Errori giudiziari, spreco da 47 milioni di euro

PALERMO – Tre mesi fa, Vincenzo Guarneri, un imprenditore di Canicattì, ha ricevuto 200.000 € dallo stato per essere stato detenuto, in carcere e ai domiciliari, per due anni e 40 giorni, dopo l’arresto nell’ambito di un’operazione antimafia. A fine aprile, si è saputo che Giuseppe Gulotta ha avanzato una richiesta di risarcimento per 50 milioni. È naturale: ha passato oltre 21 anni in carcere per aver confessato l’omicidio di due carabinieri nel 1976. La confessione, però, era stata estorta sotto tortura, parola di un ex brigadiere che lo ha scagionato. E a poco vale il limite fissato per legge di 516 mila euro: Daniele Barillà, scambiato per un trafficante di droga e rimasto in carcere per anni, ne ha ricevuti 4,6 milioni perché è stato riconosciuto anche il danno esistenziale.

Sono solo due esempi, tra gli ultimi, di ciò che significa l’ingiusta detenzione. Un errore giudiziario, commesso per sufficienza o dolo, può costare anni di vita a un innocente, che poi deve ricostruire la propria immagine oltre che il proprio presente, e milioni di euro allo Stato. Oltre ad alimentare quella sfiducia nelle istituzioni che in Italia è diventata una consuetudine.

Il dato a livello nazionale, già di per sé, è allarmante. “Solo nel 2011 – ha commentato il ministro della Giustizia Paola Severino il 17 gennaio scorso, quando ha presentato alla Camera la relazione sull’amministrazione della giustizia – lo Stato ha pagato 46 milioni di euro per ingiuste detenzioni o errori giudiziari”. Lo è ancor di più se si compara a quello regionale: poco più di 7 milioni, ovvero il 15 per cento del totale. In Sicilia, il fenomeno dell’ingiusta detenzione ha assunto, da tre anni a questa parte, proporzioni inquietanti e pesanti per le casse dello Stato.

I numeri, infatti, dal 2009 hanno un trend costante e danno solo uno scorcio del quadro degli errori giudiziari che costano il carcere a innocenti. L’Ufficio IX della direzione centrale dei servizi del Tesoro del ministero dell’Economia e delle finanze ci ha fornito i dati degli ultimi sette anni, aggiornati a pochi giorni fa, da cui è possibile farsi una prima idea. Si parla di denaro liquidato da Roma per ricorsi inoltrati e vinti in via definitiva, per cui a giorni passati per errore dietro le sbarre si tenta di riparare con una somma che per ogni caso corrisponde in media a 32 mila euro.

Dal 2005 a oggi, gli oltre 1.400 ricorsi vinti in Sicilia sono costati quasi 47 milioni di euro; la media è di 193 ingiuste detenzioni riconosciute l’anno, per 6,2 milioni di euro. Il 2007 è stato l’anno in cui si è avuto il minor numero di importi liquidati (118 per 3 milioni), è del 2005 il picco più alto (270 per 8,2 milioni). Negli ultimi anni, sembra che ci sia stata una stabilizzazione nei dati sui 7 milioni, per 200 casi e un rimborso medio di 35 mila euro. E i dati parziali sui primi quattro mesi del 2012 non sono incoraggianti: quasi 3 milioni già liquidati per 69 istanze accolte. In proiezione, se i dati dovessero rimanere costanti, ci si manterrebbe sui 200 casi annuali, ma con un esborso di quasi 43 mila euro a risarcito per un totale di quasi 9 milioni.

Il dettaglio per le quattro Corti d’Appello siciliane sul 2011 apre altri scenari. A Catania e Palermo si sono definite il maggior numero di istanze, a Messina ne sono rimaste pendenti 134 per il 2012. È questo forse uno dei problemi più gravi: ogni anno rimangono in sospeso troppe richieste, che poi rischiano anche di finire in prescrizione, che è di appena due anni. “Questo limite ci sembra assurdo – ha dichiarato a ‘il Venerdì’ de ‘la Repubblica’ il fondatore dell’Associazione nazionale vittime errori giudiziari, Gabriele Magno –. Vogliamo che sia sostituito con la clausola in ogni tempo, per dare modo a chiunque di rivalersi”. L’ultimo dato su cui si può riflettere è l’entità dei 10 rimborsi già disposti dalla Corte d’Appello di Caltanissetta nei primi quattro mesi del 2012: quasi 55 mila euro a vittima.

Il dibattito politico recente ha messo in evidenza il tema, con la proposta di introdurre la responsabilità civile per i magistrati (se ne parla nell’intervista a parte), ma sempre l’avvocato Magno evidenzia una situazione più complessa: “In base alla mia esperienza – ha spiegato a Francesco Viviano de ‘il Venerdì’ – la responsabilità è del giudice nella metà dei casi, per il resto è di noi avvocati: per i ricorsi presentati in ritardo, le scelte difensive sbagliate o gli errori procedurali”.

L’intero argomento, quindi, va trattato con delicatezza proprio perché non è questione di trovare un colpevole, ma di migliorare l’efficienza dell’intero comparto giudiziario, dalle indagini alla detenzione, senza ingerenze, in modo da ridurre al minimo gli errori che condizionano la vita degli innocenti.

 

PALERMO – Ci vogliono investimenti: anche il garante per la tutela dei diritti fondamentali dei detenuti in Sicilia, Salvo Fleres, riconosce che i dati sull’ingiusta detenzione concorrono ad appesantire il quadro delle carceri, che presentano molti altri problemi irrisolti e di cui l’amministrazione centrale, a Roma, dovrebbe occuparsi con più efficacia.

Fleres, catanese, 56 anni a giugno, è senatore dal 2008, eletto nelle fila del PdL e poi passato a Forza del Sud. Ex assessore e parlamentare regionale, è garante dal 2006, quando questa figura è stata istituita dall’Ars.

“Poiché i casi di ingiusta detenzione – spiega al QdS –, purtroppo, si moltiplicano e le carenze di organico di magistrati e personale di cancelleria rischiano di rendere ancora meno certa l’azione giudiziaria, sarebbe opportuno introdurre alcune modifiche di legge che favoriscano le pene alternative e, nei casi più gravi, aumentino l’indennizzo, prevedendo anche la responsabilità civile dei magistrati, in atto in discussione al Senato. I dati sulla ingiusta detenzione, ma soprattutto i frequenti casi di malagiustizia, si sommano alle condizioni di invivibilità delle strutture penitenziarie italiane”.

Il quadro, quindi, è ben più ampio e variegato, ma ha una conseguenza chiara: l’aumento dei costi per la pubblica amministrazione. “È per questo che – conclude il senatore –, intervenendo al Senato, ho fatto presente al ministro Severino che se l’amministrazione della giustizia non investirà risorse per migliorare le strutture penitenziarie, accelerare il processi, evitare l’ingiusta detenzione, sarà costretta ad investire in risarcimenti, e non con cifre di poca entità”.

dal Quotidiano di Sicilia, p. 7

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