Scordia Store a nome di Basilotta

La Regione continuerà a dar via libera ai colossi che strozzano l’economia delle piccole e medie attività commerciali o il mese prossimo cambierà qualcosa? Ormai è chiaro che gli interessi che stanno dietro i centri commerciali sono legati molto di più alla speculazione di provenienza perlomeno dubbia, se non facilmente assimilabile alla mafia. La denuncia sugli interessi dietro lo Scordia Megastore del consigliere e del segretario provinciali di Rifondazione Comunista Valerio Marletta e Pierpaolo Montalto, arrivata a metà dicembre, ha avuto qualche effetto.

«Qualche anno fa il Consiglio comunale di Scordia – avevano dichiarato Montalto e Marletta durante la conferenza a dicembre – aveva votato in favore del Progetto di variante allo strumento urbanistico: cambio di destinazione d’uso senza aumento di cubatura da uso industriale ad uso commerciale del capannone dell’ex Copeca utilizzato per la lavorazione di agrumi in via Matteotti, progetto presentato dalla ditta Scordia Megastore, mandataria del progetto, e che ha acquisito con atto preliminare la disponibilità delle aree dalla Fratelli Basilotta Immobiliare. La sede legale della Scordia Megastore è a Giarre in via A. Damiani Lanza n. 18, la stessa dei Fratelli Basilotta. Chiediamo con forza alla magistratura di indagare sui vecchi e nuovi tentativi di infiltrazione mafiosa nel grande affare dei centri commerciali».

La Fratelli Basilotta Immobiliare è legata a Vincenzo Basilotta, l’imprenditore già condannato in appello a cinque anni per concorso in associazione mafiosa. E quindi i dubbi di infiltrazione mafiosa sono più che forti. Com’è finita? La conferenza dei servizi è stata rinviata al 6 febbraio, mentre l’appello alla magistratura non ha ancora prodotto nulla di concreto. «È vero che in venti giorni è difficile vedere degli esiti – ci dice Pierpaolo Montalto – ma lo slittamento della conferenza dei servizi ci dà un primo sentore, sappiamo che nel percorso qualcosa si muove e comunque la gente è stata informata. La denuncia ha prodotto degli elementi di interesse, ma ora speriamo che ci sia un’attenzione maggiore. Il vero luogo in cui raccoglieremo i frutti della denuncia è la sala consiliare, che è stata anche occupata prima della notizia del rinvio. Il decreto è arrivato dopo l’inizio dell’iter per la costruzione del Megastore, ma costituisce comunque un elemento che faremo valere».

Il decreto di cui si parla (del 24/06/2011) è stato varato dall’assessore regionale alle attività produttive, Marco Venturi, e ha comportato una riduzione della superficie virtualmente autorizzabile per i nuovi insediamenti della grande distribuzione organizzata dal 50% al 10%. Il trucco è che chi ha già presentato la domanda prima dell’entrata in vigore del decreto ha la possibilità di completare l’iter: nel caso di Scordia, la conferenza dei servizi ha quindi il via libera per votare se il centro commerciale si farà o meno.

La procedura per la presentazione del progetto passa sempre dal Comune di riferimento, che a sua volta lo presenta alla Regione, che convoca la conferenza dei servizi. Quest’ultima si svolgerà presso il comune del centro del calatino e coinvolgerà quattro componenti che hanno diritto di voto (la Provincia, il Comune, la Regione e la camera di commercio), più altri enti che possono esprimere la loro opinione ma non votare (le associazioni di categoria e i comuni limitrofi, ad esempio). Per approvare il progetto ci vuole la maggioranza e, a parità di voti, la preferenza della Regione ha più peso.

E qui sta una grande contraddizione: la Regione, malgrado abbia promulgato il decreto che limita i centri commerciali, può anche votare a favore, anche perché si decide su un progetto presentato prima del decreto. Tutto questo avviene malgrado gli indizi degli interessi di Vincenzo Basilotta per quest’ennesimo centro che continuerebbe a ingolfare un mercato già saturo, più che in ogni altra città italiana.

«Avevamo già votato contro prima di sapere che dietro potesse esserci Basilotta – ci dice Pietro Agen, presidente della camera di commercio di Catania. – A Scordia e Motta abbiamo eccepito che i dati su cui si basavano i progetti erano falsi: si erano “dimenticati” di alcuni centri commerciali presenti nei dintorni, più vicini dei limiti stabiliti dalla legge. Tutti questi progetti che comportano una variante urbanistica comportano la promessa di posti di lavoro, i lavori di sbancamento, i terreni che da agricoli diventano commerciali… Un insieme di interessi che ci deve fare riflettere. La mafia non è più delinquenza: è speculazione».

Da Sud anno 2, n. 12, 1° febbraio 2012, p. 14.

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