I modelli climatici sono messi di nuovi in discussione

ERICE (TP) – Effetto serra? Riscaldamento globale? Tropicalizzazione del Mediterraneo? Non c’è alcuna certezza perché i modelli climatici esistenti sono tutti sbagliati, almeno secondo il distinguished professor (una carica accademica che potrebbe tradursi in professore ordinario) del dipartimento di Scienze matematiche dell’Università del Wisconsin-Milwaukee Anastasios Tsonis, che è intervenuto venerdì scorso a Erice. Il docente era ospite del ciclo di seminari internazionali sulle emergenze planetarie organizzato dal centro Ettore Majorana.

Una delle conclusioni della 46ª edizione è stata appunto affidata a Tsonis: “Esistono – ha affermato – 28 progetti sui cambiamenti climatici, ma nessuno prevede quello che di fatto avviene e tutti prevedono cose diverse l’uno dall’altro”. Nato a Eleusi, in Grecia, il professore ha dedicato la sua intera carriera accademica sull’argomento, con svariate pubblicazioni e la cattedra ottenuta appunto nell’Ateneo americano.

Gli studi portati avanti a livello globale e regionale si sono rivelati negli anni effettivamente insufficienti. Malgrado si tenti di elaborare delle equazioni matematiche che tentano di escludere le variabili meteorologiche e rendere quindi il modello universale, non si è ancora riusciti a trovare un modello valido e che dica davvero quale sia il prossimo futuro del clima globale e, soprattutto, come dare gli strumenti per porre rimedio efficacemente a quanto sta facendo l’uomo di dannoso. “Un modello matematico – ha aggiunto Antonino Zichichi, padrone di casa e organizzatore dei seminari – non è una legge fondamentale e, quindi, se contiene informazioni errate, fornirà previsioni sbagliate”.

Nelle sue ultime due pubblicazioni, “Un modello climatico raffrontato a livello dei modelli di attività” e “Modelli climatici: una nuova Babele?”, firmate insieme a Karsten Steinhaeuser, Tsonis ha spiegato che i modelli sono solo strumenti per capire le variazioni climatiche e per simulare quali saranno i cambiamenti planetari. Questi modelli, che spesso prendono in considerazione delle aree o dei fenomeni specifici, vanno però interconnessi fra loro e se quest’interazione non funziona si perdono le dinamiche globali. Quindi il modello non raggiunge il suo scopo. È per questo che gli studi di Tsonis e Steinhaeuser si sono concentrati sulla creazione di una rete tra i modelli esistenti per verificare come raffrontarli fra loro e arrivare a un nuovo livello di studi sui modelli climatici. E questa sarà la prossima sfida dei metereologi.

dal Quotidiano di Sicilia, p. 8

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