La riforma dei contratti acausali

PALERMO – L’ex decreto Lavoro, oggi L. 99/2013 (pubblicata nella Guri del 22 agosto 2013), è il primo passo deciso del governo di Enrico Letta in materia di impiego. Rispetto al Dl 76, sono stati limati alcuni dettagli dei 12 articoli, divisi in due titoli sulla promozione dell’occupazione e sui rapporti di lavoro.

Iniziamo oggi una prestazione delle varie norme introdotte, partendo dall’art. 7 della L. 99, sulle modifiche alla riforma firmata dall’ex ministro del Lavoro Elsa Fornero, che a sua volta modificava il Dlgs. 368/2001, che infine applicava la direttiva 1999/70/Ce sui contratti a tempo determinato.

Intervalli tra contratti. Non è cambiato nulla nella conversione da decreto a legge per l’intervallo che intercorre tra due diversi contratti a tempo determinato. La prima versione del provvedimento aveva infatti abrogato la novità introdotta dalla riforma Fornero: non più quindi 60 giorni di stacco tra un contratto inferiore ai sei mesi e un altro e 90 giorni tra uno superiore ai sei mesi e un altro. Ora le pause obbligatorie saranno rispettivamente di 10 e 20 giorni, riducendo quindi l’attesa per l’azienda e per il lavoratore. È un passo avanti anche rispetto alla L. 230/1962, che prevedeva uno stacco di 15 e 30 giorni.

Contratto acausale. Le modifiche al contratto acausale sono forse tra le più interessanti. La legislazione vigente prevedeva che un dipendente (che non occupasse un ruolo dirigenziale) potesse essere ingaggiato per la prima volta da un’azienda con un contratto a tempo determinato senza una causa d’assunzione (il “contratto acausale”, appunto). Il tetto fissato era di dodici mesi non rinnovabili. Con il nuovo provvedimento, rimane il tetto dell’anno di contratto, ma cade l’impossibilità di rinnovarlo. Quindi chi è assunto per tre mesi può ricevere un’offerta per rimanere in azienda fino ad altri nove con lo stesso contratto. Non è specificato però se il contratto è rinnovabile per più di una volta.

Contratti collettivi acausali. Altra novità è la possibilità per la contrattazione collettiva di utilizzare contratti acausali, anche aziendali. Ciò varrà per quei contratti, recita il comma modificato al Dlgs. 368/2001, “stipulati dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale”, ma prelude anche alla possibilità di ampliare il raggio d’azione di questa tipologia di impiego, oltre il limite dei dodici mesi e la possibilità di rinnovo.

Conversione a tempo indeterminato. Anche il contratto acausale a tempo determinato, con la nuova legge sul Lavoro, si convertirà in contratto a tempo indeterminato se il rapporto di lavoro proseguirà per altri 30 o 50 giorni (a seconda della durata del contratto precedente).

Lavoratori in mobilità. La disciplina generale del contratto a termine non si applicherà ai lavoratori in mobilità secondo l’art. 8 della L. 223/1991. Questi possono essere assunti con un contratto acausale di massimo dodici mesi, beneficiando della contribuzione sociale ridotta per gli apprendisti e per un altro anno per chi è assunto a tempo indeterminato.

Prosecuzione del rapporto. Il datore di lavoro non dovrà più comunicare al centro per l’impiego la prosecuzione di un rapporto di lavoro a tempo determinato prima della fine del contratto: basterà farlo entro cinque giorni dal momento dell’inizio del nuovo periodo.

PALERMO – Anche la somministrazione di manodopera a tempo determinato viene toccata dalla legge firmata dal governo Letta. Già la riforma Fornero non obbligava più il datore di lavoro a indicare quali fossero le esigenze di carattere tecnico, organizzativo, produttivo o sostitutivo per la scelta di questa forma di lavoro nel caso di primo contratto non superiore ai 12 mesi. La L. 99/2013 conferma questa linea e inserisce anche la possibilità di prorogare il contratto acausale fino a sei volte, abolendo quindi l’impossibilità di rinnovo, fermo restando che ogni contratto non può superare la durata di un anno.

Esistono inoltre tre casi in cui il contratto di somministrazione può essere acausale. In primis quando il lavoratore percepisce ammortizzatori sociali da almeno sei mesi. Altro caso coinvolge tutti i lavoratori svantaggiati (la normativa è molto ampia in questo caso e va da chi non possiede un diploma di scuola media superiore a chi fa parte di una minoranza linguistica, a chi ha più di 50 anni d’età). Ultima possibilità è che i sindacati decidano che nella contrattazione collettiva si possa ammettere una particolare mansione al contratto di somministrazione.

dal Quotidiano di Sicilia, p. 17

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