Un Piano per la fauna e la caccia isolane

PALERMO – La Sicilia ha finalmente il suo quarto Piano faunistico-venatorio. Un decreto presidenziale del 25 luglio, pubblicato nella Gurs di venerdì scorso, ha adottato il documento redatto da Mario Lo Valvo, ricercatore del dipartimento di Scienze e tecnologie biologiche, chimiche e farmaceutiche dell’Università di Palermo. Il Piano sarà valido per il periodo che va dal 2013 al 2018 e servirà a tutelare la fauna selvatica regionale e a gestire il “prelievo sostenibile delle specie”, cioè a disciplinare la caccia in modo che non arrechi danni.

Le 352 pagine partono dai riferimenti normativi internazionali, comunitari, nazionali e regionali, per poi spostarsi su un compendio di tutte le nozioni di geografia fisica della Sicilia, di tutte le aree protette (parchi, riserve, siti d’interesse, zone a protezione speciale…) e dei boschi. C’è anche un censimento delle specie di fauna presenti nell’Isola, dei centri adibiti al loro recupero e degli allevamenti per il ripopolamento.

Per ciò che riguarda la caccia, si prende atto del progressivo decremento nel numero di persone che la praticano, sia per l’impoverimento della fauna regionale che per i costi sempre più alti da sostenere. “Oggi – si legge nel Piano – solamente con l’applicazione di corrette e professionali politiche di pianificazione faunistica e di gestione del territorio si potranno ottenere benèfici effetti sul patrimonio faunistico regionale e si potrà dare seguito alle aspettative sia del mondo ambientalista che del mondo venatorio”.

La Sicilia è stata quindi suddivisa in 17 ambiti territoriali di caccia (Atc), dove si può programmare singolarmente l’attività venatoria. Sono territori agro-silvo-pastorali (Tasp) più o meno omogenei fra loro per gli aspetti geomorfologici e colturali, che occupano 1,5 milioni di ettari (pari a circa il 60 per cento della superficie regionale). Il Piano riporta le caratteristiche di ognuno degli Atc, con mappe dettagliate del territorio.

Il Piano prevede anche la possibilità di modifica del calendario venatorio (che normalmente va dal 1º settembre al 31 gennaio) per “determinate specie in relazione alle situazioni ambientali”. Nei boschi distrutti dai roghi non si potrà cacciare; proseguiranno i divieti di utilizzo dei pallini di piombo e di utilizzare imbarcazioni per cacciare uccelli acquatici; non si potranno usare i falchi nelle isole minori e a meno di un chilometro dalle aree protette; altre misure particolari sono state individuate per i Sic. Infine, il Piano stabilisce norme per la prevenzione e il controllo dei danni da fauna selvatica.

Per attuare tutti gli obiettivi, nei cinque anni si prevedono stanziamenti per quasi 19 milioni di euro.

dal Quotidiano di Sicilia, p. 18

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