I giornalisti al tempo della crisi

PALERMO – “Ci vuole qualcuno che pratichi l’artigianato dell’informazione”: è Enrico Del Mercato, caporedattore de la Repubblica di Palermo, che dà la linea guida di come interpretare il lavoro del giornalista nel mondo moderno, da quando si è passati dal “dimafonista a twitter”. 
Il tema scelto per la conferenza di sabato scorso nel capoluogo siciliano per i 50 anni dell’Ordine dei giornalisti serve per fotografare la professione del cronista al tempo della crisi della carta stampata, nel quadro di una libertà d’informazione attaccata quotidianamente.
Davanti a una platea di una settantina di giornalisti, tra aspiranti, pubblicisti e professionisti, sono arrivate delle indicazioni utili per l’interpretazione della situazione moderna, in cui l’“ipertestualità e l’ipermedialità segnano la fase storica ancora in corso”, come sostiene Piero Cascio del Giornale di Sicilia. “Non c’è possibilità di trovare un lavoro stabile nei giornali: bisogna quindi inventarsi qualcosa di nuovo, puntando sull’idea e sull’inesplorato”, prosegue Cascio.
Ma come? “Se non sai fare tutto difficilmente troverai lavoro, ma il giornalista serve”: l’opinione di del consigliere nazionale dell’ordine Giancarlo Ghirra è condivisa dalla maggior parte dei partecipanti, pur con dei distinguo. “La figura unica che fa tutto – ribatte Lidia Tilotta della Rai – non funziona nell’approfondimento né nell’informazione immediata”. La visione della giornalista tv si scontra però con una realtà in cui bisogna vendere un prodotto e in cui i tagli degli organici e i bassi compensi non permettono grande libertà di movimento.
Eppure, proprio per questo bisogna stare attenti a un flusso di informazioni, somministrato soprattutto dai social network, che mette tutto sullo stesso piano.
“La marmellata – come definisce il fenomeno Tilotta – ci porta all’appiattimento, cioè alla narcotizzazione del fruitore, o allo stimolo, ovvero a ricerca, confronto e verifica”.
Ecco perché Del Mercato crede che di fronte “a un surplus di informazione, che crea una guerra civile nella mente delle persone, ci vuole dietro il mezzo un giornalista con talento e capacità”, che sappia metter ordine e dare delle priorità.
Sulla libertà d’informazione in Italia, infine, Ghirra tira in ballo la mancanza di editori puri (“La libertà – spiega – è in mano ai giornalisti, che però devono affrontare i proprietari della testata, a cui non importa della crescita dei dipendenti”). E mentre ci si chiede se i giornali cartacei sopravvivranno alla crisi, aumentano i dubbi sulla sostenibilità di lasciare quelli online gratuiti.
“Il pubblico cerca i giornali anche in rete e credo nell’informazione che va pagata su internet: è un passaggio necessario per la libertà dell’informazione”: così la pensa Giovanni Villino, giornalista di Tgs, precario come tanti colleghi.

dal Quotidiano di Sicilia, p. 20

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