Consorzi di Comuni, iter siciliano proseguirà senza altri intoppi

PALERMO – Lo statuto speciale della Regione siciliana mette in cassaforte il riordino delle Province. La bocciatura della Consulta, che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della riforma delle Province contenuta nel decreto Salva Italia, non blocca il processo avviato dalla Lr 7/2013. “Entro il 31 dicembre 2013 – specifica la legge – la Regione, con propria legge, in attuazione dell’articolo 15 dello Statuto speciale della Regione siciliana, disciplina l’istituzione dei liberi Consorzi comunali per l’esercizio delle funzioni di governo di area vasta, in sostituzione delle Province regionali”.

Malgrado l’esultanza dell’Upi, i nove Enti locali siciliani sono comunque destinati alla scomparsa: “Il pronunciamento della Consulta – confermano Baldo Gucciardi, presidente del gruppo Pd all’Ars, Giovanni Panepinto, vice presidente della commissione affari istituzionali, e Gianfranco Vullo, parlamentare – non influirà sulla riforma della Province già avviata in Sicilia, dal momento che la nostra è l’unica Regione nella quale la creazione dei consorzi di comuni era già prevista nello Statuto. Nessun allarme, dunque, né per il processo di riforma né per i dipendenti. Entro il 31 dicembre, così come previsto, la riforma organica delle Province diventerà operativa con la nascita dei consorzi dei Comuni. Il gruppo Pd all’Ars è già a lavoro per contribuire a definire un testo che tenga conto di ogni aspetto della riforma con particolare attenzione alla fase transitoria, alla distribuzione delle competenze ed alla tutela del personale. Presto sarà presentata una proposta formulata al termine di un percorso che ha visto il Pd confrontarsi con soggetti, enti e rappresentanti dei lavoratori”.

Le voci di dissenso in Sicilia arrivano da Ruggero Razza, ex vice presidente della Provincia di Catania in quota La Destra: “Sulle Province avevamo ragione noi. Si può risparmiare anche di più senza sacrificare la democrazia. Stessa sorte toccherà alla legge Crocetta-Giletti”.

Considerando le dichiarazioni provenienti dalla maggioranza, l’Ars aspetta ora solo il testo della riforma. E poi si potrà davvero dare l’addio alle vecchie, “care” Province.

dal Quotidiano di Sicilia, p. 2

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