Bilancio 2014-2020: non sacrifichiamo il futuro dell’UE sull’altare della crisi, dicono i deputati

Gli Stati membri non devono utilizzare la crisi economica come un pretesto per obbligare l’UE all’austerità fino al 2020: è il monito dei deputati, emerso dal dibattito di mercoledì. L’UE ha bisogno di un bilancio più flessibile per affrontare gli imprevisti e finanziato con nuove risorse, hanno aggiunto i deputati durante il dibattito con il presidente della Commissione Barroso e il ministro della Presidenza irlandese Lucinda Creighton sul summit europeo del 7 e 8 febbraio.

Discussione sul summit
Discussione sul summit

I deputati hanno auspicato che al Consiglio europeo sul bilancio UE per il 2014-2020, che si terrà tra i capi di Stato e di governo dell’UE questo fine settimana a Bruxelles, si trovi un accordo che fornisca i fondi necessari per venire incontro alle promesse e che dia la flessibilità necessaria per fronteggiare gli imprevisti. Il bilancio pluriennale non può essere approvato senza il consenso del Parlamento.
Vari deputati hanno criticato i governi degli Stati membri per aver cercato di tagliare la proposta di bilancio comunitario della Commissione, senza pensare alle possibili conseguenze.
“Tutti i tagli sono certamente a detrimento dell’innovazione, dello sviluppo sostenibile, della ricerca e dei giovani disoccupati. È lì che i tagli colpiscono di più. È un comportamento responsabile? Lo potete giustificare?” ha chiesto Rebecca Harms (DE) per il gruppo Verde.
Flessibilità per affrontare gli imprevisti
Il bilancio a lungo termine (conosciuto anche come prospettive finanziarie o il Quadro finanziario pluriennale, QFP, o anche MFF, dall’acronimo inglese) pone dei limiti alla spesa comunitaria, per ogni anno e per ogni capitolo di spesa. Quando il Parlamento e gli Stati membri trovano l’accordo sul bilancio annuale dell’UE devono rispettarne i limiti. Molti deputati hanno chiesto che la crisi economica non impedisca all’UE di adottare bilanci più ambiziosi, fra qualche anno, una volta finita.
“Non dovremmo mai accettare un bilancio di austerità per sette anni. Se lo facciamo, accettiamo che la crisi prosegua all’infinito. E non siamo così pessimisti”, ha dichiarato il leader del PPE Joseph Daul (FR).
Molti deputati hanno richiesto più flessibilità nel trasferimento dei fondi tra i vari anni o i capitoli di spesa, secondo le necessità, e un controllo di metà percorso del QFP.
“Propongo una ‘clausola provvisoria’ che ci obblighi a dare un nuovo benestare, dopo tre anni, per andare avanti con questo bilancio per i successivi quattro anni”, ha affermato il leader del gruppo liberale, Guy Verhofstadt (BE).
Non costringere l’UE a un deficit “illegale”
Molti deputati hanno anche espresso preoccupazione sulla proposta di creare una differenza sostanziale tra impegni di spesa (le promesse contrattuali dell’UE) e pagamenti (liquidità per pagare i conti derivati dalle promesse).
Il Presidente del Parlamento, Martin Schulz, ha dichiarato che non firmerà alcuna decisione sul bilancio che porti al disavanzo. “Non lo farò. Nemmeno se il Parlamento me lo chiederà, perché è una decisione illegale. I trattati ci impegnano al pareggio del bilancio”.
Nuove fonti per le entrate dell’UE per ridurre la pressione sui bilanci nazionali
I deputati hanno anche sollecitato gli Stati membri a fermare la concorrenza che si crea tra i ministri dell’Economia per ottenere eccezioni e i più alti rimborsi possibili. Se si finanziasse il bilancio comunitario con nuove “risorse proprie”, invece di basarlo solo sui contributi diretti dai bilanci nazionali, si potrebbe fermare questa concorrenza, hanno sostenuto i deputati.
“Abbiamo bisogno di risorse proprie perché questo gioco vergognoso di contrapporre Paese a Paese, rimborso a rimborso, deve fermarsi”, ha detto Hannes Swoboda del gruppo dei S&D.
Spender meno e meglio
Alcuni deputati hanno ribattuto che un bilancio meno consistente ma riformato potrebbe funzionare meglio dell’attuale.
“Dobbiamo smettere di pensare che solo un bilancio più grande potrebbe risolvere i molti problemi dell’Europa. Invece abbiamo bisogno di un bilancio migliore”, ha dichiarato Martin Callanan (UK) per il gruppo ECR. Ha aggiunto che abolire la legge che obbliga il Parlamento a riunirsi dodici volte l’anno a Strasburgo sarebbe un buon inizio.
“So che i costi di manutenzione per questo palazzo sono una goccia nell’oceano, ma guadagneremmo un enorme credito se potessimo scrollarci di dosso questa costosa reliquia del passato”, ha aggiunto.
“Il summit è l’inizio, non la fine, del processo”
“Non è questo il caso in cui un accordo nel Consiglio europeo diventerà subito un fatto compiuto. Seguirà un periodo di intensi negoziati con il Parlamento. Il summit è l’inizio, non la fine, del processo”, ha concluso il ministro Creighton.
Ha aggiunto che le richieste di flessibilità, controllo di metà percorso e risorse proprie sono state ascoltate e saranno prese in considerazione.
Procedura: dichiarazioni di Consiglio e Commissione seguite da dibattito

dal sito del Parlamento europeo

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