Sicilia e-Servizi, il carrozzone da liquidare

PALERMO – La bomba è esplosa la scorsa settimana. La gestione della società partecipata della Regione siciliana che si occupa dei servizi informatici, la Sicilia e-Servizi, è sotto inchiesta e il presidente Rosario Crocetta ha commissariato il cda. Ora in sella c’è l’ex procuratore Antonio Ingroia. Spetterà al leader di Azione civile il compito di liquidare la società, definita ormai una “mangiasoldi”, esempio lampante della “manciugghia” di cui parla spesso il governatore.

Quella che sarebbe dovuta essere la partecipata per una Regione 2.0 (il suo compito primario era occuparsi della Piattaforma telematica integrata) è stata, sin dalla sua attivazione, un carrozzone politico rivelatosi un pozzo senza fondo per le finanze regionali. Non è ancora chiaro ancora il danno economico che potrebbe essere stato procurato a livello comunitario (tra i 150 e i 200 milioni di euro). Si sa invece che la società dovrebbe gestire 25 milioni di euro di fondi regionali e 300 di fondi comunitari che, a questo punto, sono a rischio.

La questione ruota attorno alla chiusura o meno della partecipata. Ci sono state tre differenti versioni dei fatti, in cui sono protagonisti Crocetta e l’assessore regionale al Bilancio Luca Bianchi. Da una volontà di chiudere il carrozzone a quella di tenerlo aperto perché sarebbe stato troppo caro; poi si è tornati all’idea di chiuderlo.

In realtà, già nel 2011 (il governatore era Raffaele Lombardo) si era deciso di mettere in liquidazione la società, dopo aver istituito una commissione di indagine sul piano di informatizzazione della Regione, ma nulla s’è mosso. Nella relazione del rendiconto generale della Regione sull’esercizio finanziario di quell’anno, si parla espressamente delle “gravi criticità in merito agli affidamenti della Regione al socio di minoranza: non essendo stato avviato il processo di strutturazione della società, ossia di trasferimento da parte del socio privato delle competenze e del personale necessario a consentire alla società pubblica di operare autonomamente, si è cronicizzato nel tempo il ricorso al socio privato per espletare le commesse e le attività affidate alla società medesima. Da qui un contenzioso che, secondo quanto riporta la commissione d’indagine dell’Ars, ammonterebbe a 76 milioni di euro”. Il socio privato di cui si parla è la Sicilia e-Servizi Venture Scrl (Sisev), controllata dall’Engineering Spa e dall’Accenture Spa.

L’amministratore unico della società partecipata, Antonio Francesco Vitale, è stato ora sostituito da Ingroia, il cui compito sarà innanzitutto quello di far chiarezza in questo marasma. “Le competenze di  Ingroia – ha spiegato Crocetta – serviranno a verificare le irregolarità commesse dalla partecipata che ha affidato senza gara quasi tutti gli appalti, finanziati con fondi europei, alla privata Venture per un ammontare complessivo di 200 milioni di euro. Di fatto, soltanto il 3% degli appalti è stato operato in house”.

I costi della sede in via Thaon de Ravel, a Palermo (una locazione da 2,25 milioni di euro – finora – e che costerà altri 5,4 milioni di euro fino alla fine del contratto), e la situazione del personale (Crocetta ha denunciato la presenza tra i dipendenti della figlia del boss Stefano Bontate, oltre che di amici e parenti di amici degli ex governatori Cuffaro e Lombardo) sono altri due aspetti che dovranno essere al centro del lavoro di Ingroia.

Infine, s’intravede un’altra prospettiva fosca. La vicenda è infatti partita da una comunicazione proveniente da Bruxelles: “L’Olaf – confermano dall’Ufficio europeo per la lotta antifrode – ha aperto un’indagine che riguarda i progetti sull’implementazione e lo sviluppo della rete It in Sicilia, finanziati dal programma del Fondo europeo di sviluppo regionale. Tra le varie richieste, l’Olaf ha chiesto alle autorità regionali competenti le informazioni su Sicilia e-Servizi”. L’indagine, quindi, non riguarda solo la partecipata, ma tutti i progetti finanziati dal Fesr che riguardano l’informatizzazione. Prima che la ristrutturazione del settore venga portata a termine (se veramente sarà così), non si escludono quindi altri colpi di scena.

PALERMO – Il 20 dicembre 2005 è stata costituita Sicilia e-Servizi, da subito con una partecipazione del 51 per cento della Regione e del 49 per cento della Sicilia e-servizi Venture scrl, socio privato individuato tramite un bando. “Avrà lo scopo di realizzare e gestire i servizi della piattaforma telematica regionale”, scriveva su queste pagine Michele Cimino, all’epoca assessore regionale alla Programmazione.

“Si tratta – esultava l’ex presidente della Regione Totò Cuffaro nel 2007, all’indomani dell’avvio della società – di una vera rivoluzione che farà crescere la Sicilia, perché trasformerà ed ammodernerà l’amministrazione regionale, stimolando la competitività dell’azione amministrativa e contribuendo alla crescita dell’economia siciliana”.

Già dopo un anno emersero i primi problemi, con l’assessore Cimino (passato al Bilancio) che richiedeva una pianificazione completa ed una rete efficiente al più presto. Nel marzo 2010, era il turno di  Fabio Mancuso, presidente della commissione Territorio e ambiente all’Ars: “Abbiamo fondati dubbi sulla congruità dei progetti assegnati alla società Sicilia e-Servizi e, in particolare, quelli del dicembre 2009 che ammontano a 78 milioni di euro”. Lo stesso Mancuso invocava una commissione d’inchiesta e l’intervento dell’Olaf. Che ora è intervenuto mettendo fine alla festa.

dal Quotidiano di Sicilia, p. 3

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...