Ferrovie lumaca, si viaggia a 80 km/h

PALERMO – Ogni tanto, le luci della ribalta nazionale si accendono sulla pachidermica rete ferroviaria siciliana. E si scopre che per percorrere la tratta tra Palermo e Catania, 243 chilometri, ci si impiegano tre ore e cinque minuti. E tra il capoluogo e Messina, 232 chilometri, servono due ore e 54 minuti. Quando si viaggia a meno di 80 chilometri orari, i pendolari preferiscono mezzi alternativi come gli autobus o le proprie automobili. Ed ecco che lo stimolo ad avere una mobilità alternativa viene messo da parte.

È la Federconsumatori che ha condotto uno studio su alcune tratte ferroviarie italiane, dividendole in tre gruppi per la velocità oraria media. Così si scopre che i treni lumaca non sono solo in Sicilia. Per i 240 chilometri che separano Roma da Pescara si impiegano tre ore e 52 minuti, percorrendo poco più di un chilometro al minuto. Si va a poco più di 66 chilometri orari sulla Taranto-Reggio Calabria, che si candida ad essere l’omologa dell’A3 per le linee ferrate: poco più di sette ore per 473 chilometri. E parliamo solo di una media, sicuramente ci sono delle situazioni peggiori.

Tutt’altra musica nelle due tratte sevite dai treni ad alta velocità: i 219 chilometri tra Milano e Bologna si percorrono in un’ora, i 632 tra Milano e Roma in quasi tre, per una velocità media tra i 212 e i 217 chilometri orari. Se ci fosse qualcosa del genere in Sicilia, ci vorrebbe poco più di un’ora per spostarsi dal capoluogo alle due città della costa orientale.

L’Osservatorio nazionale Federconsumatori parla di un’Italia a tre velocità, perché c’è anche una terra di mezzo, in cui le locomotive corrono a più di 100 chilometri orari: tra Bari e Roma, passando per Napoli, si viaggia sui in quasi quattro ore (535 chilometri), tra Milano e Torino in un’ora (153 km) e la costiera adriatica tra Bari e Rimini scorre a media velocità, in quattro ore e 37 minuti.

“Ripristinare delle condizioni di viaggio degne di questo nome – sostengono Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti di Federconsumatori e Adusbef – deve essere una priorità di Trenitalia e del Governo (che oltretutto ne detiene la proprietà). Non si tratta solo di una necessità improrogabile per dotare il nostro Paese di un trasporto ferroviario all’altezza dei tempi, ma questo importante servizio rappresenta anche una grande opportunità di sviluppo e di rilancio economico ed occupazionale”.

Per le ferrovie siciliane, la soluzione è nel contratto istituzionale di sviluppo  firmato lo scorso 28 febbraio tra Regione siciliana, Rfi e gruppo Ferrovie dello Stato. Ma i problemi che riguardano i progetti del nodo nel centro storico di Catania hanno rallentato i tempi. La modifica del tracciato e quindi un progetto alternativo di Rfi dovrebbero arrivare entro il 15 luglio. È questa la scadenza per lo studio comparativo che mostrerà le modifiche tra il vecchio e il nuovo piano, tenendo in conto delle indicazioni della città, che non vuole lo sventramento del centro.

Prima delle elezioni politiche, anche il giornalista Beppe Severgnini percorse la Catania-Palermo in un treno che definì “impeccabile”: “Scopro che il regionale è sempre questo, ed è spesso vuoto. Siamo in otto, macchinista e capotreno compresi. I vagoni sembrano gli spogliatoi di una piscina durante il corso di nuoto: azzurri, vuoti, in attesa”. Finché rimarrà un treno lumaca, le carrozze non si riempiranno molto di più.

dal Quotidiano di Sicilia, p. 4

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