Emergenza minori nei centri di accoglienza per i migranti

PALERMO – L’allarme sulle condizioni dei migranti approdati nell’Isola nelle ultime settimane si fa sempre più grande. Negli ultimi giorni si sono susseguiti appelli e denunce soprattutto delle condizioni in cui versano i disperati che hanno tentato con successo la traversata del Mediterraneo.

Il primo grave problema riguarda i minori presenti. Save the Children ne ha contati 127 nel Cpsa di Lampedusa, almeno fino a sabato scorso, di cui solo sono 33 accompagnati. “La condizione di precarietà e di sovraffollamento – hanno affermato i responsabili dell’ong – si fa sempre più difficile, non sono garantiti per i minori spazi di accoglienza dedicati e, in molti casi, i minori rischiano di essere coinvolti nelle conflittualità che sempre più frequentemente si verificano all’interno del centro”. La richiesta è di occuparsene con una task force che venga istituita dal ministero del Welfare, spostando al contempo i minori in strutture idonee.

“Il paradosso – ha spiegato Raffaella Milano, direttore del programma Italia-Eu di Save the Children – è che queste strutture esistono e sono disponibili, ma i ragazzi non possono accedervi e restano bloccati sull’isola in una specie di limbo burocratico. Con la chiusura dell’emergenza Nord Africa, nessuna istituzione nazionale si ritiene più responsabile della loro accoglienza ed è il solo ufficio minori della Questura di Agrigento a ricercare una collocazione per loro”.

Pochi giorni fa, il sindaco dell’isola delle Pelagie, Giusi Nicolini, ha chiesto un impegno concreto da parte del Governo nazionale, che finora ha toccato l’argomento migranti senza però adottare delle misure concrete. Un suggerimento lo dà proprio Nicolini: “Il cambiamento della Bossi-Fini con l’abolizione di tutte le norme sull’immigrazione; del decreto sicurezza Maroni, con l’abolizione dei Cie e la modifica della logica dei mega centri di permanenza”. In più, “i Comuni vanno coinvolti, perché è proprio sui territori che il fenomeno maggiormente incide. Per questo non ha senso la logica dei centri extraterritoriali, per entrare nei quali il sindaco deve chiedere l’autorizzazione”.

Infine, oggi una delegazione dell’Unione camere penali italiane visiterà il Cie di contrada Milo, a Trapani, per fare il punto sulle condizioni di vita dei migranti. Dimostrando un minimo d’interesse da parte delle istituzioni.

 dal Quotidiano di Sicilia, p.2

 

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