Pac: c’è l’accordo politico, non finanziario

BRUXELLES (Belgio) – “Sono terminati i negoziati trilaterali tra Consiglio, Parlamento europeo e Commissione europea sulla riforma della Pac”. L’annuncio del commissario europeo per l’agricoltura, Dacian Cioloș, arriva nella mattinata di mercoledì. Nel pomeriggio, in una conferenza stampa congiunta, si annuncia l’accordo raggiunto anche dalla commissione parlamentare Agricoltura sulla politica agricola europea e i prossimi passi affinché il settore primario in Europa la possa recepire, finalmente.“Fumata bianca per l’accordo politico – ha esordito il presidente della commissione Paolo De Castro –: una larga maggioranza ha sostenuto la nuova Pac. Ci sono ancora dei punti rimasti fuori dal negoziato, per la volontà del Consiglio. Mi riferisco al box delle prospettive finanziarie, al tema della convergenza esterna, del capping e della flessibilità dello spostamento delle risorse dal primo al secondo pilastro. Ci auguriamo che i negoziati procedano”.Malgrado il nodo forse più intricato non sia stato ancora sciolto (è proprio per la questione economica che ci sono stati tanti rinvii negli ultimi mesi), sui contenuti si è almeno riusciti a chiudere la lunga discussione e le politiche che sovrintenderanno il settore primario Ue nel settennio 2014-2020 sono state definite. La commissione Agricoltura si è limitata perciò ad analizzare i risultati dell’accordo, senza votare il pacchetto.Intanto, i tre europarlamentari relatori dei testi legislativi (Michel Dantin, Luis Manuel Capoulas Santos e il catanese Giovanni La Via) spiegano le novità principali che saranno introdotte nella Pac 2014-2020: un maggior potere alle organizzazioni dei produttori, la proroga delle quote zucchero fino al 2017, il passaggio graduale da un regime all’altro per i vigneti, la semplificazione delle regole per gli agricoltori (il ricorso a domande multiannuali e l’allerta in caso di infrazioni lievi), l’attuazione del greening, cioè la quota verde che dà accesso a un bonus dei finanziamenti e senza la quale, in un primo periodo, non ci saranno sanzioni.“Si tratta di un accordo ancora soltanto politico – ha spiegato La Via, che ha curato il dossier sul finanziamento, gestione e monitoraggio della riforma – perché attendiamo ancora gli sviluppi sul Quadro finanziario pluriennale europeo (Mff), la cui definizione è necessaria per quantificare le risorse che saranno destinate alla politica agricola comune”.Per il Consiglio europeo, presieduto fino al 30 giugno dall’Irlanda, ha negoziato Simon Coveney, che ha definito “arduo” il raggiungimento dell’accordo. “Il mandato negoziale è sostenuto globalmente da tutti gli Stati membri, compresi Germania e Gran Bretagna”, aveva detto Coveney prima dei negoziati, confermando il grande coinvolgimento anche degli Stati membri. Che però hanno ancora rimandato la questione finanziaria legata al Mff.Saranno 400 i miliardi di euro disponibili (comunque vada il negoziato sul bilancio pluriennale) che dovranno essere gestiti con nuove regole più trasparenti sia per gli imprenditori agricoli che per le istituzioni del settore.Nel passato, sono state criticate le misure che potevano favorire il Nord Europa. Anche questo problema dovrebbe essere stato superato: “Abbiamo tenuto conto della flessibilità in modo ragionevole”, ha spiegato Coveney sottolineando le differenze tra i vari Paesi.

BRUXELLES (Belgio) – Tra febbraio e maggio abbiamo sentito due volte l’europarlamentare Giovanni La Via sulle possibili ricadute della Politica agricola comunitaria in Sicilia.Sicuramente l’aspetto più innovativo è il greening, ovvero una misura che permette l’accesso completo ai fondi solo agli imprenditori agricoli che intraprendono iniziative per l’ambiente, altrimenti si perde il 30 per cento dei fondi. “Nel regolamento sui pagamenti diretti – spiegava inoltre l’eurodeputato – rientrano tante colture siciliane sino ad ora escluse, come la viticoltura da vino e da tavola, la frutticoltura (secca e fresca), l’orticoltura da pieno campo. Anche i pascoli storici delle aree interne, quelli non coltivati da più di sette anni, ora rientrano tra quelli assoggettati a premio. In questo contesto, tutte le province siciliane avranno qualcosa in più”.

dal Quotidiano di Sicilia, p. 18

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