Tagli Regione: Catalogna batte Sicilia 7 a 1

PALERMO – “Tutto fa pensare che il Bilancio del 2012, il Bilancio dei tagli, si profilerà a colpi di motosega”. Probabilmente non c’è un modo migliore per spiegare i tagli del Governo spagnolo della metafora utilizzata da F. Fafatale sul quindicinale Diagonal. Quando le forbici non bastano più per evitare un baratro in cui sta ruzzolando malamente la Grecia, e nemmeno l’accetta probabilmente è indicata, si è dovuti passare a una “motosega” che non può più distinguere dove e cosa tagliare. I risultati, soprattutto sul piano sociale, saranno tutti da dimostrare, ma sicuramente la spesa pubblica spagnola ha potuto respirare una prima boccata d’aria.

Il boom economico iberico, disinnescato dalla crisi globale, si riflette perfettamente nella situazione della Catalogna. La Comunità autonoma sin dal 1988 ha fatto parte dell’accordo di cooperazione internazionale con Lombardia, Baden-Württemberg e Rhône-Alpes denominato “Quattro motori d’Europa”, che raccoglie quattro delle regioni europee più economicamente sviluppate. Il suo prodotto interno lordo nel 2010 era il più alto di Spagna (oltre 195 miliardi di euro) e il quarto più alto pro capite (26,7 mila euro, dietro Paesi Baschi, Navarra e Madrid). Eppure… Il governo di Artur Mas – a capo di una Giunta a maggioranza CiU, il partito che incarna il nazionalismo catalano – è stato costretto a una manovra lacrime e sangue e un’altra ancor più restrittiva che ha ridotto pesantemente la spesa pubblica. Non sono bruscolini: 2,3 miliardi in meno rispetto al 2011, altri 4,7 previsti con la nuova manovra, presentata dall’assessore dell’Economia Andreu Mas-Colell e recentemente approvata dal Governo centrale.

Chi governa la Sicilia dovrebbe iniziare a prendere spunto dai governanti spagnoli per ridurre la spesa pubblica. Anche perché, se si pensa all’ultima Finanziaria (impugnata dal commissario dello Stato), alla motosega impiegata dai cugini spagnoli corrisponde solo la forbicina dei siciliani.

L’assessore all’Economia, Gaetano Armao, proponeva una spending review in salsa siciliana con 1,4 miliardi di tagli; il QdS, nelle inchieste del 21 luglio 2011 e 23 febbraio 2012 aveva individuato gli sprechi che potevano essere tagliati in 3,6 miliardi; alla fine, però, i tagli sono rimasti a quota 1,4 miliardi solo grazie al commissario dello Stato, che ha bocciato degli articoli di spesa per un totale di 900 milioni di euro. L’impegno dei vertici della Regione Siciliana, rispetto alle aspettative e, soprattutto, alle necessità della finanza pubblica isolana, è quindi molto al di sotto di ciò che si potrebbe fare.

E così, facendo le pulci ai Bilanci 2012 della Generalitat de Catalunya e della Regione Siciliana, si possono notare tante spese che i siciliani potrebbero tagliare prendendo spunto proprio dai catalani. Per Sanità e Istruzione, invece, non è condivisibile la riduzione di un miliardo dei contributi regionali in Catalogna, prevista dalla seconda manovra dell’anno.

Partiamo dalle alts càrrecs, le alte cariche catalane: se parliamo dello stipendio annuale totale della Giunta, a Barcellona si spendono circa 1,3 milioni di euro l’anno per il presidente, la vice presidente e dieci consellers (gli assessori). In Sicilia, senza vice presidente e con due assessori in più, l’indennità totale prevista è pari a 2,4 milioni di euro. Un salto netto e poco proporzionato sia agli abitanti che all’economia delle due regioni.

Rafforzato, d’altronde, dalla considerazione che se guardiamo invece il bilancio del Parlamento, ci accorgiamo di una sproporzione ben più grande e allarmante. È di 51,6 milioni di euro il Bilancio del Parlament con sede a plaça de Sant Jaume, contro i 167,5 milioni di euro di Palazzo dei Normanni. Più del triplo, il 225 per cento in più. Come se non bastasse, abbiamo sottratto al totale del Bilancio una voce di un certo peso, il síndic de greuges, che pesa altri 7 milioni di euro ma che in Sicilia non abbiamo. È il difensore civico, la figura di garanzia a tutela del cittadino che prevedono molte Regioni e Province italiane ma che nell’Isola ancora non è stato istituito.

L’adeguamento di questi costi della politica sarà pure solo qualche briciola rispetto ai tagli reali da fare, ma sarebbe già un primo segnale da dare, considerando anche come il commissario dello Stato ha affondato la finanziaria regionale. Tra l’altro in una regione che dal 1970 ha il Prodotto interno lordo bloccato al 5,6 per cento di quello dell’Italia, mentre dovrebbe essere portato all’8 per cento.

 

PALERMO – Ci sono ancora molti dati interessati che segnano la differenza netta tra la politica regionale catalana e quella siciliana. Prendiamo i parlamentari: i 135 diputats, tra indennità di base e indennità di cariche, prendono un totale di 5,5 milioni di euro annui.

Per farsi un’idea, un deputato “semplice” prende 37.327 euro l’anno, un capogruppo 34.487 di indennità base più 40.353 di indennità di carica. A queste retribuzioni non sono però aggiunte le indennità per le spese di viaggio, che variano tra i 20.000 e i 28.000 euro. Ma c’è da dire che nel 2008 gli stipendi sono stati congelati e addirittura sono stati ridotti nel 2010 e privati della quattordicesima nel 2012 (per rinuncia dei deputati). La situazione siciliana è radicalmente diversa: per 90 parlamentari dell’Ars, si spendono 20,8 milioni di euro. Senza tagli né rinunce.

La Generalitat de Catalunya ha operato con la sua motosega anche sui dipendenti regionali. L’intervento ha riguardato 45.000 lavoratori, destinatari dell’abbassamento dei salari di circa il 5 per cento e della messa in mobilità (con cambiamenti di orari, funzioni e città), per un risparmio di 420 milioni. E in più, chi è già un lavoratore interinale – sono circa 6.800, secondo i dati pubblicati da Diagonal – già dal 1° aprile ha visto abbassarsi del 15 per cento l’orario lavorativo (e il salario).

E in Sicilia? La Finanziaria ha messo in busta paga ai dipendenti regionali, che già prendono in media il 37,2 per cento in più dei dipendenti ministeriali (come ribadito spesso dal QdS), un altro 2 per cento di aumento. Non è un refuso: mentre tutto viene tagliato, c’è chi riceve persino un aumento.

dal Quotidiano di Sicilia, p. 7

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