Catania, Bangladesh per una notte in 700 festeggiano il Capodanno

CATANIA – “Shubho nôbobôrsho!”: Catania, per una notte, è stata il centro della comunità del Bangladesh della Sicilia orientale, che si è riunita in un locale del centro per festeggiare il Capodanno, anche se lontano da casa. Oltre 700 migranti si sono dati appuntamento in una serata di musica, teatro, danze e recupero delle tradizioni locali. Il fine principale, comunque, era di incontrarsi nuovamente e far riavvicinare una delle comunità di stranieri più numerose dell’Isola.

“Ci siamo riuniti per recuperare le nostre tradizioni, come ogni anno – spiega Shamim Mia, membro della segreteria organizzativa dell’evento, la Brihottoro Dhakabashi –. La maggior parte di noi proviene dalla regione della capitale, Dacca, e qui in Sicilia lavoriamo e abbiamo le nostre famiglie. Stasera siamo moltissimi, c’è chi va via prima e chi arriva dopo proprio per il lavoro, ma è un modo per vederci e festeggiare insieme”. Solo nella regione della capitale, poco più grande della Sicilia, vivono quasi 50 milioni di persone: è facile immaginare quanti siano gli “espatriati”.

Con il Pôhela Bôishakh (Capodanno in bengalese) inizia l’anno 1421. Non è soltanto il Bangladesh ad adottare il calendario introdotto probabilmente dal primo re della regione, Shôshangko: anche alcuni Stati dell’India lo seguono. La tradizione è arrivata fin qui e, nella notte tra il 14 e il 15 aprile, ha visto esibirsi a Catania artisti vestiti con abiti colorati e con un repertorio musicale e di danze tipiche molto apprezzato da tutti, italiani compresi. Un gruppo di teatro interculturale ha messo in scena dei temi caldi come il permesso di soggiorno e la ricerca del lavoro e, infine, anche la degustazione dei piatti locali ha permesso a chi è molto distante da casa di recuperare i sapori delle origini.

La comunità bengalese in Sicilia, secondo l’Istat, nel 2010 ammontava a 4.500 unità: una delle più grandi, la terza più importante tra le asiatiche dopo quelle singalese e cinese.

dal Quotidiano di Sicilia, p. 23

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