Lavorare in un cowo: uno spazio comune disponibile per i nuovi uffici condivisi

PALERMO – Lavorare in un cowo non significa fare il supereroe e quindi doversi nascondere per non far scoprire la propria identità. Cowo (con la “w”) è solo il nome con cui sono conosciuti gli spazi di coworking, ovvero dove chi lavora in proprio può stabilire il proprio ufficio e lavorare in compagnia.

È una pratica che si sta diffondendo rapidamente in Italia, dopo essere stata lanciata in California otto anni fa. Solitamente funziona così: il proprietario di un locale abbastanza ampio (come un open space) offre l’affitto di una postazione (solitamente una semplice scrivania) a un prezzo contenuto, permettendo anche la connessione a internet inclusa o altri servizi che possono essere utili ai coworkers. I tipici frequentatori dei cowo sono lavoratori del terziario avanzato, cioè partite Iva, collaboratori esterni di aziende, atipici e microimprese. Il problema è che con la crisi molti sono stati praticamente esclusi dalla filiera produttiva e hanno iniziato a lavorare da casa. Far coincidere la vita privata con quella lavorativa ha i suoi vantaggi, ma rischia anche di alienare e isolare chi la conduce. È così che si prova a dare una spinta sia ai lavoratori stessi, che possono trovarsi ad essere più stimolati se a contatto con altre persone, sia all’intera economia, consentendo ai professionisti di fruire di un punto d’incontro che può anche farli crescere dal punto di vista delle competenze. In Italia si sta già procedendo su questa strada da tempo. Il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, ha addirittura promesso l’apertura di 200 coworking in campagna elettorale. Esistono inoltre alcuni Comuni nel Nord Italia che si aiutano offrendo locali pubblici o pagando l’affitto, sperando di stimolare così anche l’imprenditoria giovanile. Il motore di ricerca http://www.coworkingfor.com li censisce per tutta la penisola e dà anche un’idea della loro diffusione in Sicilia, dove i cowo si stanno diffondendo lentamente. Palermo ne conta già quattro, dotati anche di aula conferenze, oltre che di connessioni wi-fi, telefono, fax, stampante e anche utilizzo della cucina inclusi nel prezzo d’affitto, che può essere giornaliero, settimanale o mensile. Catania, Siracusa e Marsala ne contano uno a testa, mentre i messinesi che amano attraversare lo Stretto hanno la possibilità di fruire di due spazi a Reggio Calabria. Ancora c’è una grande area al centro della Sicilia che aspetta solo qualcuno che si attivi: per aprire un nuovo spazio basta attrezzarlo e stipulare un contratto registrato con chi vuole utilizzarlo, in modo da rendere chiari prezzi e servizi offerti. Il futuro è rappresentato anche dai cobaby sitting: si aiutano così le neomadri (e i neo-padri) a continuare il lavoro autonomo portando con loro i piccoli e condividendo una sorta di asilo nido nel coworking.

dal Quotidiano di Sicilia, p. 17

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