“Predazione del territorio prima industria”

PALERMO – L’Osservatorio ambiente e legalità non usa giri di parole per definire la situazione: “È tutta la Sicilia a essere sfregiata dal mattone illegale”. Lo sfregio è particolarmente grave in alcune zone dove i Comuni di pertinenza non sono nemmeno riusciti a far eseguire le demolizioni disposte dalla magistratura. Gli esempi si sprecano e il rapporto Ecomafia 2013 parla espressamente dei 147 fabbricati individuati in 26 Comuni del messinese, che sono stati dichiarati abusivi con sentenze definitive. Proprio Messina è la terza provincia con più infrazioni rilevate nel 2012, 101, con 116 denunce.

Il rapporto, tuttavia, si spinge più in là. Spiega anche la questione dell’abusivismo che aggira le leggi e diventa legale. È relativamente semplice: si gioca con la legge, si riescono a ottenere delle concessioni o autorizzazioni edilizie anche in zone dove i Piani regolatori non permettono la costruzione di immobili (come nelle zone agricole). Per far questo, c’è necessariamente bisogno di ottenere la complicità delle amministrazioni locali, ed ecco che si torna alla questione della criminalità organizzata, che si basa anche sulla collusione del potere.

“Accade così – si legge nel rapporto – che i conflitti di interesse diventino la regola e la predazione del territorio per l’accaparramento della rendita fondiaria, distruggendo il paesaggio e la bellezza, sia diventata la prima industria siciliana”.

Lo studio per provincia dell’illegalità legata al ciclo del cemento nel 2012 evidenzia come la prima città per numero di infrazioni in Italia sia Napoli (305), seguita da Salerno (267) e Reggio Calabria (219), che stacca la sorprendente Trento, una provincia del Nord nella top ten, di appena tre casi. Per quanto riguarda il dato ogni 10 mila abitanti, in vetta c’è la provincia dell’Ogliastra (12 casi), seguita da Olbia Tempio (6,5) e la coppia Sondrio e Vibo Valentia (5,9).

Nella classifica assoluta, è fuori di poco dalle prime dieci la provincia di Palermo, prima in Sicilia con 145 infrazioni e 138 denunce. Trapani e Messina registrano una casistica simile: 103 e 101 infrazioni, con il doppio dei sequestri (51 a 25) nel capoluogo della Sicilia occidentale. Ed è lì dove c’è l’incidenza maggiore: 2,36 infrazioni ogni 10 mila abitanti.

La provincia con più sequestri, tuttavia, è quella di Catania: 94, con quattro arresti e 111 denunce, a fronte di “sole” 84 infrazioni. Diventano percentuali irrilevanti ai fini della classifica nazionale quelle che riguardano le restanti province siciliane. A Siracusa sono state rilevate 44 infrazioni (99 denunce), dieci in meno ad Agrigento (con 88 denunce e 24 sequestri). Mentre a Enna e Caltanissetta si possono contare sulle dita di una mano i casi segnalati, a Ragusa, a fronte di sei infrazioni, sono state denunciate 36 persone.

Nella classifica che include le infrazioni ogni cento chilometri quadrati, prima è Napoli (26), seguita da Rimini (12,5) e Livorno (10,5). In vetta alla classifica siciliana c’è ancora Trapani (4,2, 17ª a livello italiano), seguita da Messina (3,1, 28ª), Palermo (2,9, 30ª) e Catania (2,4, 37ª). Mentre nessuna infrazione è stata registrata a Lodi e Fermo, Caltanissetta è al 104º posto (0,1).

dal Quotidiano di Sicilia, p. 4

 

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