Lavoro intermittente: nuovi limiti, sanzioni e categorie esenti

PALERMO – La legge di conversione del decreto Lavoro (L. 99/2013) ha modificato le norme che regolano il lavoro intermittente, una delle forme più rimaneggiate negli ultimi anni, reduce anche da una cancellazione nel 2007.

Limite di utilizzo. Da ora è previsto un limite nell’utilizzo del lavoro intermittente. Ogni dipendente potrà prestare massimo 400 giorni effettivi di lavoro per ogni committente, nell’arco di tre anni. Ciò significa che il singolo lavoratore può sforare il limite, ma con più aziende. La norma è stata resa più chiara nella conversione da decreto a legge, in quanto precedentemente non era chiaro a chi il limite fosse riferito.

Esenzione. Turismo, pubblici esercizi e spettacolo sono i tre settori che non vengono toccati dalla normativa. Non ci saranno sanzioni nel caso di sforamento delle giornate di lavoro nell’arco del triennio e nessun obbligo di assunzione a tempo indeterminato. Rimane solo l’obbligo di non utilizzare il lavoratore con carattere di continuità.

Sanzioni. Se un’azienda sfora le 400 giornate d’impiego del lavoratore, scatta in automatico l’assunzione con un contratto a tempo indeterminato full time. La sanzione scatta però solo contando le giornate lavorative effettuate dal momento dell’entrata in vigore del decreto, cioè lo scorso 28 giugno.

Obblighi di comunicazione. La riforma Fornero aveva introdotto un sistema ferreo per le comunicazioni alla Direzione territoriale del lavoro, inizialmente abolito dal decreto 76/2013. Ora il sistema è stato reintrodotto: “Prima dell’inizio della prestazione lavorativa – recita la L. 92/2012 – o di un ciclo integrato di prestazioni di durata non superiore a trenta giorni, il datore di lavoro è tenuto a comunicarne la durata con modalità semplificate alla Direzione territoriale del lavoro competente per territorio, mediante sms o posta elettronica”. Sono previste anche delle sanzioni pesanti: “In caso di violazione degli obblighi di cui al presente comma si applica la sanzione amministrativa da euro 400 ad euro 2.400 in relazione a ciascun lavoratore per cui è stata omessa la comunicazione”.

Rinvio dell’applicazione della riforma Fornero. Ultimo punto sul lavoro intermittente riguarda l’entrata in vigore delle regole disposte dalla riforma del precedente Governo. L’applicazione scattava dal 18 luglio scorso, cioè un anno esatto dall’entrata in vigore della legge. Ora il termine è rinviato al 1º gennaio 2014.

 

PALERMO – Il contratto di lavoro intermittente (anche conosciuto con l’anglicismo job on call) si stipula quando il lavoratore deve svolgere delle prestazioni di carattere discontinuo, individuate dalla contrattazione collettiva nazionale. I compiti da svolgere possono essere anche spalmati su periodi predeterminati, come i fine settimana, le ferie estive, le vacanze natalizie. Questo tipo di lavoro saltuario prevede il pagamento di un compenso a cui corrisponde l’emissione di fatture.

Sono previste due forme di lavoro intermittente: quella con o senza obbligo di indennità di disponibilità e ciò dipende dalla volontà del lavoratore intermittente, che può essere o no vincolato dalla chiamata del datore di lavoro. Questo contratto non può essere stipulato dalla Pa.

Il lavoro intermittente fu definito per la prima volta dal Regio decreto 2657/1923, poi rimaneggiato da vari interventi legislativi sin dal 2003. L’ultima legge del governo Letta puntava più che altro a chiarire alcuni nodi rimasti irrisolti dopo la riforma Fornero.

dal Quotidiano di Sicilia, p. 17

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...