Riforma della Pac ancora in alto mare

STRASBURGO (Francia) – Pac, politica agricola comunitaria: è la più imponente riforma degli ultimi anni dell’Unione europea, quattro diverse leggi che rivoluzioneranno buona parte della distribuzione dei fondi dedicati all’agricoltura e orienteranno anche le scelte produttive degli agricoltori almeno per i prossimi sette anni.
Già rinviata di un anno (dovrebbe entrare in vigore il 1° gennaio 2015), la Pac organizzerà i pagamenti diretti agli agricoltori, con nuovi ambiti da toccare, come la viticoltura da vino e da tavola, la frutticoltura, l’orticoltura da pieno campo che sono state incluse. Si prendono in considerazione anche i modi per diversificare il settore primario, includendo sostegni agli agriturismi, alla produzione d’energia, alle fattorie sociali e didattiche. E ancora l’assistenza tecnica e commerciale per gli agricoltori, aiuti agli allevatori e controlli.
Tutto sulla carta, ma ancora nel mezzo del guado, perché se il Parlamento europeo ha trovato l’accordo e ha vagliato anche settemila emendamenti, dall’altro lo stallo sul quadro finanziario pluriennale (il Mff) e la mancanza di un accordo con il Consiglio europeo impediscono di poter dire, finalmente, che la Pac è nata e sarà operativa.
“Stiamo progredendo nei triloghi – spiega al QdS l’eurodeputato Giovanni La Via, che è stato relatore di una delle relazioni –. Su alcuni regolamenti, come pagamenti diretti e sviluppo rurale, si è già completata l’analisi del testo, ma i problemi più spinosi sono stati accantonati. Il punto più complesso è sicuramente l’organizzazione unica del mercato (Ocm) e poi i temi dell’allineamento al Trattato di Lisbona sono fermi. Il Consiglio non riesce a dare una risposta ed è evidente che non ha un team negoziale, ha solo un mandato per la propria posizione. In più senza completare il Mff (su cui ci sono quattro-cinque punti aperti) non si potrà in alcun modo di pensare di trovare un accordo. Siamo lontani!”
Quali sono i prossimi passi, dunque?
“Il 27-28 maggio avremo un Consiglio informale a Dublino cui il Parlamento non parteciperà. Il 29 maggio la Commissione presenterà la bozza del bilancio 2014, ma se accetta i numeri del Consiglio non potrà più negoziare per il Mff. Il Parlamento non starà supino ad accettare i tagli. La conclusione è che a fine giugno non si raggiungerà l’accordo. Noi faremo una conferenza stampa il 4 o 5 giugno nella quale spiegheremo perché non stiamo andando avanti”.
La presidenza irlandese dell’Ue ha compiuto passi in avanti per la Pac? E come vede quella lituana?
“Con la Lituania abbiamo cominciato a stilare qualche rapporto, ma la presidenza del prossimo semestre sicuramente non sarà forte. L’Irlanda sta invece procedendo bene, ma la materia è complessa. Il commissario Soros ha messo sul tavolo quattro proposte legislative che sconvolgono la politica agricola degli Stati membri. È la distribuzione interna delle risorse il problema, perché è la convergenza interna quella che sposta di più rispetto a quella tra Stati. Le modalità applicative vanno modificate, ma lo deve fare lo stato membro in autonomia? O bisogna trovare una regola generale? La regola generale dobbiamo darla noi. Il Consiglio è diviso perché Nord e Sud Europa hanno due visioni diverse”.

STRASBURGO (Francia) – E la Sicilia? L’Isola dovrebbe trarre il massimo da una politica agricola che potrebbe aiutare quelle aree che hanno ancora dei problemi strutturali.
“In Sicilia – spiega Giovanni La Via – non ci si è resi conto che con la nuova Pac cambia il mondo della politica agricola. A secondo di come verrà applicata a livello nazionale potrebbero esserci impatti rilevantissimi. Un esempio è il greening”.
Questa misura prevede che l’accesso completo ai fondi sia permesso solo a chi intraprende iniziative per l’ambiente, altrimenti si perde il 30 per cento dei fondi.
“Se viene applicato il premio aziendale – precisa l’onorevole –, la singola impresa agricola può decidere di farlo e accedere al 30 per cento in più del premio di base, o non farlo e perderlo. Se il greening è applicato dividendo la risorsa nazionale tra tutti nella stessa misura, la ridistribuzione sarà diversa e ci sarà chi perderà molto. Il primo anno sarebbe un massacro nell’applicazione della Pac. In più ci sarà probabilmente una disciplina finanziaria che potrebbe sfociare in un taglio sul taglio. Altro aspetto sul greening è che si potrebbe avere fino al 2019 una riduzione massima del livello dei premi, con un tetto del 15-20 per cento anche per chi ha premi alti”. Ancora è lontana, quindi, la formula definitiva.

dal Quotidiano di Sicilia, p. 18

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