Gratuito patrocinio, business da 27,1 mln €

PALERMO – “Sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione”. L’articolo 24 della nostra Costituzione difende, nel vero senso della parola, i cittadini coinvolti in processi penali e civili che non possono permettersi un avvocato. È il gratuito patrocinio, un diritto sacrosanto, che lo Stato assicura a chi ha un reddito netto annuo inferiore a 10.766,33 euro (secondo il decreto del 2 luglio 2012 del ministero della Giustizia).

12338Le spese che lo Stato copre sono quelle dei consulenti, degli investigatori autorizzati e degli avvocati, che possono difendere e promuovere un giudizio, sia in sede civile che penale. L’inghippo, però, è rappresentato dal numero crescente di chi ne fa ricorso (a volte senza averne titoli) e delle cause intentate (anche senza un reale fondamento). Il tutto a spese dei cittadini che pagano le tasse.

“È doveroso segnalare un sempre più vertiginoso aumento del ricorso al patrocinio a spese dello Stato nel giudizio penale”: è Alfio Scuto, presidente della corte d’appello di Catania, a lanciare l’allarme per il fenomeno in Sicilia durante la relazione di apertura dell’anno giudiziario. Nel 2010, secondo i dati più aggiornati del ministero della Giustizia, i tribunali siciliani hanno speso oltre 27 milioni di euro in questa voce, una quantità di risorse in aumento rispetto al passato.
Nel 2008, ad esempio, la spesa era ferma a 23 milioni di euro; nel 2009, 24 milioni. Un balzo in avanti di tre milioni che nel 2011 probabilmente è destinato ad aumentare ancora, in quanto solo per ciò che riguarda i processi penali si è già raggiunta la cifra di 22,7 milioni di euro.

Onorari salatissimi

Guardando le cifre, si può pensare che sia tutta colpa di una macchina della giustizia lenta e che ruba risorse ad altri ambiti. Non è esattamente così, perché la gran parte dei fondi va dritta nelle tasche degli avvocati difensori. Se prendiamo in considerazione solo i dati del 2010, il 94 per cento dei 27 milioni di euro (quasi 25,5) sono stati spesi per gli onorari degli avvocati difensori. A livello nazionale, la media è inferiore (il 91 per cento, 107 milioni contro 117 di spesa totale).

La città più cara, in percentuale, è Caltanissetta, dove gli avvocati incassano oltre il 95 per cento dei fondi del patrocinio gratuito (2,3 milioni di euro); meno cara Messina (2 mln), dove non si arriva nemmeno all’88 per cento; a metà Palermo (13 mln) e Catania (8,3 mln).

La spesa è divisa anche in modo diverso tra civile e penale. Non solo nei processi penali si registrano più casi e, di conseguenza, costi nettamente più alti, ma anche la percentuale che va agli avvocati difensori è più consistente. Quelli di Catania si mangiano l’84 del bilancio del gratuito patrocinio in ambito civile, contro il 98 per cento del budget riservato al penale. Caltanissetta ha la media totale più alta ma due dati meno corposi (82 e 97 per cento); per Palermo il discorso è simile al capoluogo etneo (82 contro 98), mentre Messina si dimostra meno cara: 74 per cento nel civile, 93 nel penale.
La differenza emerge quando si prendono in considerazione i dati dei grandi centri nella penisola: a Milano si spendono in avvocati 2,5 milioni nel civile e 3,8 milioni nel penale (85,8 per cento del totale), a Roma 800 mila e 8,7 milioni (95,3 per cento del totale). A Napoli, invece, i costi sono quasi livellati, attestandosi intorno all’87 per cento.

La carica dei trentaseimila

Quasi 36 mila cittadini e stranieri hanno avuto il via libera dai tribunali siciliani per poter beneficiare del gratuito patrocinio nei processi civili e penali nel 2010. Quasi 17.300 nella sola corte d’appello di Palermo, quasi 13.900 a Catania, intorno ai 2.400 a Caltanissetta e Messina.

I numeri registrati da Palermo sono da record: è la corte d’appello con il maggior numero assoluto, sia nel penale che nel civile. La seconda città, neanche a dirlo, è Catania, che stacca Torino e Roma che non arrivano nemmeno a 12 mila.

Oliveri, presidente Corte d’appello Palermo: “Un vero e proprio istituto di sostegno economico del ceto forense”

PALERMO – Vincenzo Oliveri, presidente della corte d’appello di Palermo, non gira attorno alla questione, nella relazione inaugurale dell’anno giudiziario dello scorso gennaio. Parla apertamente di “abusi”, di avvocati difensori che hanno “la possibilità di cumulare onorari” e che, complici i beneficiari che non hanno nulla da perdere, intraprendono “iniziative processuali a volte anche stravaganti”, “in cui erano in gioco interessi insignificanti”.

Ed è così che fatta la legge, trovato l’inganno: c’è il rischio che questo diritto sacrosanto divenga “un vero e proprio istituto di sostegno economico a favore del ceto forense”. Di fatto, è già un business che ingrassa gli azzeccagarbugli e ingolfa i tribunali, succhiando inoltre risorse immense, “circa il 54% di quelle assegnate agli uffici per il loro funzionamento” solo per il distretto di Palermo, come segnala la relazione.

La corte d’appello del capoluogo ha anche una proposta per il miglioramento della legge, soprattutto per quanto riguarda le impugnazioni penali: “È auspicabile – scrive Oliveri – un intervento legislativo di modifica […] delle norme sul patrocinio gratuito, limitandone gli effetti soltanto al giudizio di primo grado ed estendendoli al giudizio di secondo grado solo nel caso di riforma parziale o totale della decisione impugnata”.

I giudizi del presidente della corte d’appello sono fondati sulla consapevolezza che dal 2006 i costi del patrocinio gratuito nel processo penale sono in costante aumento. Lo rivelano i dati forniti dal reparto monitoraggio del ministero della Giustizia: si è passati rapidamente da 16,9 milioni di euro a 22,7, con un aumento altrettanto progressivo delle persone che ne hanno fatto ricorso (da 17 mila a oltre 22 mila). Il problema più grave sta tuttavia nella percentuale d’aumento nel sessennio: +34 per cento nell’intera Isola, +65 per cento solo nel distretto di Palermo. Un incremento stratosferico e che non ha eguali nelle altre corti d’appello (a Catania, ad esempio, è sempre costante poco sopra i 6 milioni di euro l’anno) e perciò ha spinto Oliveri a denunciare pubblicamente la situazione.

In tutto ciò, il business degli avvocati è indubbio: il 96 per cento del costo totale sostenuto dai tribunali siciliani per il gratuito patrocinio va nelle tasche dei difensori e nel 2010 si arrivò al picco del 97,2 per cento.

La preoccupazione aumenta guardano il giardino del vicino. Le quattro corti d’appello spendono in gratuito patrocino più di tutto il Centro Italia (Firenze, Perugia, Ancona e Roma, insieme, nel 2011 arrivano a 15,5 milioni) e il 29,35 per cento del totale nazionale (che si attesta sui 95,4 milioni di euro). Palermo è la città con il costo più alto, oltre 5 milioni di euro più di Torino e Roma e 5,6 milioni più di Milano. Catania può essere facilmente equiparata al capoluogo lombardo (6,4 contro 6,5 milioni), ma gli avvocati difensori hanno degli onorari più alti all’ombra dell’Etna (6,1 contro 5,9).

Infine, anche se prendiamo solo in considerazione i minorenni ammessi al gratuito patrocinio (nel 2011, 1.565 in tutta l’Isola), i costi sostenuti a Palermo sono i più alti d’Italia, 414 mila euro, anche rispetto a corti d’appello che forniscono il patrocinio a un maggior numero di minori.

dal Quotidiano di Sicilia, p. 7

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