Società partecipate: Regione non taglia né pubblica gli attuali incarichi e compensi

PALERMO – Non hai le competenze per fornire un servizio di pubblica utilità? In passato si ricorreva alla creazione di società a partecipazione pubblica (le famigerate “partecipate”), che in fretta diventavano carrozzoni, bacini per tutti i clientes dei politici. Qualcuna funzionava, altre meno, tutte erano comunque foraggiate dalla Regione e dagli Enti locali e spesso accumulavano debiti, affossando, invece di aiutare, la Pubblica amministrazione. La spending review dello scorso anno, firmata dal governo di Mario Monti, ha voluto mettere un freno. Si prevedeva lo scioglimento entro il prossimo 31 dicembre, l’alienazione entro lo scorso 30 giugno.

Il “decreto del fare” ha posto una pezza, rimandando a dicembre anche l’alienazione, ma cambia poco: la sorte della maggior parte delle partecipate è già segnata. Il QdS ha calcolato in 155 milioni di euro il risparmio se solo si internalizzassero i servizi forniti: senza consigli d’amministrazione, senza sprechi. Certo, ci vorrebbe una Regione-modello, efficiente e piena di risorse umane che possano svolgere gli stessi compiti che svolgono i dipendenti delle società che verranno chiuse, ma il tempo concesso dall’ex premier serviva proprio per organizzarsi.

Stefano Polizzotto, nominato consulente dal Governo regionale per le partecipate, sta approntando un piano che in breve termine prevede l’accorpamento di otto società nella Servizi Ausiliari Sicilia Scpa, riducendo personale e dirigenti, con l’obiettivo (più a medio termine) di arrivare a un totale di sole sette società. I dettagli del piano di riordino, tuttavia, ancora non sono ufficiali.

Il problema è che dalla relazione della Corte dei Conti nazionale (delibera 20 della sezione delle Autonomie, pubblicata lo scorso 6 agosto) si evince quanto la Regione siciliana sia lontana dall’obiettivo. I relatori Giuseppe Salvatore Larosa e Mario Falcucci hanno censito 381 società partecipate dalle Regioni italiane, con o senza soci privati. La Sicilia è una new entry per la relazione: fino all’anno scorso erano assenti i dati delle 26 Spa, 3 Srl e 4 consorzi della galassia isolana.

Il valore delle quote di capitale sociale detenute dalla Sicilia in Spa e Srl è di poco inferiore ai 160 milioni di euro (il 31 per cento del totale dei capitali sociali, pari a 516 milioni euro, escludendo Unicredit), un tesoretto che potrebbe essere recuperato se si procedesse sulla strada indicata dall’ex premier Monti.

Facendo un confronto con le altre regioni, il dato sul numero di società per azioni è in assoluto quello più alto, pari al 10,3 per cento del totale nazionale; i consorzi sono addirittura il 25 per cento, tanti quanti quelli della Regione Abruzzo. Anche il dato complessivo (33 partecipate, più la compartecipata interregionale Stretto di Messina Spa, non conteggiata dalla Corte) è quello più alto: solo la Campania si avvicina (30), mentre tutte le altre Regioni, a statuto ordinario o speciale, non arrivano mai alla trentina. Emblematico sia il confronto con la Lombardia: sono appena 9 le partecipate legate al Pirellone.

Nell’elenco dettagliato fornito dall’amministrazione regionale lombarda figurano tre holding: Finlombarda e Lombardia Informatica, che sono operative e quindi si occupano della produzione di beni o servizi, entrambe partecipate al 100 per cento; Fnm, che invece è finanziaria e quindi non si occupa della produzione. Sono inoltre presenti la Cestec, l’Infrastrutture Lombarde (entrambe totalmente partecipate), l’Arexpo, l’Expo 2015, la Navigli Lombardi e la Trenord. Le partecipate sono tutte con un risultato di esercizio in attivo per il 2011 e il 2012, a parte le due legate all’esposizione 2015. Il valore totale delle quote detenute dalla Lombardia nelle sue Spa e Srl è di 410,9 milioni di euro, il 67 per cento del capitale sociale.

Le tre holding presuppongono alla partecipazione di società terze, non censite dalla Corte dei Conti, ma sono anche indice di una trasparenza che manca alla Regione Siciliana. Nella relazione del 2012, il procuratore generale d’appello della Corte dei Conti siciliana, Giovanni Coppola, segnalava proprio un “sistema simile alle scatole cinesi” grazie al quale erano state nascoste almeno una ventina di partecipate delle partecipate, di cui mai sono saltati fuori i nomi, le percentuali di partecipazione e i costi.

Altro problema sorto analizzando la relazione della Corte dei Conti nazionale è quello dei buchi di informazioni lasciati dall’amministrazione regionale siciliana. Dove sono i bilanci consolidati delle partecipate? E il dettaglio degli affidamenti, ovvero dei compiti demandati alle partecipate? La Lombardia li ha minuziosamente forniti tutti; la Regione siciliana si è limitata a spiegare che all’Ast è affidato qualcosa, senza nemmeno specificare che si tratta di trasporto pubblico locale. Qualcosa nell’ingranaggio, chiaramente, è inceppato.

Un aggiornamento è stato dato, il 4 settembre, dalla pubblicazione della Relazione sulla situazione economica della Regione siciliana 2012, firmata dal Servizio statistica e analisi economica e dalla Ragioneria generale. Si scopre così della “trasformazione della società Beni Culturali Spa in una società consortile per azioni con la denominazione di Servizi Ausiliari Sicilia Scpa (Sas); la società ha acquisito l’intero organico delle società Multiservizi Spa e Biosphera Spa”. Inoltre, è stata resa nota l’acquisizione di 2,3 milioni di euro di azioni di categoria B della Mediterranea Holding di Navigazione Spa e di tutte le azioni di Terme di Sciacca e Terme di Acireale. Ciò ha permesso un aumento della quota pubblica del capitale sociale delle tre partecipate, giunta al 43,02 per cento per la holding e al 100 per cento per le due terme.

L. 135/12: entro dicembre la dismissione delle quote

PALERMO – L’art. 4 della L. 135/2012 parla chiaro: le partecipate con “un fatturato da prestazione di servizi a favore di pubbliche amministrazioni superiore al 90 per cento” dovranno essere sciolte o alienate entro il 31 dicembre; in questo secondo caso, il servizio sarà assegnato a chi le rileverà per cinque anni. Non tutte le partecipate sono coinvolte: quelle che svolgono servizi di interesse generale, compiti di centrali di committenza e le società finanziarie regionali possono essere “salvate”. Se le Pa non applicheranno la legge, le partecipate non potranno più “ricevere affidamenti diretti di servizio, né possono fruire del rinnovo di affidamenti di cui sono titolari”.

In Sicilia, da tempo immemore varie partecipate sono in liquidazione (Ciem, Inforac/Map, Siace, Sicilia e-Innovazione, Terme di Acireale, Terme di Sciacca, Quarit, Società Mediterranea). Sicilia e-Servizi è stata anche riabilitata: prima era in liquidazione, ora non lo è più. Invece di diminuire, i costi per le partecipate sono addirittura aumentati. Nel 2012, infatti, la Regione ha acquistato tutto il pacchetto azionario delle Terme di Sciacca e Acireale (entrambi enti in liquidazione) e, come segnala la Corte dei Conti siciliana nella relazione del 28 giugno scorso, ciò ha contribuito ad aumentare la spesa per “azioni e altre partecipazioni” da 424 a 429 milioni di euro.

Sempre i magistrati segnalano che “la previsione di entrate derivanti dal processo di dismissione di quote di partecipazione in società o enti, cui sono rimesse nuove entrate per 120 milioni di euro, non trova alcuna corrispondenza nella legislazione vigente e avrebbe dovuto trovare opportuna collocazione nella legge finanziaria”. In pratica, il governo Crocetta s’è “dimenticato” di quantificare i ricavi dalle liquidazioni nella finanziaria. Nel bilancio pluriennale 2013-’15 (Lr. 10/2013), tuttavia, qualcosa c’è, ma sono solo spese: 47,3 milioni di euro per quest’anno, 31,4 per l’anno prossimo, 31,3 per il 2015. In totale 110.025.000 euro per la liquidazione di enti e società a partecipazione regionale. Ricavi? Neanche a parlarne.

Obbligo di pubblicazione aggiornata semestralmente

 

PALERMO ― Quanto prende un amministratore di una società partecipata? Ogni sei mesi, il socio pubblico (la Regione) è tenuto a rendere noti gli incarichi e i compensi di chi ha nominato per ricoprire i massimi vertici degli enti di cui detiene una quota. Lo dice la legge (la L. 296/2006, al comma 735 dell’art. 1, e la Lr. 2/2007, al comma 1 dell’art.16), che stabilisce anche una sanzione (10 mila euro) per chi non adempie a quest’obbligo. Facendo una ricerca semplice tra i comunicati del dipartimento regionale Bilancio e tesoro il prospetto compare. È senza data, non particolarmente curato sotto l’aspetto grafico, ma contiene tutte le informazioni che la legge richiede. Se non fosse che, facendo un controllo incrociato, i nomi non sono affatto aggiornati.
Prendiamo la Beni Culturali Spa, diventata Servizi Ausiliari Sicilia Scpa, il cui presidente sarebbe Elena Pizzo: funzionaria della Regione, si è dimessa dalla carica nel lontano giugno 2012. E Cinesicilia Spa? Davide Rampello è stato sostituito come presidente da Massimiliano Simoni il 31 maggio 2012. Riscossione Sicilia Spa avrebbe a capo Gianni Silvia (di cui, peraltro, non è riportato neppure il compenso), sostituito dopo la fusione con Serit da Benedetta Cannata, a sua volta sostituita da Lucia Di Salvo.
In Lombardia è un’altra storia. Facile da trovare, il prospetto è aggiornato al 30 gennaio 2013, è chiaro e anche bene impaginato. Non solo: riporta tutti i cambi di amministratori avvenuti nel corso del 2012, con i diversi emolumenti lordi e i gettoni di presenza, sia per il presidente sia per i componenti del consiglio d’amministrazione.
Sul mancato aggiornamento del prospetto dovrebbe vigilare il responsabile della trasparenza della Regione Siciliana, Romeo Palma. Nominato il 21 agosto, l’avvocato non ha ricevuto “alcuna notifica dell’incarico”. “Appena ciò verrà ufficializzato, si procederà alla verifica di quanto richiesto”, ha risposto al QdS.

dal Quotidiano di Sicilia, p. 7

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