L’Italia scopre il Big One nelle inchieste del QdS l’allarme

PALERMO – I media regionali e nazionali se ne accorgono solo ora, ma il QdS parla del Big One da anni. In questi giorni, si è scritto molto degli effetti del grande terremoto che potrebbe coinvolgere la Penisola (e soprattutto la Sicilia). È stato reso noto, infatti, un dossier del Servizio sismico nazionale, la banca dati della Protezione civile, che è stato ripreso e approfondito ampiamente.

È storia nota, purtroppo. Nelle 10 città-campione ci sarebbe un bilancio di 436.347 fra morti e feriti, con 373.544 persone senza tetto. La popolazione siciliana sarebbe ridotta di un decimo in un colpo solo.

E la prevenzione, l’unica via possibile per scongiurare gli scenari peggiori, è un miraggio. “In Italia – spiegava Alessandro Martelli, direttore del centro ricerche di Bologna dell’Enea, al nostro Rosario Battiato nell’inchiesta del 24 marzo 2012 – i problemi sono vari: manca una normativa sismica specifica per i nuovi impianti, non è nota la vulnerabilità sismica di quelli già esistenti, non vi è alcun strumento legislativo che metta in grado di conoscere quanto sopra e di adeguare sismicamente gli impianti che risultassero inadeguati e non esiste alcuna protezione dal maremoto, nei siti ove tale evento può verificarsi, né è disponibile alcuno strumento legislativo che imponga di realizzarla”.

Le dichiarazioni al QdS risalgono a un paio di mesi prima del disastro dell’Emilia-Romagna, devastata da uno sciame di terremoti. Subito dopo, ovviamente, le autorità si sono affrettate a far proclami sulle zone sismiche, ma di azioni concrete, in Sicilia, non se ne vedono.

I dati rimbalzati dai giornali e dalle tv sono stati resi noti già a maggio. Ce ne siamo occupati il 23: “Purtroppo – ha scritto Rosario Battiato – in Sicilia il tempo passa placidamente e, invece di puntare sul consolidamento sismico che metterebbe in sicurezza gli edifici, le abitazioni abusive continuano a farla da padrone”. L’abusivismo è un’altra piaga a cui non si trova soluzione e che non fa che peggiorare lo scenario.

E anche la presenza degli stabilimenti a rischio incidente (i Rir) peggioreranno la situazione: “In questi casi, però, le conseguenze con il coinvolgimento degli stabilimenti sarebbero di ben altra natura e certamente assai più complicate da gestire sul territorio”, conclude Battiato.

dal Quotidiano di Sicilia, p. 20

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