Questionari fiscali, la stretta per stanare chi non fa fatture

PALERMO – Quella dei questionari fiscali inviati ai contribuenti non è certo una novità. Quanto hai pagato dal medico specialista? E quante volte ci sei andato? Quanto paghi di affitto? Hai un contratto regolare? Queste sono alcune tra le domande più comuni contenute nelle raccomandate che la Guardia di Finanza sta inviando con più frequenza quest’estate ai contribuenti nell’ambito delle indagini fiscali contro i professionisti e, in generale, contro chi incassa in nero e senza emettere alcuna fattura e dichiarare quindi i propri redditi. I controlli incrociati diventano così uno strumento fondamentale nella lotta ai “furbetti”.
Nell’ultimo periodo in tanti sono stati interpellati dalle Fiamme gialle a supporto delle indagini (l’unico campo di applicazione dei questionari fiscali) e tutti sono obbligati, per legge, a rendere conto di quanto richiesto, corredando i questionari delle ricevute e dei documenti che comprovano quanto dichiarato. Un altro filone che la Guardia di Finanza può perseguire inviando il questionario è l’orientamento, prima dell’intervento, su chi dev’essere sottoposto alle ispezioni.
Si corre su un doppio binario. I questionari sono inviati per accertare il pagamento delle imposte dirette del singolo contribuente, che può coinvolgere anche altre persone con cui abbia intrattenuto dei rapporti (e quindi padroni di casa o inquilini, liberi professionisti, commercianti…). L’altro binario corre sul pagamento dell’Imposta sul valore aggiunto: cioè si verifica se i soggetti che esercitano imprese, arti e professioni siano in regola con l’Iva anche attraverso i contribuenti con cui intrattengono delle relazioni, siano fornitori o clienti.
Chi si sottrae alle indagini, non inviando indietro il questionario debitamente compilato e firmato, presentando una documentazione incompleta o parziale o dichiarando il falso, incorre in sanzioni anche molto salate. Il limite è di appena quindici giorni, quindi bisogna prestare molta attenzione alla data in cui si è ricevuta la raccomandata. Si può anche incorrere nelle stesse sanzioni di chi non esibisce i documenti in occasione di una verifica fiscale classica.
Il problema diventa molto più grave quando l’evasione fiscale presunta sia superiore ai 103 mila euro. In quel caso, chi ha intrattenuto rapporti con il presunto evasore rischia anche di essere imputato per favoreggiamento, e in questo caso si cade nel penale. Le conseguenze non finiscono nemmeno qui: la Finanza può anche proseguire le indagini: l’accertamento induttivo può così far emergere altri redditi sulla base di presunzioni.
Il contribuente deve quindi stare all’erta, conservando sempre per cinque anni le fatture di prestazioni pagate in regola. I controlli, infatti, non distinguono tra chi ha pagato per un servizio ricevuto in nero e chi ha svolto tutto in regola ma non ha conservato la ricevuta: l’onere della prova è a carico di chi è interpellato dai finanzieri.

Introdotti negli anni settanta le sanzioni sono fino a 2.066 €

PALERMO – Inizialmente, i questionari furono introdotti per l’accertamento dell’Iva dall’art. 51 del Dpr 633/1972. Il coinvolgimento di tutti i contribuenti fu deciso dal Dpr 600/1973. Gli uffici delle imposte “possono inviare ai contribuenti questionari relativi a dati e notizie di carattere specifico rilevanti ai fini dell’accertamento nei loro confronti, con invito a restituirli compilati e firmati” sanciva il quarto comma dell’art. 32. Il comma 1b dell’art. 11 del Dlgs 471 del 1997 spiegava invece che la “mancata restituzione dei questionari inviati al contribuente o a terzi nell’esercizio dei poteri di [verifica ed accertamento in materia di imposte dirette e di imposta sul valore aggiunto] o loro restituzione con risposte incomplete o non veritiere” comportava una sanzione amministrativa che andava da 258,23 a 2.065,83 euro. La L. 28 del 1999, all’articolo 25, inoltre segnala che se non si adempie alle richieste dell’amministrazione finanziaria si incorre alle stesse conseguenze di un’omessa esibizione di documentazione in caso di accessi, ispezioni e verifiche. Infine, la L. 212 del 2000 parla di ispezioni basate su “esigenze effettive di indagine e controlli sul luogo” per svolgere i controlli: i questionari derogano dalla presenza fisica.

dal Quotidiano di Sicilia, p. 5

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