciadri (foto © Giuseppe Maugeri)
Riquna Williams si destreggia tra Macchi e Masciadri (foto © Giuseppe Maugeri)

Il 1º maggio il PalaMinardi ribolle di pubblico: 4 mila anime che dimostrano che lo sport del capoluogo ibleo è sempre stato il basket. Una matricola non era mai andata tanto lontano nella storia del campionato femminile: 2º posto, finale play-off, mai successo nel dopoguerra. Dopo aver violato il PalaCampagnola due anni dopo l’ultima sconfitta casalinga di Schio, le biancoverdi si sono però arrese sul traguardo, perdendo in casa e anche la conclusiva gara-5.

I complimenti sono giunti da tutta Italia per la formazione e per l’allenatore Nino Molino, che però sul traguardo non è riuscito a trovare le giuste contromisure contro le stelle internazionali arancioni. Poco importa: l’esperienza della Passalacqua ha dimostrato che con la programmazione (le promozioni delle ragusane sono arrivate sempre sul campo) e gli investimenti giusti (una campagna acquisti che ha creato un quintetto completo e cambi di livello in ogni ruolo) si può arrivare lontano, anche grazie al crollo qualitativo delle altre squadre. Non serve essere ricchi: bisogna sapere come spendere e non è così ovvio.

Dominique Archie schiaccia osservato da Giuliano Maresca (foto Giuseppe Maugeri)
Dominique Archie schiaccia osservato da Giuliano Maresca (foto © Giuseppe Maugeri)

La dimostrazione di questa affermazione è nel risultato della gara-1 dei quarti dei play-off di DNA Gold, il campionato cadetto maschile. Si affrontavano la Sigma Barcellona e l’Upea Capo d’Orlando: cinquanta chilometri separano le due città che queste squadre rappresentano, la rivalità si fa di anno in anno più accesa, il destino ha voluto che si affrontassero nel primo scalino verso la Serie A. Il budget e gli obiettivi delle società di Immacolato Bonina ed Enzo Sindoni erano totalmente diversi a settembre: il primo ha disposto grandi investimenti per arrivare alla promozione ingaggiando giocatori di categoria superiore, il secondo ha dato carta bianca al coach Pozzecco per affrontare un campionato in tranquillità, senza ambizioni di grandezza.

Il campo ha dato altre risposte. L’Orlandina ha vinto all’andata e al ritorno in regular season e domenica ha sconfitto e rifilato uno scarto umiliante (22 punti) ai giallorossi davanti a un PalaFantozzi bardato di biancazzurro e giallorosso. I “nonni” Basile, Soragna, Valenti e Nicević (tutti ex nazionali e scommesse vinte, per le grandi motivazioni e l’attaccamento dimostrati, malgrado l’età avanzata) hanno spento Collins, Maresca e Fantoni, mostri sacri per la categoria; gli americani Mays e Archie e il fuoriclasse agrigentino Portannese hanno fatto il resto. E così s’è sovvertito l’assioma soldi=vittorie: l’Orlandina ha un vantaggio non indifferente per arrivare in semifinale e tutto ciò che arriverà servirà a gonfiare il petto dei tifosi paladini.

«Capo d’Orlando non mollerà – ha detto in salastampa Pozzecco -, andremo in campo sempre con l’attitudine di sacrificarsi in difesa per la squadra: è un gesto straordinariamente nobile. Non abbiamo nulla da festeggiare, a parte la consapevolezza di ciò che siamo: i giocatori giocheranno da qui a fine anno così». Ed ecco che l’attitudine è un altro ingrediente fondamentale, ciò che ha permesso ad altre squadre tutt’altro che ricche (come Olympia Catania Acireale) di ottenere dei grandi risultati quest’anno.

da Tiri liberi @ Ctzen

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